Elezioni italiane all’estero: in Argentina tante denunce che sanno di pregiudizio e delusione

Dal 2008, la seconda volta in cui noi Italiani all’estero abbiamo esercitato il nostro diritto di voto, sul risultato delle elezioni oltre confine ci sono stati sospetti di brogli. Veri o presunti l’idea che non fosse andato tutto sulla strada corretta c’è sempre stata. Il voto per corrispondenza si presta a irregolarità: postini che potrebbero raccattare i plichi per venderli, amici che li danno ad amici perché votino al loro posto, candidati e partiti disposti a comprare le buste, chi più ne ha più ne metta, di maniere di imbrogliare ce ne sono molte. Tant’è così che nel 2008 si è presentata una denuncia contro la vittoria di Esteban Caselli, eletto senatore per il PDL, Partito delle libertà, nella ripartizione Sudamerica.

La denuncia è stata sporta ma com’era prevedibile è finita in un cassetto. Il tema è rimasto però nell’aria e i sospetti sul voto sono aumentati come fa una valanga man mano precipita sul fianco di una montagna, e ora tutti parlano di questo, tanto che in Facebook è nato il gruppo chiuso Brogli elettorali. In Uruguay il candidato dell’USEI, Stefano Casini, ha scritto una lettera, pubblicata da “Gente d’Italia”, intitolata Bidonate all’italiana, in cui denuncia una serie d’irregolarità accadute in quel paese, così come succede in quasi ogni angolo del mondo dagli USA alla Bulgaria, passando per la Gran Bretagna e la Germania.

In questo clima di sospetti e illazioni l’ex deputato Fabio Porta, uno dei più seri e bravi deputati eletti all’estero, con il suo partito il Pd, ha presentato un esposto alla Corte d’Appello di Roma per contestare l’elezione di Adriano Cario, eletto senatore con 21.000 preferenze, e vedere quindi da dove sia arrivata questa valanga di voti per il candidato a senatore vincente. Il punto è che nel 2008, quando si è scatenato un putiferio sull’elezione di Caselli a senatore,  di cui si è parlato molto sui media, l’on. Porta e il Pd hanno taciuto, non hanno seguito la richiesta di chiarimento di cui avevano bisogno la società e gli elettori e hanno preferito guardare da un’altra parte. Probabilmente sarà successo perché Porta era stato nominato deputato e forse della nomina di un senatore per il Sudamerica non gliene importava niente a nessuno. D’altra parte, sempre dal 2008, lo stesso Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) ha elevato moltissime richieste e proposte per dare più sicurezza al voto e Porta, che non era solo parlamentare, ma dal 2013, è stato presidente del Comitato per le questioni attinenti agli italiani all’estero, non ha mai preso il tema a petto e non ha mai presentato un disegno di legge o mozione riguardo la questione.

In questa contingenza anche Merlo, neo senatore eletto e, prima per due volte deputato, sembra preoccupato per l’accaduto. In effetti, in questo clima di sospetti generalizzati indirettamente anche lui ci perde, senza pensare che il Maie era il movimento più forte in Sudamerica ed ora con la perdita di un deputato si è indebolito di fronte all’avanzata del ciclone USEI.

Adesso sembra che per il Pd, per il Maie, per Forza Italia, per il M5s  una modifica della Legge Tremaglia sia necessaria, ma perché proprio ora? Perché il PD al governo negli ultimi cinque anni non se n’è occupato prima? Non sarà perché pensava di vincere e invece non c’è riuscito, sta invece facendo acqua dappertutto,  in Italia, in Sud America e si salva nei paesi europei. Non ci sarà sotto solo la delusione di aver perso un suffragio elettorale? Porta avrà agito per rabbia, perché  pensava che avrebbe vinto e invece non c’è riuscito?

E se Cario, un giovane sconosciuto, senza passato politico, avesse vinto senza brogli e tutto questo chiasso fosse dovuto solo a pregiudizi? Bisognerebbe calmarsi e cercare di fare ordine in questa ingarbugliata faccenda. Ci si renderebbe allora conto che i fratelli Cario hanno ereditato dal padre, Gaetano, un’organizzazione forte, ramificata in tutta la collettività italiana, che conta su un esercito di ragazzi, andati casa per casa a orientare i connazionali.

Un amico, Luigi Pallaro, mi ha detto che fare politica è come giocare d’azzardo e allora perché non pensare che Adriano Cario ha vinto questa partita per un colpo di fortuna sommata alla  rendita del lavoro compiuto da suo padre Gaetano, che era uno degli uomini più in vista della collettività?

Edda Cinarelli