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Generale

Fabio Porta: solidarietà al Console Nicola Occhipinti, in prima linea a Caracas per migliorare i servizi a favore dei nostri connazionali

“Da anni Nicola Occhipinti si distingue ed è apprezzato per il suo sincero, disinteressato e competente lavoro a beneficio della grande collettività degli italiani all’estero. Ho avuto modo di conoscerlo dopo la sua prima esperienza in Sudamerica, nel consolato generale di Buenos Aires, dove affrontò con coraggio e coerenza la grave vicenda dei brogli elettorali oggetto di indagini della magistratura italiana nel 2008. Successivamente lo abbiamo visto all’opera a fronte del Consolato Generale di Porto Alegre, nel Rio Grande do Sul in Brasile.

Ancora oggi Occhipinti viene ricordato con affetto, riconoscenza e ammirazione dagli italiani del Brasile, una delle più grandi collettività italiane al mondo, per l’efficienza con la quale è stato in grado di organizzare servizi in grado di fornire risposte in tempi che prima e dopo la sua presenza erano e sono tornati ad essere “biblici”. Non solo: l’empatia e la partecipazione del Console Occhipinti agli eventi, sociali, politici e commerciali organizzati dalla comunità italiana e dalle istituzioni locali hanno contribuito a rafforzare l’immagine del nostro Paese e i suoi vincoli a tutti i livelli con la realtà brasiliana.

Oggi Nicola Occhipinti è a capo di una delle sedi consolari più disagiate al mondo, in un Paese attraversato da una lunga e profonda crisi umanitaria che ha colpito direttamente la nostra grande collettività. In questo contesto, appena arrivato a Caracas, Nicola Occhipinti ha fatto del miglioramento dei servizi consolari e della riduzione dei lunghi tempi per il riconoscimento delle cittadinanze dei figli e nipoti degli italiani così come per l’erogazione dei passaporti un punto fermo di distinzione ed eccellenza delle attività della nostra sede diplomatica. Non vanno trascurati due fattori: il dramma venezuelano, rispetto al quale tutti i Paesi occidentali stanno adottando politiche solidali e inclusive per l’accoglienza degli espatriati e le speciali caratteristiche della collettività italiana, ancora prevalentemente di prima o seconda generazione.

Per tutto questo reputo pretestuose o quanto meno dettate da una scarsa o nulla conoscenza della realtà degli italiani in Sudamerica le critiche che sono state indirizzate al nostro diplomatico soltanto perché ha promosso sulle reti sociali una campagna di informazione relativa all’erogazione dei servizi consolari e alla valorizzazione delle nuove generazioni di italiani nati all’estero”.

Roma, 18 settembre 2021

Ufficio Stampa On. Fabio Porta

Un fallimento lungo vent’anni

Quale lezione possiamo trarre da quanto è successo in Afghanistan?

La mia generazione è nata nel dopoguerra; i nostri padri hanno vissuto la tirannia del fascismo e la barbarie della guerra, con tutto il carico di dolore e atrocità che tutto ciò ha comportato. Noi italiani abbiamo un debito di riconoscenza verso gli “alleati”, così venivano chiamati gli eserciti coalizzati contro il nazi-fascismo; tra di essi anche quello brasiliano, unico tra i Paesi latino-americani ad avere inviato proprie truppe in Italia durante la seconda guerra mondiale. Faccio questa premessa per sgombrare il campo da ragionamenti e considerazioni dettate da ideologismo o anti-americanismo di maniera, che non ci aiuterebbero a comprendere quanto è successo nelle scorse settimane in Afghanistan.

In quel Paese medio-orientale si è probabilmente consumato il più grande, e per certi versi imbarazzante, fallimento di un certo sistema occidentale – a guida statunitense – di “esportazione della democrazia”, anche se sotto l’insegna della lotta al terrorismo. Venti anni nel corso dei quali soltanto gli Stati Uniti hanno “investito” mille miliardi di dollari (o, per dirlo all’americana, un “trilione” di dollari), la Gran Bretagna 30 miliardi, mentre noi italiani “soltanto” (le virgolette sono ironiche) 9 miliardi. Soldi destinati al mantenimento in loco degli eserciti, all’enorme macchina militare dispiegata e all’addestramento, comprensivo della dotazione di armi e munizioni, del nuovo esercito afgano. La repentina ritirata delle truppe americane e alleate dall’Afghanistan ha avuto le caratteristiche di una disfatta di proporzioni uniche e inimmaginabili.

Nemmeno la rovinosa fine della guerra del Vietnam può essere comparata a quanto successo in Afghanistan; lì la guerra era stata persa dagli Stati Uniti, che però avevano combattuto. In questo caso no, abbiamo abbandonato il campo; o meglio, gli americani l’hanno fatto, e questo approfondisce il solco tra Europa e Stati Uniti. Non è stato facile ingoiare le parole del neo Presidente degli Stati Uniti all’indomani del ritiro; un atteggiamento pilatesco che male si concilia con l’affermazione “America is back” pronunciata dallo stesso Biden all’indomani della sua elezioni.

Non si tratta ovviamente di riproporre una dottrina interventista che ha già fatto danni sufficienti e in diversi scenari internazionali; in America Latina abbiamo già sofferto le conseguenze nefaste di tale tipo di ingerenza, come dimostrano i processi attualmente in corso in Italia contro l’operazione “Condor”, sostenuta dagli Stati Uniti durante gli orribili anni delle dittature in Sudamerica. Ma tra quel tipo di interventismo e la mobilitazione, anche militare, a sostegno della lotta per l’autodeterminazione di un popolo o il rispetto dei princìpi sanciti dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo credo che esista una bella differenza.

Sarò più chiaro: personalmente sostengo il principio della sovranità di ogni popolo contro ogni interferenza unilaterale esterna; al tempo stesso non condivido la dottrina trumpiana dell’isolazionismo assoluto, nemmeno di fronte a sistematiche violazioni di diritti umani in Paesi e popolazioni che senza la solidarietà e il supporto internazionale mai troverebbero la forza per uscire dal tunnel dell’oppressione e dello sfruttamento. E’ per questo che, di fronte al fallimento di un modello interventista plasticamente evidenziato dal caso afgano, occorre avviare una riflessione sul ruolo delle Nazioni Unite e sul multilateralismo da un lato, e soprattutto – dall’altro – su un nuovo protagonismo dell’Italia e dell’Unione Europea, in grado di indicare una strada equilibrata capace di coniugare i princìpi della sovranità e dell’autodeterminazione con quelli della difesa dei diritti umani e della tutela delle minoranze.

Tutto il resto è demagogia, manicheismo e ideologizzazione di un confronto serio e complesso sul tema, che di tutto ha oggi bisogno tranne che di un dibattito tra tifoserie contrapposte. In un mondo sempre più interdipendente e connesso, come ci insegnano quotidianamente i flussi migratori e le spesso fallimentari politiche per gestirli, lo splendido ed aulico isolazionismo delle nazioni non servirà a costruire un mondo più giusto e solidale; di fronte al ventennio fallimentare della missione occidentale in Afghanistan bisognerà allora avere il coraggio di trovare le forze morali, culturali ed economiche (sì, anche quelle!) per rilanciare un nuovo equilibrio multilaterale mondiale, all’interno del quale l’Unione Europea dovrà assumere con coraggio il ruolo che la storia le ha assegnato, una storia fatta anche (e, direi, soprattutto) di inclusione e confronto interculturale, dentro e fuori i confini dell’Unione.

Fabio Porta

Festa dell’Unità 2021: tavola rotonda su “italiani nel mondo, nuove cittadinanze, nuove mobilità”

“Italiani nel mondo, nuove cittadinanze e nuove mobilità”: un tema cruciale, non solo per noi ma per l’Italia. Nel giorno della sua elezione a nuovo Segretario nazionale del Partito Democratico, Enrico Letta pose con forza il tema dell’inverno demografico, una delle grandi emergenze del Paese. Le “nuove cittadinanze” sono una risposta concreta per dare più forza all’Italia; per noi del PD Mondo una grande sfida e una importante opportunità. Superare l’attuale squilibrio normativo in tema di cittadinanza, riconoscendo il diritto ai giovani nati in Italia da immigrati regolari e al completamento di un ciclo di studi, contribuirà a garantire meglio anche i diritti degli italiani nel mondo. E’ per questo che la battaglia per l’inclusione di tutti i “nuovi italiani” ci dovrà vedere in prima linea: per garantire piena cittadinanza alle nuove generazioni di italiani nel mondo così come a quelle nate in Italia da genitori stranieri. Abbiamo tutti ancora negli occhi le gesta della nazionale calcio ai campionati europei e dei nostri atleti alle Olimpiadi. Se nello sport italo-discendenti e nuovi-italiani sono sinonimo di forza e successo perché non possiamo mettere queste risorse anche a servizio del futuro dell’Italia? Lo dico a quanti, su versanti opposti, continuano ad alimentare una strumentale e miope contrapposizione tra ‘ius soli’ e ì ‘ius sanguinis’. Io sono per uno “ius culturae universale”, in grado di garantire all’Italia le migliori risorse umane da un patrimonio fatto da 12 milioni di italiani all’estero e stranieri in Italia. Per affrontare questa svolta abbiamo bisogno di un PD all’altezza della sfida e di una rappresentanza degli italiani nel mondo forte, per qualità e non solo per quantità. E’ vergognoso che dopo tre anni e mezzo di legislatura il Parlamento non sia stato in grado di riformare la legge sul voto all’estero e il sistema di rappresentanza, anche a seguito della riduzione degli eletti. Una riforma necessaria, così come lo è la dovuta sanzione dei brogli elettorali sui quali sta indagando da anni la magistratura; e anche in questo caso è gravissimo il ritardo con il quale si muove il Parlamento. Purtroppo anche il diritto degli italiani all’estero ad una piena mobilità è stato seriamente messo in discussione dal susseguirsi di restrizioni e norme spesso disomogenee e contraddittorie a causa della pandemia. Ad una delle più grandi collettività italiane nel mondo, quella degli italiani in Brasile, viene ancora impedito il libero ingresso in Italia (nonostante vaccini, tamponi e quarantene…) mentre anche a coloro che in Sudamerica si sono vaccinati (compresi quelli con vaccini autorizzati e riconosciuti dalla UE) non è ancora stata garantita l’equipollenza così come è stato fatto per altri continenti. Discriminazioni e ritardi difficili da capire e da spiegare ai nostri connazionali che vivono all’estero. L’invito e l’appello che rivolgo a tutto il Partito Democratico e ai suoi tanti dirigenti e militanti impegnati in tutto il mondo è quello di rispondere all’immobilismo di quanti non hanno alcun interesse a cambiare e a incidere realmente sulle politiche per gli italiani all’estero poiché proprio su quell’immobilismo (a volte ammantato di attivismo e propaganda) hanno costruito un consenso artificioso ed una vera e propria rendita di potere. Occorre uno scatto di reni, un salto di qualità; come cantava Francesco De Gregori nel suo album “Titanic” dobbiamo essere come quel giocatore al quale non mancavano coraggio, altruismo e fantasia. Solo così nuove cittadinanze e nuove mobilità potranno diventare il motore di una nuova Italia!

Fabio Porta

Fabio Porta: misure per migliorare i servizi consolari

“La situazione della rete consolare italiana nel mondo ha bisogno di misure urgenti in grado di rafforzarne l’organico e migliorarne i servizi. Di fronte all’ennesimo rinvio (il terzo in pochi mesi) del concorso per l’assunzione di alcune centinaia di impiegati dell’area funzionale e mentre perdura il progressivo pensionamento del personale, il PD Brasile – da anni in prima linea con proposte concrete in materia di miglioramento dei servizi consolari – esprime la propria forte preoccupazione per l’acuirsi di una situazione che rischia di compromettere seriamente il mantenimento di uno standard minimo di servizi a favore della grande collettività italiana che vive nel Paese. Come misura tampone, così come proposto da alcune organizzazioni sindacali, proponiamo di favorire il passaggio nei ruoli organici del MAECI di un contingente di personale con cittadinanza italiana a contratto operativo all’estero (ovviamente a seguito di una apposita prova selettiva). In questa maniera si potrebbe contare in tempi relativamente brevi su un corpo già formato e conoscitore delle lingue e delle realtà locali nelle sedi maggiormente carenti ed esposte. Questa ed altre misure, unitamente all’accelerazione di tutte le procedure concorsuali in corso, sarebbero urgenti ma anche semplici da attivare. Come PD Brasile da tempo chiediamo la utilizzazione del “fondo cittadinanza” per la contrattazione di personale a contratto (non solo temporaneo) per le sedi dove maggiore è il numero di domande in giacenza unitamente alla piena attuazione dell’art. 11 della legge 152 di riforma dei patronati che consentirebbe una maggiore integrazione e sinergia tra questi ultimi e i consolati. Rivolgiamo questo appello al nostro partito e a tutti coloro che, ricoprendo incarichi parlamentari o di governo, hanno a cuore la realtà degli italiani all’estero e conseguentemente l’immagine del nostro Paese nel mondo”.

Fabio Porta

Venezia 78. Tre premi all’Italia: Sorrentino, il suo attore e ‘Il buco’. Il Leone d’oro va a ‘L’événement’

L’Italia torna sul podio con tre riconoscimenti: il Gran premio della giuria a Paolo Sorrentino, il suo giovane protagonista Filippo Scotti vince il premio Mastroianni e un premio speciale va al film Il buco. Il Leone d’oro al film francese L’événement (12 settimane) della regista francolibanese Audrey Diwan sul drammatico tema dell’aborto clandestino. “Un film fatto con il cuore, le viscere, la testa per rompere il silenzio sul tema dell’aborto”.

Paolo Sorrentino conquista il Gran premio della giuria, per il suo È stata la mano di Dio. “Dovete avere un po’ di pazienza perché sono leggermente emozionato” ha detto il regista e ha iniziato i suoi ringraziamenti “la squadra di Netflix, i produttori italiani e la troupe che è stata eccezionale e mi ha aiutato tanto in un film non facile, come gli attori, i miei genitori e i miei fratelli, mia moglie Daniela che è vent’anni e passa che mi sopporta e mi vuole bene, i miei figli. Qualcuno un po’ antipatico mi dice perché fai un altro film con Toni Servillo, ora gli posso dire guardate dove sono arrivato a fare film con Toni Servillo. Devo ringraziare quelli che mi hanno accolto da ragazzo, Umberto Contarello e Antonio Capuano, il mio grande amico Nicola Giuliano” aggiunge commuovendosi.

La cerimonia di chiusura è stata condotta dalla madrina Serena Rossi che undici sere fa aveva aperto il festival ricordando donne e artisti afghani e a tutti i talenti, italiani e internazionali, che hanno sofferto per il Covid e le restrizioni. “Sono stati giorni intensi perché la Mostra è stata intensa, al centro gli esseri umani e le loro fragilità che sono anche i loro punti di forza – ha detto la madrina nell’apertura – è stata una Mostra gioiosa, le star internazionali di tutto il mondo, sono stati giorni incredibili, persone provenienti da tutte le parti del mondo a parlare di cinema, le sale sempre piene. Ci siamo ritrovati, siamo ritornati a casa, seduti seppur distanziati, uno accanto all’altro sotto il grande schermo. Finalmente. Grazie alle persone che con dedizione fanno cinema alle persone che sono tornate e quelle che torneranno al cinema”.

Il premio Marcello Mastroianni a un giovane interprete è andato a Filippo Scotti, ventunenne protagonista del film di Paolo Sorrentino, suo alter ego. Il film, ispirato alla vera storia della famiglia del regista, racconta di un diciottenne alle prese con un grande dolore, la morte dei genitori, e le incertezze del proprio futuro. Sullo sfondo la Napoli che ha accolto Diego Armando Maradona e che si prepara a vincere lo scudetto. “Sono emozionato come quando Paolo mi ha preso per fare il film. Dopo questo periodo di pandemia è bellissimo e pesante questo premio. Ringrazio Paolo per la fiducia e tutto il cast è meraviglioso”.

Il terzo premio per l’Italia è il Premio speciale della giuria che va a Il buco di Michelangelo Frammartino. Che sul palco ha detto: “Grazie al direttore che ci ha invitato in concorso e alla giuria e ai compagni di viaggio e ad un grande spelologo calabrese Antonio La Rocca, grazie ai produttori che hanno creduto in questo salto nel buio. Grazie agli speleologi che danno forma al buio e grazie alla Calabria, la più bella di Italia”. Il buco un “film carsico” come lo definisce il regista che undici anni dopo Le quattro volte torna con il suo cinema della realtà. Nel film che sarà in sala nel 2022, il regista calabrese sceglie di rimettere in scena un’impresa fondamentale per la storia della speleologia in Italia. Nel 1961 il Gruppo Speleologico Piemontese esplorò l’Abisso del Bifurto nell’altopiano del Pollino, un’avventura rischiosa, ambiziosa e affascinante che rivive sul grande schermo grazie ad un gruppo di giovani speleologi scelti tra quelli che più sentissero un collegamento con la vecchia scuola e avessero ereditato il vecchio modo di andare in grotta.

Maggie Gyllenhaal per il film The lost daughter è andato il premio per la migliore sceneggiatura. Gyllenhaal che ha adattato La figlia oscura di Elena Ferrante, storia di una madre divisa fra il bisogno di perseguire i suoi sogni, affermarsi col lavoro e le necessità di due figlie piccole, ha detto: “Anche se girato in inglese e la location è greca questo è un film italiano. Non so dirvi quanto sono felice, mi sono sposata qui in Puglia e ho scoperto di essere incinta la seconda volta qui in Italia e il mio film e la mia carriera di regista è nata qui in questa sala”. Il personaggio straziante di Leda è stato affidato al talento sapiente di Olivia Colman che ha dato spessore e sensibilità a un personaggio in cui tutte le madri lavoratrici possono riconoscersi compresa l’attrice, mamma di due bimbe, al suo debutto.

Il miglior attore è John Arcilla protagonista di On the job: gli 8 scomparsi di Erik Matti, un film sulla corruzione dei politici, la violenza della polizia, i compromessi a cui i media finiscono per cedere. Due giornalisti sono stati amici fraterni, il primo è il padrino del figlio del secondo ma una diversa visione del rapporto col potere li ha allontanati irrimediabilmente. Il primo è diventato un personaggio popolare radiofonico, il secondo è il direttore di un giornale che crede nel valore di inchiesta del giornalismo. Il personaggio di Arcilla capirà solo dopo un fatto drammatico la deriva che la sua coscienza stava prendendo.

Penélope Cruz che era in concorso con due film, il drammatico Madres parallelas di Pedro Almodóvar e la commedia dei registi argentini Competencia oficial vince con il ruolo che l’amico regista ha cucito addosso a lei, una madre single il cui destino è intrecciato a quello di un’adolescente che ha partorito nello stesso giorno e nello stesso ospedale. L’attrice premio Oscar ha detto in italiano: “Grazie alla giuria di questo premio che mi fa molto felice, un vero onore. Sappiamo quanto è difficile organizzare un festival in questo periodo, siamo qui a celebrare il cinema grazie alla vostra tenacia. Grazie a Pedro, questo premio è tuo al 100%, la tua etica del lavoro è straordinaria, non potrei essere più orgogliosa di far parte del tuo film. Voglio dedicare il premio a mio marito che è qui, alle mie figlie e a due madri parallele, mia mamma e mia suocera, Pilar Bardem che ci ha lasciato due mesi fa e ha fatto tanto per le attrici di tutto il mondo. Le sue ultime parole sono state ti voglio bene, poi mi ha detto: Coppa Volpi. Chissà come lo sapeva. Questo premio è per tutte le madri”.

Il primo premio assegnato è quello degli spettatori, una novità di quest’anno, il vincitore è Il cieco che non voleva vedere Titanic di Teemu Nikki presentato nella sezione Orizzonti. “Il film sarà nelle sale la prossima settimana, andate a vederlo” ha detto dal palco il regista. Sul fronte della realtà virtuale, che la Mostra sostiene ormai da diversi anni, sono stati premiati End of night di David Adler come migliore storia Vr mentre la migliore esperienza virtuale è stata giudicata Le bal de Paris di Bianca Li. Infine il Gran Premio della Giuria per la migliore opera VR è andato a Goliath: Playing with Reality di Barry Gene Murphy, May Abdalla. Il Leone del futuro Luigi De Laurentiis, dedicato alle opere prime 100.000 dollari da dividere tra regista e produttore, è andato a Immaculat di Monica Stan e George Chiper-Lillemark.

Nella sezione Orizzonti sono stati premiati il corto cileno Los huesos di Cristobal Leon Joaquin Cocina, per la miglior sceneggiatura 107 Mothers di Peter Kerekes storia di madri che vivono in carcere a Odessa con i loro bambini. Gli attori premiati sono Laure Calamy per A plein temps, storia di una madre che fa i salti mortali per lavorare e occuparsi dei suoi bambini, Piseth Chhun per White building di Kavich Neang. El gran movimiento di Kiro Russo è stato premiato col Premio speciale della giuria, la miglior regia va a Eric Gravel regista di A plein temps, mentre il miglior film è Pilgrims di Laurynas Bareisa.

Il film di chiusura è Il bambino nascosto di Roberto Andò con Silvio Orlando nei panni di un professore che vive chiuso nel suo appartamento napoletano tra libri e spartiti, quando un ragazzino che sfugge dalla camorra gli si infila in casa in cerca di un porto sicuro. La sua vita non sarà più la stessa.

Chiara Ugolini (pubblicato da La Repubblica il 12/09/2021)

Fonte: Venezia 78. Tre premi all’Italia: Sorrentino, il suo attore e ‘Il buco’. Il Leone d’oro va a ‘L’événement’ – la Repubblica

Elezioni italiane 2018, sotto indagine per presunti brogli il voto in Argentina

Due parlamentari eletti nel 2018 dagli italiani residenti nell’area del consolato di Buenos Aires, in Argentina, sono indagati dalla procura di Roma per presunti brogli elettorali: avrebbero infatti ottenuto il seggio grazie a circa 10 mila schede elettorali falsificate. I voti, sarebbero «stati espressi con identica calligrafia e probabilmente con la medesima penna». Un allarme quello dei brogli nei seggi argentini che era già stato lanciato nel 2012, quando la procura di Roma aveva indagato un caso simile rispetto alle elezioni del 2008. Oggi, gli indagati sono il deputato Eugenio Sangregorio e il senatore Adriano Cario, entrambi residenti in Argentina. Sono stati entrambi candidati con l’Unione Sudamericana degli Emigranti Italiani (Usei), partito che appartiene al gruppo misto e che ha posizioni vicine a quelle del centrodestra. Contattati entrambi – Cario via email e Sangregorio attraverso il segretario dell’Usei, l’avvocato Vincenzo Carrozzino – non hanno risposto alle richieste di commento.

La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato – l’organismo parlamentare che interviene sia quando ci sono elezioni contestate, sia quando una procura della Repubblica chiede l’arresto di senatori – potrebbe votare a breve per far decadere il senatore Adriano Cario. Nessun voto all’orizzonte invece per il deputato Eugenio Sangregorio all’altra Giunta delle elezioni, quella della Camera. La procedura contro i due parlamentari Usei è stata promossa da due candidati del Partito democratico rimasti fuori dal Parlamento, Fabio Porta e Alberto Becchi, che hanno denunciato i presunti brogli.

Nel caso la Giunta del Senato ritenesse valida la relazione dei querelanti, Fabio Porta prenderebbe automaticamente il posto di Cario. Più complicata la situazione alla Camera, per la quale correva Alberto Becchi. Il riconteggio, in questo caso, metterebbe in discussione l’attribuzione di tutti e quattro i seggi parlamentari messi in palio dai voti degli italiani in Sudamerica.

I tempi si sono allungati anche per una serie di ricorsi e controricorsi tra Fabio Porta e la Corte d’appello di Roma, mentre l’iter è stato rallentato a causa della pandemia da Covid-19.

Anche per l’elezione del 2008 c’erano state contestazioni simili, ma il procedimento penale è ancora in corso. Questo presunto sistema di falsificazione elettorale, quindi, sembra ripetersi negli anni, mettendo continuamente in dubbio lo scrutinio dei voti espressi dagli italiani in Argentina.

Nel frattempo in Italia, nella città in provincia di Cosenza dove ha sede l’Usei, è in corso un’altra indagine della magistratura nella quale, seppur non indagati, si citano anche alcuni uomini chiave del movimento politico.

Il fatto contestato è un lavoro all’hotel della famiglia Sangregorio assegnato e svolto in maniera irregolare. L’inchiesta va oltre: ipotizza l’esistenza di un vero e proprio sistema per assegnare illegalmente i lavori pubblici nei comuni del litorale cosentino.

Il voto degli italiani all’estero è più vulnerabile a potenziali brogli proprio per il modo in cui viene espresso. I cittadini italiani infatti ricevono le schede elettorali per posta, ed esprimono il loro voto per corrispondenza. I plichi compilati devono poi essere inviati al consolato più vicino e da lì all’Italia. In Argentina, la distribuzione dei plichi con le schede nelle elezioni del 2018 è stato gestito dal Correo Argentino, il servizio postale di proprietà statale. La sua gestione però è in mano ai privati: nel 1997 il Correo è stato dato in concessione ad una società della famiglia dell’ex presidente dell’Argentina Mauricio Macri (in carica fino al 2019, di origini italiane, il padre era un emigrato di Siderno, Calabria). Il Correo Argentino risulta tra gli iscritti nel registro degli indagati dell’inchiesta di Roma sui brogli elettorali.

Com’è cominciato il caso Cario-Sangregorio

Nel 2018 i candidati perdenti del Partito democratico Fabio Porta e Alberto Becchi hanno depositato due esposti a seguito dell’esito della tornata elettorale, uno in Italia – alla Corte d’Appello di Roma, incaricata delle indagini che riguardano la circoscrizione estero – e uno in Argentina – al Tribunale federale di Mar del Plata. Sia alla Camera, sia al Senato, l’elezione è stata vinta con una differenza di circa di 10 mila schede elettorali e nel complesso i voti raccolti nella capitale argentina pesano per il 47% del totale raccolto dall’Usei, secondo i calcoli di Porta e Becchi. Fin dall’inizio, gli scrutatori del Pd e di altri partiti, come il Maie, avevano riscontrato possibili irregolarità nelle schede, scrivono i due candidati nell’esposto.

La frode elettorale

Al Senato, il candidato escluso Fabio Porta ha individuato 32 sezioni «a rischio brogli», che hanno espresso 22.633 voti a favore dell’Usei. In due di queste, a Buenos Aires città, Usei ha ottenuto il 96% dei voti, contro una media nel resto della capitale del 23%. Delle circa 22 mila preferenze ottenute dal senatore Cario in tutto il Sudamerica, 16.860 sono state ottenute in 14 dei 99 seggi che afferiscono al consolato di Buenos Aires, la cui estensione è per altro molto grande. Insomma i voti che hanno mandato Cario e Sangregorio al governo sono principalmente stati raccolti nel distretto di Buenos Aires. Adriano Cario, sottolinea Fabio Porta, non era nemmeno capolista per l’Usei al Senato nella ripartizione sudamericana, altro elemento che getterebbe ombre sul suo risultato, secondo il querelante.

Discorso simile per la situazione alla Camera. Dalla denuncia presentata da Alberto Becchi in Argentina si legge che in 33 seggi elettorali il deputato Eugenio Sangregorio ha ottenuto 15.861 preferenze sulle 16.478 espresse in totale. «Il candidato per la Camera dei deputati dell’Usei ha ottenuto 38 mila voti in tutto il Sudamerica – sintetizza Alberto Becchi, candidato del Pd -. Solo in alcuni seggi di Buenos Aires ha ottenuto 24 mila voti. Negli altri 500 seggi, 14 mila voti».

Le perizie calligrafiche

Nell’esposto depositato a Roma, i denuncianti riportano inoltre che durante lo scrutinio nelle sezioni incriminate, gli scrutatori del Pd hanno notato che i voti per i due candidati dell’Usei sono «stati espressi con identica calligrafia e probabilmente con la medesima penna». Questa indicazione è stata poi vagliata dai periti della procura di Roma, a seguito dell’apertura dell’indagine. Il candidato Porta le ha inoltrate alla Giunta delle elezioni del Senato già in aprile.

Secondo quanto si legge nel resoconto dell’ultima riunione della Giunta del Senato, i periti della procura individuano diversi gruppi di schede che sono state votate dalle stesse persone, come indicano le grafie: dieci mani hanno votato diverse volte in una delle sezioni analizzate e cinque nell’altra. Due autori sarebbero gli stessi. Secondo quanto ha dichiarato Porta alla Giunta, con il riconteggio si arriverebbe a oltre 12 mila voti in meno per Cario. Se questo fosse confermato, Porta diventerebbe senatore e Cario decadrebbe. Quanto riscontrato dalle perizie della procura vale anche per i seggi contestati per l’elezione di Sangregorio.

Come è stato possibile compilare migliaia di schede elettorali in questo modo? Secondo le accuse dei candidati perdenti, una parte di queste schede non sarebbe mai stata recapitata agli elettori, fermandosi invece a Córdoba, in un deposito del Correo argentino. È qui che i parlamentari temono sia avvenuta la contraffazione dei voti. Una circostanza che dovrebbe essere indagata sul posto, in Argentina, dove però l’indagine penale cominciata a settembre 2019 è stata trasferita al tribunale civile. Porta e Becchi in Argentina stanno preparando un nuovo esposto per fare ripartire un’indagine penale in cui Usei sarà accusata di aver partecipato a una vera e propria associazione criminale operativa con almeno nove persone il cui scopo era «modificare il risultato delle elezioni».

Sangregorio, da Belvedere Marittimo alle sale bingo in Argentina

«Sono venuto per aiutare l’Italia, sono italiano a tutti gli effetti. Sono nato qui e andato via a 17 anni e ora ritornato». Il 30 marzo 2018, fuori dal Parlamento italiano, il neoeletto Eugenio Sangregorio ha raccontato così ad alcuni giornalisti l’emozione di parlare per la prima volta in aula. Il video del suo primo discorso a Montecitorio è diventato virale: Sangregorio non riusciva a parlare in italiano. Così è stato intervistato da La Zanzara, il noto programma di Radio24: «Io sono uno che ha fatto fortuna in Argentina, sono andato come tanti in America e ora sono diventato un imprenditore edile stimato da tutti – ha spiegato a La Zanzara -. Ho anche un jet privato, mi serve per spostarmi da una provincia all’altra. E ho un’azienda con 2.500 dipendenti. Però mi sono emozionato, mi veniva da piangere a parlare in Parlamento». Secondo i dati pubblicati a maggio da Openpolis, però, è fra i 15 politici più assenteisti con un tasso di assenze in Parlamento del 59%.

Eugenio Sangregorio, 82 anni, nasce come banditore di aste giudiziarie e diventa, negli anni, un uomo d’affari con attività tra l’Italia e l’Argentina. È un personaggio più conosciuto in Argentina che in Italia. Più che per l’edilizia, è però noto per il Bingo Adrogué, una sala da gioco che si trova nell’omonima località dell’area metropolitana che circonda Buenos Aires. Il bingo e in generale il gioco d’azzardo sono settori in cui ha investito anche in Italia, prima attraverso il Cine-Bingo, poi con altre sale gioco a Roma.

Possiede poi diversi alberghi, sia lungo la costa argentina, sia a Belvedere Marittimo, il suo paese natale affacciato sulla costa tirrenica cosentina. Le sue società argentine fanno tutte parte del Grupo Sangregorio, costituito nel 1967, con interessi che vanno dai bar, ai rimessaggi di barche da diporto fino a un cimitero privato.

A Belvedere Marittimo è anche registrata la sede legale dell’Usei, in via Fortunato al 54, presso lo studio di commercialisti Astorino & Carrozzino.

Ciriaco “Ciro” Astorino insieme a Vincenzo e Salvatore Carrozzino sono soci e sono anche i rappresentanti legali di Usei insieme a Sangregorio. Tra Roma e la Calabria sono soci di Sangregorio in diverse attività. Vincenzo Carrozzino a Belvedere Marittimo ha presieduto il consiglio comunale fino al momento di rottura con il sindaco poi sfiduciato e in passato è stato anche assessore al Bilancio.

Belvedere Marittimo è al centro di un’inchiesta della procura di Paola (Cosenza) che ipotizza l’esistenza di un cartello che truccava gli appalti in diverse cittadine del litorale tirrenico cosentino. Un sistema per gestire in modo non trasparente l’affidamento dei lavori pubblici. Carrozzino non compare tra gli indagati, né risulta coinvolto direttamente, tuttavia nel decreto di perquisizione tra gli illeciti contestati al “cartello” si legge anche dell’occupazione di suolo non autorizzata per una sala ristorazione dell’albergo Valeria del Mar, amministrato da una società di cui sono proprietari Vincenzo Carrozzino, Eugenio Sangregorio e sua figlia Valeria.

Quest’ultima è l’erede della famiglia, vice console onorario presso il consolato di San Isidro in Argentina, anch’esso parte del distretto elettorale dove il partito Usei ha ottenuto il maggior numero di voti. Secondo la procura di Paola il lavoro contestato all’albergo Valeria del Mar sarebbe stato svolto dall’azienda di Salvatore Carrozzino, membro Usei, prima dell’approvazione al Consiglio comunale, dove il fratello Vincenzo era ancora presidente del consiglio ed esponente della maggioranza. Il reato ipotizzato è falso ideologico e a commetterlo sarebbe stata la responsabile del settore tecnico.

Cario, le polemiche per l’assunzione della sorella

Durante l’ultima crisi di governo che ha portato alla fine dell’esecutivo di Giuseppe Conte e all’inizio di quello guidato da Mario Draghi, Adriano Cario è stato al centro delle polemiche. È stato attaccato sia da giornali di area progressista, sia da giornali conservatori. In Parlamento, lo hanno preso di mira dal Pd e da Fratelli d’Italia. È stato accusato di essere tra i protagonisti dell’ennesima compravendita dei parlamentari per salvare un esecutivo ormai morente. Il neogruppo parlamentare costituitosi tra le file del gruppo Misto per evitare che Conte andasse sotto nelle votazioni in aula, e di cui fa parte ancora oggi Cario, si chiama «Europeisti Maie Centro Democratico». All’inizio del 2021 i suoi appartenenti sulla stampa erano definiti «i responsabili».

In concomitanza con la creazione del nuovo gruppo, al Consolato generale di Buenos Aires è stata assunta la sorella di Cario, Fiorella. Sottosegretario con delega per le politiche verso gli italiani nel mondo – ruolo chiave per l’amministrazione dei servizi consolari – all’epoca era Ricardo Merlo, presidente del Maie. L’unica testata che ha difeso Cario è stata ItaliaChiamaItalia, fondata da Ricky Filosa, oggi coordinatore del Maie e fino al febbraio 2021 portavoce di Ricardo Merlo. La vicenda si è poi chiusa con le dimissioni di Fiorella Cario che però ha sottolineato come l’impiego al consolato fosse temporaneo e la paga simbolica, 65 euro al mese secondo quanto riporta ItaliaChiamaItalia, testata per cui ha scritto in passato lo stesso Sangregorio. Dal 2017 Cario presiede l’Associazione Centro Calabrese di Buenos Aires, date le sue origini calabresi.

Il precedente nel 2008

Lo stesso meccanismo delle schede manomesse è stato già segnalato durante l’elezioni del 2008, sempre in Argentina. In quell’occasione il meccanismo avrebbe favorito l’ingresso a Palazzo Madama del candidato per l’allora Popolo delle libertà Esteban Juan Caselli, “Cacho” per gli amici, ma detto “O Monije nigro” (il Monaco nero) per i suoi rapporti con il Vaticano.

Tra i distretti elettorali coinvolti nella presunta frode ci sarebbe per altro sempre San Isidro, distretto di Buenos Aires. Questa volta però, la truffa sarebbe avvenuta direttamente dentro i locali dell’ambasciata d’Italia, con 22 mila schede compilate dalla stessa calligrafia. La Procura di Roma aveva aperto un fascicolo, di cui però si sono perse le tracce. Caselli all’epoca faceva parte di Italiani nel Mondo, movimento politico il cui segretario Sergio De Gregorio ha patteggiato 20 mesi di reclusioni per corruzione in atti d’ufficio dopo essere stato pagato da Silvio Berlusconi 3 milioni di euro per lasciare il partito in cui stava in precedenza, Italia dei Valori, ed entrare nel Pdl.

Intercettato nel corso di un altro dei numerosi procedimenti in cui è finito indagato in quegli anni, Silvio Berlusconi ha definito Caselli «pericolosissimo». In Argentina Caselli era già stato accusato di traffico d’armi insieme a Carlos Menem, ex presidente poi condannato nel 2013, sotto il quale Caselli è stato nominato ambasciatore presso la Santa Sede. Il procedimento è ancora aperto.

Oltre a Caselli, avrebbero ottenuto un seggio attraverso lo stesso meccanismo fraudolento anche altri esponenti del movimento Italiani nel Mondo, parte del Pdl. Tra questi certamente Nicola Di Girolamo, che nel 2015 ha anche patteggiato una pena a cinque anni di reclusione per riciclaggio per conto della cosca degli Arena. A seguito dell’accusa di essere stato eletto in Germania con il voto della ‘ndrangheta, si è dimesso da senatore nel 2010.

Cecilia Agnesi & Lorenzo Bagnoli (pubblicato da Irpimedia.eu lo 08/09/2021)

Fonte: Elezioni italiane 2018, sotto indagine per presunti brogli il voto in Argentina (irpi.eu)

Italia e America Latina, tra rimpianti e stereotipi: un rapporto tanto antico e profondo quanto ambivalente e contradittorio

Un rapporto speciale, quello che lega l’Italia all’America Latina, che affonda le proprie radici lontano nei secoli e che è fatto di luci e ombre, come forse è inevitabile in tutte le relazioni importanti per la vita delle persone come per quella di popoli e nazioni.

Una storia che inizia molti secoli prima della nascita dello Stato italiano, basti pensare alle spedizioni di navigatori come Amerigo Vespucci o alla napoletana Teresa di Borbone, imperatrice del Brasile. Anche lo storico flusso migratorio italiano verso il Sudamerica, che ha fatto di questa regione del mondo quella più “italiana” del pianeta in ragione della presenza di un numero di nostri discendenti pari agli italiani che vivono dentro ai confini nazionali, ha origine negli anni pre-unitari facendo sì che – come ebbe a ricordare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando la nostra collettività in Argentina – gli italiani si riconoscessero tali all’estero prima ancora della fondazione del nostro Stato nazionale.

Eppure, nonostante tutto ciò, troppe volte retorica e strabismo hanno finito per depotenziare un rapporto che avrebbe dovuto e potuto essere valorizzato molto di più e in tutti i settori, da quello politico-istituzionale a quello economico e commerciale. Troppo spesso proprio la straordinaria presenza della nostra comunità in quasi tutti i Paesi del continente si è rivelata non un vantaggio ma un alibi alla costruzione di una relazione privilegiata e strategica; o quante volte abbiamo preferito dare per scontata una relazione che grazie ai profondi vincoli di sangue pensavamo potesse camminare in maniera inerziale sui binari di un’amicizia cordiale e fraterna ? Ciò in alcuni casi ha impedito di valorizzare il vero potenziale che poteva provenire all’Italia dalla costruzione di una relazione strutturata con le nuove generazioni di italiani che erano nate in questa parte del mondo, affidando alla nostalgia e a logiche assistenzialiste una cooperazione che perdeva così i suoi aspetti innovativi a scapito di quelli amicali o addirittura clientelari.

Anche le relazioni politiche o istituzionali non sono state esenti da questi eccessi di emotività o di retorica, come nel caso della infatuazione di certi settori della sinistra italiana rispetto ad alcuni processi rivoluzionari, anche quando questi sono poi scaduti nell’autoritarismo o nelle mille sfumature della dittatura; mi riferisco al sostegno del regime di Maduro in Venezuela o di Ortega in Nicaragua, come anche alla difesa acritica del sistema cubano. Un innamoramento manicheo ben diverso dal sostegno coraggioso e coerente di tutte le forze politiche italiane alla lotta politica contro le dittature sudamericane del secolo scorso: allora il sostegno alle opposizioni democratiche proveniva dalla Democrazia Cristiana di Moro, dal Partito Socialista di Craxi e dal Partito Comunista di Berlinguer, attraverso una sana competizione che si sarebbe poi rivelata fondamentale per rinsaldare i rapporti con questi Paesi negli anni della ri-democratizzazione.

Un punto di equilibrio negli ultimi cinquanta anni è stato invece rappresentato, sul versante istituzionale, dal ruolo dell’Istituto italo-latinoamericano (l’IILA), nato dall’intuizione lungimirante di un politico democristiano, Amintore Fanfani, e sostenuto in maniera altrettanto intelligente da socialisti e comunisti italiani; mentre, su quello sociale, è opportuno ricordare il ruolo costante di raccordo con il mondo del lavoro sudamericano e le collettività italiane svolto dalle organizzazioni sindacali, così come quello (spesso poco visibile ma straordinariamente fecondo) dei mille progetti di cooperazione nati all’interno delle missioni cattoliche che hanno portato nel corso di questi anni migliaia di volontari, religiosi e laici, nel continente.

E’ questa la “nostra” America Latina: l’unica regione al mondo con un nome e un cognome di origine italiana, che probabilmente meriterebbe un salto di qualità nel suo rapporto con l’Italia. Una sfida per chi, come noi, vive a cavallo tra questi due mondi.

Fabio Porta

Terza dose di vaccino, c’è il via libera dell’Aifa: si parte subito con gli immunodepressi, poi Rsa e sanitari più esposti

Ci sarebbe già il via libera della Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa alla terza dose di vaccino anti-Covid. Si partirà a fine settembre con i pazienti immunodepressi (ad esempio i trapiantati, chi è in terapia oncologica o in trattamento per sclerosi multipla), ma il “booster” riguarderà anche gli anziani in Rsa e gli operatori sanitari più a rischio di esposizione al contagio. Per quanto riguarda il resto della popolazione, l’Aifa attenderà le conclusioni dell’Agenzia europea del farmaco Ema sulla questione della terza dose, che potrebbero arrivare tra un mese. L’orientamento, dunque, è questo.

Le tre categorie da cui si parte

Tre categorie prioritarie per cominciare, poi tutti gli altri, ma con tempi e modi ancora tutti da definire. La terza dose di vaccino anti-Covid – per stabilizzare la protezione immunitaria – si farà, e già da fine settembre. Primi in lista saranno i soggetti immunodepressi, gli anziani ed i sanitari. Successivamente toccherà agli altri cittadini, ma sulla necessità di un richiamo generalizzato gli esperti, al momento, hanno opinioni differenti. Ad illustrare più nel dettaglio il piano che verrà adottato è stato il commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo. «Si partirà con la terza dose a settembre per gli immunocompromessi, una platea di tre milioni di persone, poi – ha detto – a seguire, si andrà sugli anziani e sui sanitari e poi vedremo». La scelta su chi rivaccinare prima si basa sulla valutazione che in alcune categorie vi è una riduzione più anticipata dell’immunità offerta dai vaccini e quelle categorie verranno richiamate per una terza dose prioritariamente, come spiega il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Per il resto della popolazione, precisa, «l’evidenza è che l’immunità si avvicini ad un anno».

I dati

Sul fatto che la terza dose sia più urgente per soggetti immunodepressi e malati oncologici non c’è alcun dubbio e lo dimostrano i dati di un ultimo studio in via di pubblicazione: «Abbiamo dati su circa 600 pazienti oncologici confrontati con 250 soggetti sani in cui è stato seguito e monitorato per 4 mesi l’andamento degli anticorpi dopo la vaccinazione anti-Covid. Questi dati – annuncia Francesco Cognetti, presidente di Foce (Federazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi) – dimostrano che c’è una diminuzione del tasso anticorpale in particolari pazienti oncologici con determinate caratteristiche. Lo studio dimostra cioè una diminuzione più precoce della immunoreattività dopo il vaccino in alcune categorie di malati oncologici rispetto ai soggetti sani». Questi dati, rileva, «potranno essere preziosi per la scelta dei malati da indirizzare immediatamente alla terza dose».

Concorda poi con la necessità di una terza dose per il personale sanitario il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, secondo cui è «fondamentale procedere con la terza dose ai sanitari, dall’autunno, anche per prevenire reinfezioni – che sono già state segnalate in alcuni casi – e garantire una piena efficienza della categoria». Sergio Abrignani, immunologo all’Università di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts): «La terza dose riguarderà tutti gli italiani, seguendo la solita schedula: prima fragili, operatori sanitari, anziani, e poi gli altri. Chiunque si intenda di vaccini sapeva già dall’inizio che sarebbero servite tre dosi. II miglior modo è vaccinare con tre dosi perché in chi ha risposto male alle prime 2 dosi aiuta a far partire la risposta, mentre in chi ha risposto bene serve a prolungare la memoria immunologica». In merito, conclude Abrignani, «è probabile che arrivi a breve l’autorizzazione di Fda e Ema», aggiungendo che il richiamo verrà effettuato con vaccini a mRna.

Il duplice scopo

Impegnarsi a portare più vaccini nei Paesi che sono in forte ritardo con le immunizzazioni e, allo stesso tempo, avviare la somministrazione della terza dose nei Paesi più ricchi e avanzati. «Non c’è contraddizione, le due cose si devono fare contemporaneamente – aveva detto il ministro della Salute Roberto Speranza nei giorni scorsi – perché non possiamo comunque disperdere il livello di protezione acquisita nei nostri Paesi». A proposito di terza dose, il ministro aveva confermato l’intenzione di partire «già nel mese di settembre» con i soggetti più fragili, che hanno avuto una risposta immunitaria debole, dai pazienti oncologici ai trapiantati. «Poi seguiremo la bussola della fragilità e continueremo con gli anziani over 80 e gli ospiti delle Rsa, fino agli operatori sanitari, che sono le prime categorie che hanno ricevuto il vaccino». Ci sono, però, ancora milioni di italiani senza nemmeno una dose e il governo è pronto alla prossima mossa, con «l’estensione del Green pass e ulteriori ipotesi che sono state dibattute», dice Speranza, che tiene sempre alta l’attenzione: «Il Covid è ancora un nemico insidioso in tutti i nostri Paesi, ci sono ancora contagi e decessi, la prima battaglia è contro il virus».

Le dichiarazioni di Fauci

In un’intervista rilasciata a La Stampa-Il Secolo XIX, il virologo e consulente della Casa Bianca Antony Fauci si è espresso a proposito della terza dose. «Sarà necessaria una terza dose? È una buona idea» ha detto. Aggiungendo: «Abbiamo visto negli Usa, e in Israele, dove i programmi sono più avanzati, che dopo alcuni mesi l’efficacia dei vaccini diminuisce, sia nel caso di sintomi leggeri sia nel caso di quelli più gravi che necessitano di un ricovero. E questo soprattutto nel caso della variante Delta. Basandoci sui dati, prevediamo, entro settembre, di iniziare a distribuire negli Usa la terza dose di Pfizer, Moderna o Johnson&Johnson».

Fonte: Terza dose di vaccino, c’è il via libera dell’Aifa: si parte subito con gli immunodepressi, poi Rsa e sanitari più esposti – Il Secolo XIX

Mattarella: «Vaccinarsi è un dovere civico e morale, non si invochi la libertà per evitare di farlo»

Vaccinarsi contro il Covid-19 un «dovere civico e morale», e sbaglia chi invoca la libertà per evitare di farlo, perché «quell’invocazione» corrisponde a «mettere al rischio la salute altrui. Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione. Questa «è lo strumento che con grande velocità la comunità scientifica ci ha consegnato per sconfiggere il virus e che sta consentendo di superare le conseguenze economiche e sociali» della pandemia. A dirlo, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Pavia, è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Chi pretende di non vaccinarsi, con l’eccezione di chi non può farlo, e di svolgere vita normale, frequentando luoghi condivisi di lavoro, istruzione e svago, in realtà costringe tutti gli alti a limitare la libertà, rinunciare a una prospettiva di normalità di vita».

La condanna delle violenze

Il Capo dello Stato, che in precedenza aveva preso parte all’inaugurazione del Salone del Mobile 2021 a Milano, ha anche definito «gravi» le minacce di violenza e le violenze da parte dei no vax, e ha spiegato che quei comportamenti vanno «sanzionati con rigore». «Non posso non dire — ha sottolineato — una parola sulla violenza e le minacce che affiorano in questo periodo, contro medici, scienziati e giornalisti e persone delle istituzioni, fenomeni allarmanti e gravi che vanno contrastati con fermezza, anche sanzionando con doveroso rigore per tutelare coloro, che sono la stragrande maggioranza dei cittadini, ha adottato comportamenti responsabili avvertendo un comune dovere di solidarietà». Infine il presidente ha rimarcato: «Ancora di più oggi, dopo la pandemia, siamo in debito verso la scienza e la ricerca». Oggi siamo in condizione di dire «quanto dobbiamo alla scienza, quanto ci ha consentito di superare i pericoli maggiori della pandemia. Questa condizione sottolinea la riconoscenza nei confronti della scienza ma anche il dovere di sorreggerla nei momenti di emergenza e in qualunque tempo, circostanza e condizione».

Fonte: Mattarella: «Vaccinarsi è un dovere civico e morale, non si invochi la libertà per evitare di farlo»- Corriere.it

A Santa Margherita Ligure il primo G20 sulla parità di genere

È iniziata questa mattina a Santa Margherita Ligure (Genova) la prima conferenza di un G20 dedicata esclusivamente al tema dell’empowerment femminile.
Presieduta dalla Ministra per le pari opportunità, Elena Bonetti, alla conferenza partecipano Ministri responsabili per le pari opportunità del Paesi del G20 e dei Paesi ospiti, rappresentanti di organizzazioni internazionali (UN Women, OIL, OCSE), del mondo delle imprese, dell’accademia e della società civile.

Due le aree di approfondimento al centro dei lavori: Stem, competenze finanziari e digitali, ambiente e sostenibilità; Empowerment lavorativo ed economico e armonizzazione dei tempi di vita.

Ai partecipanti è giunto il saluto del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che si è detto “molto orgoglioso” che “la prima conferenza sulla parità di genere nella storia del G20 si svolga sotto la Presidenza italiana. Ringrazio la Ministra Bonetti per l’eccellente lavoro preparatorio svolto”.

L’Italia, assicura il Premier, “è pienamente impegnata nella lotta contro le disuguaglianze di genere e riteniamo che il G20 possa svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere le donne in tutto il mondo. Durante la Presidenza italiana, abbiamo adottato misure concrete per migliorare la posizione delle donne nel mondo del lavoro, promuovere la loro emancipazione e rimuovere gli ostacoli che frenano le loro carriere”.

A giugno, ricorda Draghi, “abbiamo adottato una tabella di marcia volta a raggiungere e superare l’obiettivo fissato a Brisbane, che prevede di ridurre del 25% entro il 2025 i divari di genere nel tasso di partecipazione alla forza lavoro nei Paesi del G20. La tabella comprende 17 indicatori che consentono di monitorare i progressi raggiunti verso la piena parità di genere nel mondo del lavoro. Ogni perdita di talento femminile è una perdita per tutti noi”.

Inevitabile l’attenzione all’Afghanistan: “la riunione odierna è stata resa ancora più urgente dalla crisi in Afghanistan”, scrive Draghi. “Non dobbiamo illuderci: le ragazze e le donne afghane sono sul punto di perdere la loro libertà e la loro dignità, di tornare alla triste condizione in cui si trovavano vent’anni fa. Rischiano di diventare ancora una volta cittadine di seconda classe, vittime di violenza e di discriminazioni sistematiche, soltanto per il fatto di essere donne”.

Per questo, sottolinea, “il G20 deve fare tutto il possibile per garantire che le donne afghane mantengano le loro libertà e i loro diritti fondamentali, in particolare il diritto all’istruzione. Le conquiste raggiunte negli ultimi vent’anni devono essere preservate. In quanto paesi del G20, abbiamo degli obblighi non soltanto nei confronti dei nostri cittadini, ma anche nei confronti della comunità globale. Dobbiamo difendere i diritti delle donne ovunque nel mondo, soprattutto dove esse sono minacciate”. (aise) 

Fonte: A Santa Margherita Ligure il primo G20 sulla parità di genere (aise.it)

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