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Alfredo Cospito, chi è e cosa rischia l’anarchico in sciopero della fame

Alfredo Cospito, l’anarchico recluso nel carcere di Bancali a Sassari, è da cento giorni in sciopero della fame per protestare contro il regime di 41 bis al quale è sottoposto e le sue condizioni continuano ad aggravarsi. Proprio al caso Cospito potrebbero essere legati i due attacchi alle sedi diplomatiche italiane di Berlino e Barcellona. Gli inquirenti propendono per la pista anarchica, a poche settimane dall’attentato  contro Susanna Schlein, numero due dell’ambasciata italiana ad Atene, rivendicato dagli anarchici greci.

Due giorni fa, Cospito è stato visitato nell’infermeria del carcere dalla dottoressa Angelica Milia, che ha certificato il suo stato di salute precario: “Tutti i valori sono in calo e c’è rischio di edema cerebrale. Siamo in una situazione in discesa, una situazione rischiosa per la sua vita”, ha spiegato la cardiologa. “Ieri mentre faceva una doccia – ha aggiunto Milia – Cospito è caduto a terra e ha sbattuto la faccia, si è rotto il naso ed è stato portato al pronto soccorso”.

L’udienza anticipata

Viste le sue precarie condizioni di salute, ieri è stato deciso di anticipare di un mese e mezzo, al 7 marzo, l’udienza in Cassazione sul ricorso contro l’applicazione del carcere duro presentato dalla difesa di Cospito. Il suo avvocato difensore, Flavio Rossi Albertini, aveva depositato un’istanza, legata proprio alle condizioni di salute del detenuto, dopo che i Supremi giudici avevano inizialmente fissato l’udienza al 20 aprile, cioè tra quasi tre mesi. “Ma tra tre mesi – aveva detto la dottoressa Milia – l’anarchico sarà morto”.

Chi è Alfredo Cospito

Alfredo Cospito è detenuto da oltre 10 anni. Nel 2014 è stato condannato a 10 anni e 8 mesi per aver gambizzato nel 2012 l’ammistratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, atto rivendicato dalla sigla Nucleo Olga Fai-Fri, Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale. Cospito è accusato anche di aver piazzato due ordigni a basso potenziale vicino alla Scuola allievi carabinieri di Fossano (Cuneo), nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2006. L’esplosione dei due ordigni non ha causato vittime né feriti.

Nato a Pescara nel 1967, Cospito è il primo caso di un anarchico al 41 bis, una disposizione introdotta nell’ordinamento penitenziario italiano con una legge nel 1986 come strumento di contrasto alle mafie. Dal 20 ottobre scorso è in sciopero della fame: dopo sei anni in regime di alta sicurezza, dall’aprile 2022 gli è stato applicato il 41 bis e la sua condizione carceraria è molto peggiorata.

I motivi del carcere duro

La decisione è motivata sulla base degli scambi epistolari che Cospito ha intrattenuto con altri anarchici durante la sua detenzione. I magistrati torinesi hanno ritenuto che, attraverso le lettere, Cospito mantenesse i legami con la sua organizzazione di riferimento.

I pm di Torino hanno avviato un’indagine che ha portato a un procedimento nei confronti degli appartenenti alla Fai per i reati compiuti tra il 2003 e il 2006. Cospito è stato identificato come “capo e organizzatore di un’associazione con finalità di terrorismo” e condannato a 20 anni di reclusione in primo e secondo grado. Lo scorso mese di luglio, la Cassazione ha riformulato le accuse nei suoi confronti: strage contro la sicurezza dello Stato, reato che prevede l’ergastolo ostativo, cioè il “fine pena mai”.

Fonte: Alfredo Cospito, chi è l’anarchico in sciopero della fame – la Repubblica

Porta e Ferrari sulla cittadinanza italiana ai discendenti trentini

“Le nostre preoccupazioni per i ritardi nella definizione delle domande per il riconoscimento della cittadinanza italiana presentate dai discendenti trentini in base alla legge n. 379 del 14 dicembre 2000 trovano una conferma nella risposta del Sottosegretario all’Interno, On. Wanda Ferro” – così i deputati Fabio Porta e Sara Ferrari firmatari dell’interrogazione del 18 novembre scorso.

“Dal 2003 al 2022 il Sottosegretario conferma che sono state definite 40.137 domande e che le istanze in fase istruttoria sono ancora circa 400, corrispondenti approssimativamente a 2.200 richiedenti. A queste vanno aggiunte le istanze pervenute direttamente dalle rappresentanze consolari a mezzo posta elettronica certificata e non ancora registrate al sistema informatico per le quali – sottolineano i deputati del PD – non sono stati forniti riferimenti e dati specifici”.

“Nella risposta del governo viene precisato che nel biennio 2020/2021 vi è stato un ulteriore rallentamento della trattazione delle pratiche dovuto all’epidemia da Covid 19 e alla diminuzione delle unità lavorative in seguito al passaggio in stato di quiescenza e al blocco del turn over. Il Sottosegretario Ferro rassicura tuttavia che i tempi di esame delle domande sono in costante miglioramento anche con il ricorso al coinvolgimento della Commissione interministeriale istituita presso la Direzione centrale per i diritti  civili,  la  cittadinanza  e  le minoranze del Ministero dell’interno e incaricata dell’esame congiunto delle istanze complesse, come noi stessi abbiamo più volte ed in diverse occasioni richiesto. Non possiamo che augurarci, a distanza di vent’anni dall’entrata in vigore di una legge dello Stato, che i miglioramenti annunciati dal governo si traducano in fatti concreti rispondendo alle giuste aspettative dei cittadini”, così i deputati Porta e Ferrari.

Concluso in Argentina il VII vertice e sodalizio Fernandez-Lula

Il 2023 – anno che promette di essere politicamente intenso in Argentina, considerate le elezioni presidenziali che si terranno nel secondo semestre – è iniziato con il VII Vertice CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi) ospitato a Buenos Aires il 24 gennaio. Il Vertice – insieme all’incontro con il Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva – ha offerto al Presidente Alberto Fernandez l’occasione non solo per consolidare la sua immagine di statista ma anche per elevare la propria postura a quella di grande leader della sinistra latinoamericana, in un tentativo di allontanarsi dall’ingombrante presenza della Vice Presidente Cristina Kirchner e di competere con lei sul suo stesso terreno.

Al Vertice CELAC hanno partecipato 33 delegazioni, di cui 14 guidate da Capi di Stato e di Governo (assente il Segretario Generale dell’OSA Luis Almagro, non invitato da Fernandez, mentre hanno inviato messaggi video il messicano Andres Manuel Lopez Obrador e il venezuelano Nicolas Maduro, con quest’ultimo che ha cancellato all’ultimo la sua partecipazione a causa di un’asserita “imboscata” ai suoi danni “da parte dell’ultradestra”, a seguito della denuncia presentata dalla Presidente del PRO Patricia Bullrich ed era presente quale ospite anche il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Fernandez ha inaugurato i lavori dando il bentornato al Brasile, che aveva sospeso la partecipazione alla CELAC durante la Presidenza di Bolsonaro, e ha posto l’accento sulla necessità di lavorare insieme per unire la regione latinoamericana e caraibica e affrontare le “mancanze” del sistema economico emerso dalla globalizzazione. Un altro passaggio è stato dedicato all’esigenza di proteggere la democrazia, messa a repentaglio da una “destra recalcitrante e fascista” che minaccia “ciascuno dei nostri popoli”. Fernandez ha proseguito con una difesa dei regimi di Cuba, Nicaragua e Venezuela (“tutti i qui presenti sono stati scelti dai propri popoli”), e ha reiterato la consueta condanna dell’embargo e delle sanzioni occidentali contro L’Avana e Caracas.

A seguire, il Ministro degli Esteri Santiago Cafiero ha ripercorso le attività svolte dell’Argentina durante la Presidenza pro-tempore della CELAC iniziata il 7 gennaio 2022, illustrando cinque aree tematiche di interesse prioritario per l’organizzazione: politiche sanitarie, del lavoro e sociali; scienza e tecnologia; cooperazione ambientale e gestione del rischio di calamità; cultura e istruzione; emancipazione femminile. Cafiero ha anche dedicato attenzione all’attività extra-regionale della CELAC, che sotto la gestione di Buenos Aires si è avvicinata alla Cina, all’India, all’Unione Africana e all’Unione Europea. Sullo slancio del lavoro svolto, il Cancelliere ha poi dichiarato che il 17 giugno Buenos Aires ospiterà un Vertice del Mercosur e, il 27 luglio, si terrà a Bruxelles un Vertice CELAC-UE.

Da segnalare, nel successivo dibattito, le critiche del Presidente uruguayano Luis Lacalle Pou contro Cuba, Nicaragua e Venezuela (“qui ci sono Paesi che non rispettano la democrazia né i diritti umani”) e la sua avvertenza sul rischio di “ideologizzazione” del summit, il riferimento alla diaspora venezuelana da parte del Presidente paraguaiano Mario Abdo Benitez, l’appello del Presidente cileno Gabriel Boric per la liberazione degli oppositori politici in Nicaragua e lo svolgimento di elezioni libere in Venezuela. I partecipanti hanno anche espresso preoccupazione per la situazione politica in Peru, senza tuttavia formulare un giudizio unanime.

In conclusione, dopo aver acclamato il Presidente di Saint Vincent e Grenadine, Ralph Everard Gonsalves, quale nuovo Presidente pro-tempore della CELAC, le delegazioni hanno adottato all’unanimità la Dichiarazione di Buenos Aires. L’ampio documento, suddiviso in 111 punti, tocca tutti gli aspetti di cooperazione tra i Paesi della regione. Tra di essi, vengono menzionati in particolare: la tutela della democrazia e il rispetto dei diritti umani; la sicurezza alimentare ed energetica; l’agevolazione del credito da parte delle istituzioni finanziarie internazionali a favore dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia; il cambiamento climatico; la transizione digitale; la lotta contro narcotraffico e corruzione; la fine dell’embargo contro Cuba; il dialogo tra governo venezuelano e opposizione. Si coglie inoltre l’occasione per segnalare la manifestazione di sostegno – mai espressa fino a oggi – da parte dei Paesi CELAC a favore della candidatura di San Carlos de Bariloche a ospitare l’Esposizione Universale specializzata del 2027.

Il Vertice CELAC è stato preceduto dalla prima visita all’estero del neo Presidente Lula, venuto a Buenos Aires nel bicentenario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche per rilanciare la relazione strategica con l’Argentina dopo la “parentesi” di Bolsonaro, facendosi anche portavoce di un messaggio di solidarietà delle sinistre latinoamericane contro l’avanzata delle destre nel continente.

Il 23 gennaio – giornata piena di impegni istituzionali e incontri con imprenditori e società civile (incluse le Madres e Abuelas di Plaza de Mayo) – Lula e Fernandez hanno presenziato alla firma di diversi accordi tra i Ministri di entrambi i Paesi. Tra di essi, in particolare: una lettera d’intenti per la produzione di veicoli militari IVECO “Guarani 6×6”; una dichiarazione congiunta in ambito sanitario per cooperare su uguaglianza di genere, diritti sessuali e riproduttivi, salute mentale; un programma per la collaborazione scientifica; un MoU tra i Ministri dell’Economia per l’integrazione economica e finanziaria che prevede una maggiore integrazione finanziaria, la riduzione delle barriere allo scambio di beni e servizi, l’agevolazione del commercio mediante l’implementazione di strumenti di finanziamento delle importazioni gestiti da istituti bancari garantiti dai rispettivi governi. Lula, Fernandez e il Ministro dell’Economia Sergio Massa hanno anche auspicato la creazione di una moneta unica tra Argentina e Brasile (“è qualcosa che accadrà”, ha detto Lula), eventualmente aperta anche alla partecipazione di altri partner, per agevolare l’interscambio all’interno del Mercosur e della regione. Il Presidente brasiliano ha poi manifestato il potenziale interesse del suo Paese a finanziare il gasdotto Nestor Kirchner per lo sfruttamento del gas di Vaca Muerta che, dopo aver raggiunto la Provincia di Buenos Aires, “se ci sarà l’interesse degli imprenditori e del Governo”, potrebbe essere esteso fino al Brasile. I due Presidenti hanno riconosciuto l’importanza del Mercosur, sottolineando la priorità di finalizzare l’accordo commerciale con l’Unione Europea, nonostante le preoccupazioni derivanti dalle “misure unilaterali protezioniste europee che possono sbilanciare l’equilibrio dell’accordo”. E’ stata anche richiamata la rivitalizzazione dell’organizzazione regionale UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), da cui Argentina e Brasile si sono ritirate nel 2018.

Al netto degli accordi siglati durante la visita, la presenza di Lula a Buenos Aires ha offerto soprattutto l’occasione per rinsaldare il sodalizio tra peronismo e Partido dos Trabalhadores, un’intesa – già registrata tra gli allora Capi di Stato Cristina Kirchner e Dilma Rousseff – che dovrebbe facilitare il rafforzamento delle relazioni tra Argentina e Brasile, appianando le divergenze createsi tra l’Amministrazione di Fernandez e quella di Bolsonaro. In conferenza stampa, Lula ha dato prova di grande sintonia con il suo omologo, chiedendo scusa al popolo argentino “per tutte le cattiverie e offese” dette dal suo predecessore (“un genocida”) contro Fernandez; una battuta prontamente raccolta da Fernandez stesso, secondo il quale “in Brasile è passato Bolsonaro e in Argentina Macri”. Analoga concordanza si è registrata nella condanna degli attacchi alle istituzioni brasiliane e nella difesa della democrazia, cui è stata assimilata – con un richiamo alle vicende giudiziarie della Vice Presidente Cristina Kirchner – l’importanza che il potere giudiziario sia indipendente, evitando che la giustizia venga usata come strumento di persecuzione politica.

Istituita in Argentina la nuova figura del rappresentante speciale per la politica estera femminista

Il Governo argentino ha istituito la nuova figura del Rappresentate Speciale per la Politica Estera Femminista, incardinata nel Ministero delle Relazioni Esterne, del Commercio Internazionale e del Culto con rango equiparabile a quello di Sottosegretario. L’iniziativa prevede anche lo stanziamento di maggiori risorse in ambito economico, culturale, diplomatico ed educativo, con l’obiettivo di rafforzare una politica estera volta a eliminare le discriminazioni contro le donne e a promuovere politiche di genere.

Il nuovo Rappresentante Speciale avrà il compito di interloquire con organizzazioni internazionali e altri partner sulle tematiche relative all’uguaglianza di genere, ai diritti delle donne e delle ragazze, promuovendo in particolare i programmi e le azioni intraprese dall’Argentina in materia, collaborando anche con le altre articolazioni della pubblica amministrazione nazionale.

L’incarico in oggetto è stato attribuito a Maria Cristina Perceval, originaria di Mendoza, filosofa, docente e politica peronista specializzata su temi di genere e diritti umani. Nel 2010 Perceval è stata nominata Sottosegretaria per la Promozione dei Diritti Umani del Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani, concentrandosi principalmente sui diritti dei più vulnerabili, tra cui la comunità LGBTQI+ e i migranti. Tra il 2012 e il 2015 è stata Rappresentante Permanente presso le Nazioni Unite a New York e, tra il 2016 e 2019, è stata Direttrice Regionale dell’UNICEF per L’America Latina. Nel 2022 – solo per pochi mesi – è stata anche Segretaria per le Politiche di Uguaglianza e Diversità del Ministero delle Donne, del Genere e della Diversità.

L’istituzione della figura sopra descritta conferma ulteriormente la nota attenzione che Buenos Aires dedica alla difesa e alla promozione dei diritti umani in ambito domestico e internazionale, un’impostazione che – dall’osservatorio dell’America Latina – colloca l’Argentina tra i Paesi più sensibili a questi temi.

Ritorno a Itaca: Il 2024 sarà l’anno del turismo delle radici

“La storia della nostra civiltà comincia con un viaggio di ritorno, un viaggio delle radici: quello di Ulisse che vuole più di ogni altra cosa ‘vedere il giorno del suo ritorno a Itaca’, alla sua radice prima”: con questo bellissimo e suggestivo ‘incipit’ del Professore Giuseppe Sommario si apre il primo capitolo del libro-ricerca sul turismo delle radici, appena pubblicato in Italia per raccogliere e presentare i risultati di una ricerca che nel corso dei difficili anni della pandemia ha coinvolto in tutto il mondo quasi venticinquemila persone, delle quali oltre diecimila hanno risposto alle numerose e articolate di un questionario volto a conoscere il profilo del potenziale “turista delle radici italiane nel mondo”.

“Scoprirsi italiani, i viaggi delle radici in Italia” è il titolo dell’interessantissimo volume scritto e curato da Delfina Licata, Giuseppe Sommario, Marina Gabrieli e Riccardo Giumelli, che oltre ad essere studiosi ed esperti di emigrazione italiana nel mondo sono anche i promotori dell’Osservatorio delle radici italiane, iniziativa nata nell’ambito delle attività del Tavolo tecnico istituito sul tema dal Ministero degli Esteri italiano.

La ricerca conferma e fornisce un ulteriore supporto alla tesi di quanti credono nello straordinario potenziale che potrebbe derivare dalle nostre grandi comunità residenti all’estero per lo sviluppo dell’Italia dei prossimi decenni, soprattutto per quanto concerne la rivitalizzazione delle aree interne e dei piccoli borghi. “I viaggi delle radici – scrive ancora Sommario – possono scrivere una pagina importante nella rinascita dell’Italia dell’osso: possono giocare un ruolo decisivo nel processo di ridefinizione del rapporti tra partiti, restati, e luogo d’origine”.

La ricerca arriva anche a quantificare questo potenziale; se il ‘target’ dei potenziali viaggiatori delle radici sono gli 80 milioni di italodiscendenti, oggi sarebbero almeno 24 milioni di persone in tutto il mondo che sarebbero pronte e disponibili a intraprendere il “viaggio della vita” nei prossimi anni. Un turismo intelligente e sostenibile, contrariamente a quello massificato e “mordi e fuggi” che spesso ha creato più problemi che soluzioni alle nostre città d’arte e alle stesse bellezze naturalistiche delle quali l’Italia è ricca. “Il turismo delle radici favorisce il desiderio, all’opposto, di culture of slow” come sostiene il Professor Riccardo Giumelli, che aggiunge trattarsi “di un turismo slow, non solo alternativa al turismo veloce, ma risposta agli stress della speed society”. Un turismo interiore, anzi identitario, che al tempo stesso, secondo gli autori del libro può essere l’artefice di una rinascita collettiva, in grado finalmente di promuovere quella necessaria riconciliazione tra le due Italie, quella dello stivale e quella che vive nel mondo grazie all’amore e alle “radici” delle generazioni di italiani nati fuori dai confini nazionali.

Un progetto lungimirante e ambizioso, quindi, che avrà successo se riuscirà a coinvolgere in Italia e nel mondo tutti coloro che a vario titolo sono da anni impegnati a valorizzare l’incommensurabile patrimonio costituito dalla ricca e diffusa presenza delle nostre collettività, soprattutto di quelle più lontane che proprio per questa distanza hanno coltivato un legame per certi versi più profondo e autentico con i luoghi di partenza dei loro antenati. Se l’Italia riuscirà in questa impresa, senza cadere nel ricorrente rischio della burocratizzazione o del clientelismo ma puntando su competenze e innovazione, avrà posto le condizioni per una forte ripresa economica fondata su radici profonde e quindi destinata a durare nel tempo.

Articolo pubblicato da « Comunità italiana » (Gennaio, 2023)

Brasile e Argentina lavorano a una moneta comune: si chiamerà Sur. “Potranno aderire anche gli altri paesi dell’America latina”

Il Brasile e l’Argentina annunceranno questa settimana l’avvio dei lavori per arrivare a una moneta comune tra i due Paesi. Lo riporta il Financial Times, rivelando che la valuta si chiamerà ‘Sur’, che in spagnolo significa ‘sud’. A dare l’annuncio dovrebbero essere il presidente dell’Argentina Alberto Fernández e quello del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva che nelle prossime saranno insieme a Buenos Aires per il vertice del Celac, la comunità dei 33 Stati latinoamericani e dei Caraibi.

L’obiettivo del è quello di rafforzare il commercio tra i due giganti del Sudamerica – nei primi 11 mesi del 2022 l’interscambio ha superato i 26 miliardi di dollari, in aumento del 21% – e di ridurre la dipendenza dal dollaro Usa.

Inizialmente, la nuova valuta sarebbe accettata in parallelo al real brasiliano e al peso argentino. “Ci sarà una decisione di iniziare a studiare i parametri necessari per una valuta comune, che includono tutto quel che va dai temi fiscali alla grandezza dell’economia fino al ruolo delle banche”, conferma al quotidiano finanziario il ministro dell’Economia argentino Sergio Massa. “Non voglio creare false aspettative… è un primo step di una lunga strada che l’America latina deve percorrere”. L’opportunità di aderire sarebbe offerta infatti anche ad altre nazioni del Sud America.

La mossa potrebbe creare la seconda maggiore area monetaria al mondo dopo quella dell’euro, sottolinea il Ft: se si estendesse a tutta l’America latina rappresenterebbe il 5% del pil globale. Contro il 14% dell’Eurozona. Ci vorranno comunque diversi anni: per arrivare all’euro ne sono serviti 35, ricorda Massa.

Discussioni su una valuta comune c’erano già state negli ultimi anni, ma si sono scontrate con l’opposizione della banca centrale brasiliana. Ora che i due Paesi sono entrambi governati da leader di sinistra, il progetto potrebbe godere di un supporto politico più forte. Peraltro il ministro delle Finanze brasiliano Fernando Haddad lo scorso anno, prima di ricevere l’incarico, ha cofirmato un articolo in cui proponeva una valuta digitale comune per il Sud America. I vantaggi sarebbero particolarmente evidenti per l’Argentina, nota il Financial Times, dove l’inflazione annua si sta avvicinando al 100%.

Fonte: Brasile e Argentina lavorano a una moneta comune: si chiamerà Sur. “Potranno aderire anche gli altri paesi dell’America latina” – Il Fatto Quotidiano

Presentata una interrogazione al Governo per fare chiarezza sui ritardi nel rilascio delle equipollenze dei titoli di studio conseguiti all’estero

“In una interrogazione indirizzata al Ministro dell’Università e della Ricerca e al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ho chiesto, assieme ai miei colleghi eletti all’estero Di Sanzo, Toni Ricciardi e Caré, di “attivarsi per garantire procedure il più possibili semplificate e veloci, affinché i cittadini italiani che hanno conseguito titoli universitari all’estero, compresi i dottorati di ricerca, possano ottenere l’equipollenza dei titoli di studio conseguiti.”

Infatti, dalle molteplici segnalazioni ricevute, ho potuto constatare che si stanno verificando ritardi incomprensibili, anche di molti mesi, per il rilascio delle equipollenze, sia dei titoli universitari conseguiti all’estero, sia dei dottorati di ricerca presso le università straniere, impedendo ai cittadini interessati la partecipazione ai concorsi pubblici. Un problema che auspico si possa risolvere presto con l’impegno degli Uffici competenti del Ministero dell’Università e della Ricerca.”

Lo ha dichiarato l’On. Fabio Porta, deputato del PD, membro della Commissione esteri.

Viribus Unitis e FERT, Giovani in aiuto della società

Croce Reale – Rinnovamento nella Tradizione è un’associazione internazionale volta a riscoprire e a rivalutare i valori tradizionali occidentali: fede, famiglia, cultura, sostegno dei più bisognosi. Il suo motto Viribus Unitis (unendo le forze) ricorda in qualche maniera, quello di F.E.R.T., tradizionalmente indicato come quello della Casa Savoia, poi del Regno di Sardegna, infine del Regno d’Italia, e che è ancora oggi oggetto di diverse interpretazioni e congetture. Un dato significativo è che due membri della Dinastia Savoia Aosta e due della Dinastia Asburgo Lorena i Presidenti Onorari della Croce Reale.

In Argentina, dal 2010 grazie all’attuale Presidente Internazionale Federale Dr. Fabrizio Giampaolo Nucera la Croce Reale ha una delegazione, intitolata al General Manuel Belgrano, patriota argentino di origine italiana, il padre era nato ad Oneglia, Genova. Tra gli obiettivi di questa delegazione c’è anche quello di difendere il patrimonio architettonico, artistico e culturale delle varie collettività.

Martedì 10 gennaio, la delegazione argentina ha realizzato la prima assemblea dell’anno in corso. L’evento si è realizzato nell’elegante Palazzo Leloir, sede dell’Associazione Circolo Italiano. Sono stati riconfermati alla guida della delegazione: segretario generale il sig. Dante A. Cejas, vice presidente il dott. Leonardo Schifani. L’Ing. Nob. Omar R. Toti è stato nominato Presidente onorario, Nob. Ezequiel Toti Presidente della Delegazione e Presidente Internazionale Vicario, presenti: il tesoriere Alexis Saladino, i consiglieri Octavio Ruzza, Nahuel Cejas e tramite streaming Ayelen Tomasini, Miguel Gonzalez Azcoaga, Gabriel Magni e Marco Pasian.

Nel corso dell’incontro si è parlato delle manifestazioni realizzate l’anno scorso, alcune come le gare di arti marziali dal successo enorme sono state organizzate dal sig. Dante Cejas e naturalmente si è aperta una finestra su quelle in programma per il 2023, come il perfezionamento del convegno firmato con la UADE, della rappresentazione della Vita Nova di Dante, che interpreterà Valeria Mazza, poi sulle gare sportive e su diverse esibizioni d’arte e conferenze tra cui una sarà dedicata allo studio scientifico della Sindone di Torino, a carico di Patricia D’Aste. Si è anche previsto di rimettere in azione il Comitato di crisi per affrontare possibili scenari umanitari. In breve di come arricchire l’attività della missione di diplomazia culturale ed umanitaria.

L’assemblea è stata un bagno di immersione nei progetti culturali di un ampio ventaglio che include sport e cene di beneficenza. Si è affrontato il tema dell’architettura eco sostenibile e dell’alimentazione sana, argomenti introdotti dal sig. Felix A. Siliprandi. Molto interessanti gli interventi delle dame presenti: Patricia D’Aste e Magdalena Jovanovich. La prima ha parlato della Sacra Sindone, il lenzuolo di lino in cui era stato deposto il corpo di Gesù Cristo, una materia infinitamente affascinante e misteriosa, la seconda ha approfondito il tema dell’ambiente. E’ stata una riunione estremamente gradevole sia per l’alta qualità umana dei presenti sia per la varietà dei temi presentati.

Edda Cinarelli

Gina Lollobrigida, addio alla Bersagliera del cinema Italiano

Una delle notizie più impattanti di oggi è stata quella della scomparsa di Gina Lollobrigida, icona del cinema italiano, di cui è necessario sottolineare che non è stata solo una grande attrice ma anche una persona entrata come poche altre nel cuore delle famiglie italiane, forse perché interpretava il sentimento e la società di quegli anni a partire dal 1950, quella di un’Italia ancora contadina ma già divenuta una potenza mondiale. Nata a Subiaco nel 1927, nel seno di una famiglia benestante impoveritasi per la guerra, ha raggiunto la popolarità negli anni Cinquanta e Sessanta e con Anna Magnani e Sofia Loren ha dominato la scena cinematografica di quel periodo. Era considerata l’antagonista della Loren, di cui però era molto più amata, perché si capiva che era una self made woman, a differenza della Loren che poteva contare sull’aiuto di un produttore pieno di soldi. In effetti l’idea che l’artista ha sempre dato è proprio quella di una donna forte, indipendente, trasgressiva oltre che un artista a tutto tondo, non solo attrice, ma anche fotografa e scultrice. Era conosciuta come “la Lollo” e “Bersagliera” dal soprannome del personaggio che la lanciò alla fama, quella di Maria, dal film Pane, Amore e Fantasia (1953), che aveva filmato con Vittorio De Sica, un soprannome che probabilmente le calzava a pennello. Nel corso della sua lunga carriera ha ricevuto molti premi, ha vinto il Festival di Cannes, ha ricevuto un Golden Globe per Torna a settembre, sette David di Donatello, due Nastri d’argento. Ha lavorato con i migliori registi e attori italiani e stranieri di quel periodo. Nel 1972, quando sembrava che la sua popolarità fosse in declino, è divenuta la Fata Turchina più amata da bambini e adulti interpretando questo ruolo nel Pinocchio televisivo di Comencini.

Le hanno anche dedicato una stella sulla Hollywood’s Walk of Fame (2018), dove ce ne sono solo tre dedicate a stelle del cinema italiano, una per lei e le altre due rispettivamente per Anna Magnani e per Sofia Loren, anche se a differenza delle sue due colleghe non ha mai ricevuto il Premio Oscar, nemmeno quello alla carriera. Probabilmente il fatto non l’ha preoccupata perché è sempre stata molto impegnata o occupata in attività che l’entusiasmavano, l’ultima sua passione è stata la politica e ai novant’anni ha iniziato una carriera in questo campo.

Aveva un carattere indipendente e non obbediva ai canoni sociali infatti negli ultimi anni ha avuto problemi legali con il suo unico figlio Andrea Milko Škofič e con il suo unico nipote Dimitri, per essersi molto affezionata al suo segretario e alla sua famiglia. Probabilmente le incomprensioni erano causate dalla preoccupazione del figlio per l’eredità della madre, che reclamava invece di essere una persona indipendente, di essersi fatta il suo patrimonio personale, di essersi guadagnata i suoi soldi e di essere quindi libera di poterlo lasciare a chi voleva.

Edda Cinarelli

La vittoria del Mondiale mostra un altro fallimento di Fernandez & Co.

Il titolo mondiale vinto dall’Argentina rimarrà un ricordo indelebile non solo per una finale da thrilling, ma anche per l’accoglienza incredibile manifestata dalla presenza di 4 milioni di persone che hanno letteralmente abbracciato i loro 26 campioni a Buenos Aires. E dobbiamo aggiungere anche per il fatto, che non ha precedenti nella storia dei Mondiali di calcio, di una Nazionale che si è totalmente rifiutata di incontrare i politici, ivi in primis l’attuale Presidente Argentino Alberto Fernandez, esplicitando la sua lontananza con il potere politico in generale, ma soprattutto con chi, in questi ultimi tre anni, ha portato il Paese nella sua peggiore crisi della storia, esplicitata dai dati che vedono una inflazione al 100% e superato il 60% di povertà.

I giocatori hanno voluto dedicare il loro titolo alla gente, che finalmente ha avuto la possibilità di godere una allegria a lungo trepidata, specie nello svolgimento finale di un incontro al cardiopalma fino all’ultimo.

Non si era mai assistito a manifestazioni del genere nella storia del Paese e il Governo si è mostrato indispettito per il trattamento subito: molti politici erano andati in aeroporto ad accogliere la squadra che, scesa dall’aereo, ha platealmente evitato di incontrarli. La cosa è proseguita anche il giorno successivo dove, dopo incessanti trattative, il pullman che trasportava la squadra non è nemmeno passato nelle vicinanze della Casa Rosada, dove era stato organizzato un ricevimento poi cancellato.

Visto quello che è successo a un certo punto del percorso del corteo, non si può che dare ragione ai giocatori e tutto il gruppo che li ha assistiti: difatti, nonostante le previsioni parlassero di un’adunata oceanica, il Governo non ha adottato che misure minime di sicurezza, dimostrando per l’ennesima volta la propria incapacità organizzativa, al punto che in due occasioni si è rischiata la tragedia. In primis quando, impossibilitato a proseguire per la folla trasbordante, il pullman ha dovuto deviare ed è passato sotto un viadotto, superato il quale i giocatori non seduti regolarmente (specie quelli dell’ultima fila del piano superiore, tra i quali Messi) hanno evitato per un pelo di essere investiti dai cavi dell’alta tensione di un traliccio e solo l’urlo di uno di loro, che accortosi del pericolo ha avvisato i compagni, ha fatto abbassare a tutti la testa evitando l’impatto all’ultimo secondo.

Successivamente prima di attraversare un altro viadotto, due persone della folla si sono lanciate dall’alto: una ha sfiorato i giocatori, ma è caduta sull’autobus, mentre l’altra ha mancato il mezzo compiendo un volo di una quindicina di metri nel vuoto e riportando gravissime ferite.

A questo punto il corteo è stato sospeso per ordine del ministro della Sicurezza (sic) ed è stato dirottato verso una piazza dove poi i giocatori sono saliti a bordo di elicotteri che hanno sorvolato l’intera manifestazione.

Insomma, un vero caos che, senza alcun controllo, era iniziato già alla fine della storica partita con assalti a negozi, distruzione di semafori e altre infrastrutture stradali e ovviamente centinaia di furti: se vediamo le immagini e le confrontiamo con quelle di un altro storico corteo (quello che ha accolto la Nazionale marocchina al suo rientro in Patria) quest’ultimo sembra abbia avuto luogo in Svizzera anche perché lo spiegamento delle forze dell’ordine era stato perfettamente organizzato.

È chiaro che l’Argentina stia vivendo una situazione gravissima, lo ripetiamo, ma ciò non giustifica nemmeno minimamente l’assurdità vissuta in una giornata dove il Presidente aveva proclamato festa nazionale, bloccando o tentando di farlo, ogni attività lavorativa per cui quando gli incidenti avvenuti hanno provocato emergenze varie (mancanza di energia elettrica in vaste zone della città e addirittura caduta della rete telefonica) è successo l’inferno.

Ormai lo scollamento di gran parte del Paese con le Istituzioni è totale, anche perché proprio l’esperienza vissuta ai Mondiali ha finalmente fatto capire a molti argentini che i risultati si ottengono, come hanno ripetuto quasi tutti i giocatori della “Seleccion” “se si lavora e soprattutto siete delle brave persone, ogni giorno che passa sarete più vicini nel compiere i sogni della vostra vita”. Che è un po’ tutto il contrario della filosofia che per anni hanno predicato i poteri politici di turno.

Messaggio recepito, sembra: ma solo il tempo potrà dire se finalmente la ricchissima Argentina tornerà a essere quel Paese che il “sogno” peronista (in particolare) ha rovinato portandola a vivere crisi incredibili. L’importante è che ognuno faccia la sua parte nella realizzazione attraverso l’impegno e la partecipazione di tutti, mettendosi in testa che la bacchetta magica esiste solo nelle favole e che per superare le crisi occorre tempo: cosa che alcuni Paesi Latinoamericani hanno compiuto anche nel loro recente passato.

Arturo Illia (pubblicato da Il Sussidiario il 26/12/2022)

Fonte: DIARIO ARGENTINA/ La vittoria del Mondiale mostra un altro fallimento di Fernandez & Co. (ilsussidiario.net)

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