Dal mese prossimo a Buenos Aires gli appuntamenti per la ricostruzione della cittadinanza si prenderanno via WhatsApp

Il 15 maggio nel sito web del Consolato Generale d’Italia in Buenos Aires è stata pubblicata la notizia che dal prossimo mese di giugno, in data che sarà comunicata quanto prima, sarà avviata, in via sperimentale un nuovo modo di prenotazione degli appuntamenti per la RICOSTRUZIONE della cittadinanza. Il nuovo sistema prevede l’uso dell’applicativo di videochiamata “WhatsApp”. Saranno presto resi noti i due numeri telefonici di riferimento, abilitati a tale nuovo servizio.

L’interessato dovrà fare la chiamata personalmente: il servizio è personale e intrasferibile a familiari o terzi. Al momento della videochiamata, requisiti indispensabili per procedere con la prenotazione saranno:

1) Il possesso di un DNI aggiornato che dimostri la residenza nella circoscrizione consolare da almeno sei mesi, e che consenta l’identificazione dell’utente chiamante;

2) Un profilo di Prenota Online già creato e valido. L’assenza di uno di questi requisiti renderà impossibile procedere con la prenotazione.

Gli appuntamenti verranno assegnati unicamente nella fascia oraria giornaliera di operatività del whatsapp, che verrà presto comunicata. In nessun caso, nel corso della videochiamata l’operatore potrà rispondere a richieste di
chiarimento o dubbi sul procedimento e sulla documentazione necessaria. Si precisa che allo stesso numero telefonico potrà essere abbinato un unico turno di prenotazione: in altre parole lo stesso numero telefonico potrà essere utilizzato per un’unica prenotazione e un’unica volta.

Per i turni di cittadinanza riservato ai “Figli diretti Maggiorenni” di cittadini italiani, continuerà a essere operativo il sistema Prenota Online, con le norme e tempistiche già note.

E’ chiaro che l’adozione di questo nuovo procedimento per l’ottenimento di un appuntamento per il riconoscimento della cittadinanza è il colpo di grazia che il Consolato Generale di Buenos Aires sferra alla mafia degli appuntamenti nella guerra che i due contendenti, mafia e rappresentanti dello Stato Italiano a Buenos Aires, hanno intrapreso già da abbastanza tempo. La prima per continuare a lavorare e fare sempre più cassa i secondi per riportare la situazione nella legalità. Lo scontro ha avuto vari round, con risposte sempre più dure, e in escalation da entrambe le parti. Una delle decisioni prese alcuni mesi fa dal Consolato Generale è stata quella di sospendere gli appuntamenti presi dallo stesso computer o cellulare, riconoscibili per il numero IP, infatti, ogni computer o mobile ce ne ha uno specifico facilmente identificabile. A questa stancata la mafia ha risposto facendosi prestare i cellulari dai loro clienti e agendo da strumenti sempre diversi e non riconducibili a una stessa fonte. A questo punto il Consolato sferra la battaglia finale: la video conferenza individuale, nel corso della quale il richiedente appuntamento lascerà il suo numero di WhatsApp con relativa foto.

Sembra proprio il provvedimento azzeccato per risolvere il problema. Resta da vedere se in questa corsa per combattere la mafia non si continuino a limitare gli accessi ai diritti sanciti dalla Costituzione Italiana. Diritti la cui accessibilità è diventata sempre più difficile durante gli anni. Prima bisognava fare delle lunghe code per arrivare di fronte all’impiegato preposto, ma alla fine ci si arrivava e gli aspiranti utenti avevano la soddisfazione di poter interloquire con una persona di carne e ossa cui porre delle domande e ricevere delle risposte. Poi è stato introdotto il programma via online e bene o male l’accesso al diritto è diventato sempre più difficile perché non tutti hanno familiarità con la tecnologia.

Ora c’è la video conferenza, bisogna vedere se le persone anziane sapranno come gestire questo problema. L’ideale sarebbe che fossero assunti più impiegati per accompagnare i richiedenti la cittadinanza, ma questo si sa che non sarà possibile visto che il governo italiano non vuole sapere quasi nulla degli italiani nel mondo, probabilmente perché non ci considera una riserva ma un peso. A ogni modo chapeau al Console Generale e a tutti i suoi collaboratori per la volontà manifestata di difendere l’accessibilità a un diritto sancito dalla Costituzione italiana, per cui la cittadinanza è Ius Sanguinis.

Edda Cinarelli

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