Giulietta Lanteri, il medico che ha provocato la società argentina

Il fatto è che se non le fossero state dedicate una stazione della linea h del metrò e una strada in Puerto Madero nessuno saprebbe che è esistita. In effetti, intenzionalmente volevano farla sparire dalla storia argentina e convertirla in un’altra “desaparecida” ma non ci sono riusciti. Grazie al lavoro di alcune ricercatrici storiche, che hanno indagato, frugato nelle biblioteche, cercato riviste e giornali del suo tempo, Giulietta con il suo vestito bianco continua a essere un punto di riferimento, una luce, un faro, per ogni donna che desidera l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna. Se si cerca in Google, “Fondazione del Partito Femminista Argentino” si trova subito la notizia che è stato fondato da Eva Peron nella decade del ’40, frugando ancora un po’ compare il nome di Giulietta Lanteri tra le anticipatrici del femminismo. Niente di più inesatto, il Partito femminista Argentino è stato fondato nel marzo 1919 da Giulietta Lanteri, nel corso di un’assemblea in cui è stata nominata segretaria generale del Comitato del partito femminista nazionale la sig.ra Adela García Salaberry, che fino allora era stata collaboratrice della Rivista femminista Nuestra Causa. Ma perché volevano cancellare ogni traccia di questa donna? Prima di tutto perché con la sua intraprendenza, la sua audacia minava i valori maschilisti della società del suo tempo poi perché le doti della forza e del coraggio, in Argentina, dovevano essere prerogative di una sola donna: Eva Peron. Nessuno può negare i meriti di Eva però è giusto ricordare anche quelli delle lottatrici che l’hanno preceduta e le hanno segnato la strada.

Giulietta ha fatto della lotta uno stile di vita, ha combattuto molto, ha avuto soddisfazioni e delusioni ma non è riuscita a cambiare la situazione della donna. Ci sono voluti molti anni per migliorarla ma ancora adesso, quasi cent’anni dopo la sua morte, ci sono ancora molte mete da raggiungere per la completa parità con gli uomini.

Giulietta Lanteri era nata in il 22 marzo 1873 in Piemonte, a Piaggia, una frazione di Briga Marittima, che ora si chiama Le Briegue e dal 16 settembre 1947 è passata in Francia al confine con l’Italia.

E’ emigrata in Argentina all’età di sei anni con la  sua famiglia, che si è stabilita a La Plata.

L’ostinazione e la trasgressione intelligente l’hanno caratterizzata fin da giovane, non accettava di essere rilegata in casa ma voleva diventare medico. Ha scelto così di ottenere il diploma di Scuola Superiore nel “Colegio Nacional de La Plata”, che era maschile.  Non potendo frequentare la scuola ha studiato in privato, si è presentata a dare gli esami finali e li ha superati ed ha conseguito il titolo ansiato. Arrivato il momento dell’Università ha scelto medicina, dove ha messo in imbarazzo professori e compagni nelle lezioni di anatomia. Si è laureata nel 1906 con una tesi sui tumori ed è stata la sesta donna in Argentina a conseguire la laurea in Medicina. Nel 1907 ha cercato di iscriversi al master in malattie mentali ma è stata rifiutata perché straniera. Non si è persa d’animo, le difficoltà la stimolavano. Immediatamente ha rimediato alla difficoltà prendendo nel 1911 la cittadinanza argentina, prima di lei non l’aveva fatto nessuna. Intanto nel 1910 aveva organizzato con altre donne intraprendenti il Primo Congresso Internazionale Femminista, inaugurato il 18 marzo, nella sede dell’Unione Operai, in via Sarmiento al 1300, e svolto nella sede della scuola Presidente Roca. Appena ottenuta la cittadinanza argentina si è iscritta nella Camera elettorale, perché si era accorta che secondo la Legge 5098, sul voto, che per esercitare tale diritto bisognava essere maggiorenni, saper leggere e scrivere e superare un certo reddito. Il 23 novembre 1911 si è recata a votare nella chiesa di San Giovanni Evangelista, tra lo stupore di tutti. Il giorno dopo la Giustizia ha invalidato il suo voto ed ha aggiunto alla legge elettorale l’emendamento che per votare bisognava essere uomini.

Nel 1919, dopo aver fondato il Partito Femminista, si è presentata come candidata a deputato per il suo partito alle elezioni. Anche in questo caso l’astuta dottoressa si era accorta che esisteva un voto nella legge elettorale. La Costituzione Nazionale stabiliva che le donne non potevano votare ma non c’era scritto che non potevano essere elette. Lanteri ha ricevuto 1730 voti, tutti maschili.

C’è da dire che durante tutti i suoi anni di lotta la rivista Caras y Caretas e le altre dell’epoca la mostravano come un personaggio ridicolo e  con un atteggiamento di superiorità insinuavano  che lei e le altre femministe erano affette da uno strano virus.

Giulietta continuava a provocare e alla fine il 25 febbraio 1932, ai 56 anni è morta vittima di un incidente automobilistico. C’era già stato il golpe del ’30, i militari e la Liga Patriotica volevano cancellare ogni speranza di libertà delle decadi anteriori.

Edda Cinarelli