Ci ha lasciati Antonio Pujia, uno tra i più apprezzati scultori argentini. Era italiano.

Domenica mattina, Sandro Pujia ha pubblicato sui social la notizia della morte del padre, Antonio Pujia, e l’informazione ha immediatamente sorpreso amaramente gli amici e ammiratori dello scultore. Purtroppo e inevitabilmente ci stanno lasciando tutti i grandi italiani che venuti da bambini nel dopoguerra, si sono distinti per il loro lavoro in varie discipline.

Il caso di Antonio Pujia è simile a quello di Clorindo Testa, entrambi erano nati in Italia, ma hanno sviluppato la loro carriera in Argentina pertanto sono considerati artisti argentini. Avevano molti punti in comune, tra i tanti la dolcezza e la sensibilità sociale. Pujia è stato uno dei più grandi scultori argentini, era un uomo squisito, dolce, allegro, preparato e soprattutto conservava l’umiltà della persona semplice, cioè il successo non gli aveva dato alla testa. Le sue sculture riflettevano la sua dolcezza. Alcune sono impressioniste, come la serie dedicata alle ballerine di danza classica, altre surrealiste ma tutte avvolte da un’aureola poetica, persino quelle di denuncia sociale come la serie Biafra. Ha lavorato con diversi materiali: bronzo, argento, oro e marmo ed era un esperto nell’arte dell’incausto che consiste in impiegare la cera delle api per agglutinare i diversi elementi da usare nelle opere. Una tecnica molto conosciuta ed applicata dagli antichi egiziani.

Era nato in Calabria a Polia nel 1929 ed era arrivato in Argentina, nel 1937 con la madre e la sorella, per riunirsi con il padre che li aveva preceduti nel 1931. Il passaggio da un paese calabrese a Buenos Aires non era però stato indolore. Aveva 8 anni e l’ hanno subito iscritto nelle scuole Elementari. Non sapeva lo spagnolo, e come è accaduto a molti figli di immigranti, in un primo momento, è stato isolato dai compagni, messo in un angolo. Lui intanto disegnava. Una maestra si è accorta del suo talento ed ha mostrato ai compagni di classe i disegni di Antonio e il disegno è diventato il suo strumento di comunicazione. Il disegno, la pittura e la scultura sono stati la sua maniera di espressione e di realizzazione personale durante tutta la vita. Ha ottenuto il titolo di professore di Disegno nella scuola Pueyrredón e di professore di Scultura nella “Escuela Superior Ernesto de la Cárcova”.

Ha studiato in seguito negli studi di grandi artisti tra cui Fioravanti, che l’ha spinto a presentarsi nel 1956 ad un concorso organizzato da Hector Basaldùa, nel Teatro Colón, concorso che ha vinto e l’ha convertito nello scultore scenografo del teatro. Ci ha lavorato 15 anni fino a quando ha deciso di dedicarsi esclusivamente al suo studio di artista. Ha vinto innumerevoli premi che l’hanno portato ad essere conosciuto internazionalmente. Nel 1983 con il ritorno della democrazia ha realizzato per commissione una medaglia in commemorazione dell’assunzione del Presidente Alfonsín.

Edda Cinarelli