E’ morto Quino, il disegnatore argentino padre di Mafalda

E’ morto in Argentina Joaquín Salvador Lavado, conosciuto in tutto il mondo come Quino, disegnatore del celebre personaggio di Mafalda, la bambina contestatrice e polemica protagonista delle sue strisce. Considerato l’umorista in lingua spagnola più tradotto al mondo, si è spento a Mendoza, dove era nato nel 1932 e dove era tornato nel 2017 dopo la morte della moglie Alicia.

Veniva da una famiglia di immigrati spagnoli originari di Malaga, e rimase orfano di padre a 14 anni. Aveva fin dal piccolo coltivato la passione per il disegno grazie a uno zio che faceva il grafico, e pubblicò le sue prime vignette negli anni Cinquanta (poi raccolte nel libro Mundo Quino). Mafalda invece nacque tra il 1962 e il 1963. Quino l’aveva ideata per la pubblicità delle lavatrici Mansfield, ma il committente non apprezzò i disegni. Così la piccola Mafalda restò nel cassetto fino al 1964, quando fece la sua comparsa sulle pagine del giornale di Buenos Aires Primera plana, per poi passare al quotidiano El Mundo l’anno successivo. Gli albi delle sue strisce, realizzati a partire dal 1966 in Argentina e tradotti in più di trenta lingue negli anni successivi, hanno venduto milioni di copie (ln Spagna, a inizio anni Settanta, le sue storie furono censurate dal franchismo). In Italia apparve nel 1968, in un’antologia di Feltrinelli con testi letterari e disegni umoristici che si intitolava Il libro dei bambini terribili per adulti masochisti. Bompiani pubblicò poi il primo albo, col titolo Mafalda la contestaria: la prefazione era di Umberto Eco.

Mafalda era diventata anche un personaggio cinematografico: con un film argentino di 75 minuti, di cui Quino si era dichiarato non soddisfatto, poi con due serie d’animazione. Tuttavia, l’enorme popolarità della sua eroina non impedì a Quino, nel 1973, di farla finita con la sua bambina geniale (e con la banda di personaggi che la circondava, incluso l’idealista Felipe, il suo preferito), dedicandosi ad un altro genere di vignette, dalla vena sofisticata e politica, che sarebbero state pubblicate negli anni Novanta sul supplemento domenicale dello spagnolo El País e che sarebbero confluite in volumi come Quinoterapia e Quanto è cattiva la gente (editi in Italia, come le strisce di Mafalda, dall’editore Salani).

Dagli anni Settanta, allontanandosi dall’Argentina in mano alla dittatura di Videla, aveva vissuto a Milano e in seguito anche a Madrid e Parigi, prima di rientrare in patria con la moglie Alicia.

Scriveva Eco nel 1969, dopo aver messo a paragone Mafalda con Charlie Brown, che la ragazzina di Buenos Aires era  un “eroe del nostro tempo”: “non sembri questa una qualifica esagerata per il piccolo personaggio di carta e fumo che Quino ci propone. Nessuno ormai nega che il fumetto sia (quando raggiunge alti livelli di qualità) una spia del costume: e in Mafalda si riflettono le tendenze di una gioventù irrequieta, che qui assumono l’aspetto paradossale di un dissenso infantile, di un eczema psicologico da reazione ai mass media, di un’orticaria morale da logica dei blocchi, di un’asma intellettuale da fungo atomico. Siccome i nostri figli si avviano a diventare – per nostra scelta – tante Mafalde, non sarà allora imprudente trattare Mafalda col rispetto che merita un personaggio reale”.

Daniel Jorge Divinsky, storico editore argentino, che pubblicava gli albi di Quino fin dagli esordi, ha così commentato la sua scomparsa: “Lo piangeranno tutti gli uomini buoni, in Argentina e nel mondo”.

Lara Crinò (pubblicato da La Repubblica il 30/09/2020)

Fonte https://www.repubblica.it/robinson/2020/09/30/news/e_morto_quino_il_disegnatore_argentino_padre_di_mafalda-269012337/?fbclid=IwAR2vWNg9t5nUjxj1ZUiQB3o6aW2w2LWFZSUVnip0WdaDIHchxwVi2cxtN8c