Commenti sulla lettera dell’On. Sangregorio al Sen. Ricardo Merlo

Ho letto attentamente la lettera che l’On. Sangregorio ha scritto al Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri Ricardo Merlo, e dopo averci pensato sopra, ho deciso di scrivere le mie riflessioni. Innanzitutto manifesto la mia completa adesione alle richieste di Sangregorio. Il deputato, infatti, inizia la sua lettera sollecitando al senatore che si adoperi per attuare misure destinate a migliorare i servizi consolari. Suggerisce per esempio di far riaprire il Consolato a Montevideo, dove c’è una collettività italiana di 120mila persone e pratiche in giacenza da nove anni.

Dà poi l’idea a Merlo di operarsi per dare più autonomia ai viceconsolati onorari, eventualmente con l’invio di personale  MAE per i casi dove le pratiche superino le trentamila unità. Il suggerimento è l’indicato  perché questi impiegati possono firmare i documenti e smaltire quindi le pratiche.

Sempre dal punto di vista di un più effettivo espletamento delle pratiche consolari, scrive che bisognerebbe mettere i Consolati nelle condizioni di assumere più contrattisti. E’ a questo punto che mi permetto di fare un commento, in quanto penso che il Ministero degli Affari Esteri  debba rivedere completamente l’impostazione sugli impiegati della rete consolare. Da una parte, c’è il personale MAE, che ha la possibilità di far carriera, di spostarsi, formato da impiegati volenterosi, però senza nessuna esperienza sul territorio. Quest’ultima competenza se la fanno lavorando in loco, ma quando l’ acquisiscono, vengono o rimpatriati o trasferiti in un’altra sede.

Negli stessi uffici ci sono i contrattisti, persone con la preparazione adeguata alle necessità del luogo, spesso plurilaureate e vincitrici di concorsi, padrone del campo, conoscono il territorio e le sue necessità, però è un personale con grosse limitazioni, senza possibilità di decisione e di fare carriera. Bisognerebbe quindi provvedere alla loro riqualificazione e motivazione dandogli delle prospettive di lavoro molto più ampie delle attuali. Questo si potrebbe ottenere con concorsi interni al MAE, come succedeva prima, ma soprattutto con una visione più meritocratica e integrativa del lavoro consolare.

Un altro problema, che nessuno vede perché non lo conosce, è quello dei “digitatori”. Anche in questo caso si tratta di persone molto qualificate, la cui prestazione non è dovutamente riconosciuta e che sono quasi dei paria all’interno dei vari uffici consolari.

Termino augurando al sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri, sen. Merlo, e a tutta la sua squadra, composta da italo argentini, partiti quindi da una posizione similare a quella di questi impiegati, di riuscire, piano piano, a migliorare la situazione nel suo complesso, cosciente che non è facile per nulla.

L’On. Merlo ha dimostrato con la sua carriera politica di saper dialogare e di essere un eccellente tessitore, gli auguro pertanto di riuscire nel duplice fine: di ottenere un più veloce espletamento delle pratiche consolari e di soddisfare le necessità dell’organico dei Consolati.

Edda Cinarelli