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Generale

Referendum del 2 giugno 1946: storia di una spaccatura

Oggi si celebra il settantacinquesimo anniversario della Repubblica Italiana, il 2 giugno 1946, infatti, il popolo italiano fu chiamato a scegliere con suffragio universale tra la Monarchia e la Repubblica, occasione in cui le donne votarono per la prima volta. Il risultato del Referendum fu inficiato da sospetti di brogli probabilmente ingiustificati ma se le irregolarità non ci furono, è indiscusso che il suffragio si realizzò in un clima influenzato dalle potenze che avevano vinto la guerra: USA, Gran Bretagna, Francia, che non avevano mai ritenuto l’Italia loro pari. Per ricordare il clima di diffidenza verso il risultato del voto si ricorda che il giornale Italia Nuova scrisse che i votanti sarebbero dovuti essere ventuno milioni invece furono ventitré milioni e mezzo. Comunque numeri in mano la Repubblica ottenne 12.718.641, pari al 54,3% degli elettori, la Monarchia 10.718.502 e le schede nulle o bianche furono 1.498.136. La forbice fu di circa un milione e ottocentomila voti.

Al referendum non parteciparono la popolazione di Bolzano, che aveva 297.000 abitanti, né quella di Trieste con 345.000 abitanti, né i prigionieri di guerra, che dovevano ancora tornare, stimati intorno agli 800 mila né possiamo supporre come avrebbero votato. L’Italia entrata in guerra dalla mano del governo fascista il 10 giugno 1940, accanto alla Germania e contro la Francia e l’Inghilterra, nel 1943, dopo la caduta del governo fascista 25 luglio 1943, deposizione di Mussolini e inizio del governo Badoglio, aveva firmato il 3 settembre un armistizio con gli alleati ed era passata da amica dei tedeschi e nemica degli Inglesi, Francesi e USA nella posizione opposta, i nemici erano diventati amici. L’armistizio fu reso pubblico l’8 settembre data che segnò l’inizio della Resistenza, lo stesso giorno il Re e Badoglio scapparono lasciando in una sensazione di abbandono la maggior parte della popolazione italiana che probabilmente li considerò dei traditori. Dal 3 all’8 settembre milioni di tedeschi invasero l’Italia centro-settentrionale che, da quel momento, si trasformò per poco meno di due anni in un campo di battaglia tra le forze tedesche solidamente e le truppe alleate.

Concretamente a prescindere dai supposti brogli probabilmente infondati, il risultato del Referendum mostrò un’Italia spaccata in due, esattamente come ora. Finì una tappa e ne iniziò un’altra che dura tuttora.

Edda Cinarelli

L’Ambasciata a porte virtuali aperte per il 2 giugno

Nel 75° anniversario della Repubblica Italiana, l’Ambasciata a Buenos Aires apre virtualmente le sue porte alla collettività e a tutti gli amici dell’Italia per celebrare l’importante ricorrenza e i valori che essa rappresenta.

“Da sempre italiani e argentini celebrano insieme i loro momenti più importanti. E in una fase difficile – spiega l’Ambasciatore d’Italia in Argentina Giuseppe Manzo – vogliamo offrire un momento per stare insieme, anche se a distanza, nel nome dell’amicizia tra i due Paesi”.

L’appuntamento è per il 2 giugno, ore 20, con accesso libero e gratuito sul canale Youtube dell’Ambasciata e del Teatro Coliseo.

Padrone di casa sarà appunto l’Ambasciatore Manzo che accoglierà e guiderà gli ospiti. Si parte da Palacio Alvear, la storica sede dell’Ambasciata, per un percorso di storie, immagini e iniziative virtuali, che raccontano l’Italia di oggi e le sue eccellenze in Argentina: dai progetti sull’acqua potabile alle reti satellitari comuni; dai più famosi oggetti di design italiano alle iniziative per promuovere la microimprenditorialità femminile.

Dopo gli inni nazionali, la celebrazione si concluderà con lo speciale concerto da Genova di Gino Paoli e Danilo Rea organizzato dal Consolato Generale d’Italia a Buenos Aires. (aise) 

Fonte: Buenos Aires: l’Ambasciata a porte aperte per il 2 giugno (aise.it)

Italia, Messico, Spagna e Usa sveleranno la nazionalità di Colombo

“Dove nacque Cristoforo Colombo? Uno dei più grandi enigmi storici potrà essere risolto con tutta probabilità nei prossimi mesi grazie alla più avanzata tecnologia genetica sul Dna. Un progetto scientifico dell’Università di Granada e di diversi laboratori internazionali (Firenze, Roma, Texas e Messico) analizzerà le ossa del navigatore, che la tradizione vuole che abbia visto la luce a Genova, per determinare se fosse italiano, corso, portoghese o spagnolo. L’indagine intende identificare il luogo di nascita dopo l’analisi genetica delle ossa, estraendo il Dna che potrà essere messo a confronto con i resti dei familiari e dei suoi discendenti diretti, ha annunciato oggi (ieri – ndr) il quotidiano spagnolo El Pais”. A rilanciare la notizia è Massimo Barzizza su “Punto d’incontro”, portale online che dirige a Città del Messico.

“Affinché la conclusione finale sia il più affidabile possibile, al processo parteciperanno cinque laboratori, due dei quali —uno di Firenze e l’altro statunitense— lavoreranno in modo indipendente e isolato.

Sosterranno lo studio anche altri due istituti, uno a Roma e l’altro in Messico, mentre il team avrà anche contatti specifici con un quinto centro specializzato in identificazione genetica, in modo che quando tutti avranno completato il lavoro verranno raccolti i dati ottenuti da ciascuno.

Colombo morì il 20 maggio 1506 a Valladolid, e da fin da allora si è aperta la questione della sua origine.
José Antonio Lorente, professore di medicina legale e forense presso l’Università di Granada, insieme all’antropologo fisico Juan Carlos Álvarez Merino e allo storico Marcial Castro, a capo di un’équipe interdisciplinare, riesumarono nel 2003 le spoglie dell’ammiraglio e di suo figlio Hernando dal sepolcro dove furono deposte nella cattedrale di Siviglia. Infine estrassero parte delle ossa e le trasferirono, insieme a quelle di Diego Colón, fratello del leggendario marinaio. Nel corso di quell’indagine è stata confermata la relazione tra le tre salme (i due fratelli, Cristóbal e Diego, e il figlio del primo, Hernando). La Repubblica Dominicana sostiene invece che il navigatore riposi nella Cattedrale di Santo Domingo, in un’urna ritrovata nel 1877 dove si legge la scritta “Cristoforo Colombo”.

La disputa tra la Spagna e il paese caraibico sui resti ha origine nel fatto che i corpi dello scopritore dell’America e di suo figlio furono trasferiti dalla penisola nel 1523 all’isola di Hispaniola (territorio oggi condiviso dalla Repubblica Dominicana e Haiti), dove il marinaio voleva essere sepolto.

I corpi furono depositati nella Cattedrale di Santo Domingo, fino a quando nel 1793 la Spagna cedette l’isola caraibica alla Francia. Le urne furono poi trasportate nella Cattedrale dell’Avana, dove rimasero fino all’indipendenza di Cuba nel 1898. Da lì, con tutti gli onori, furono rispedite in Spagna e collocate nella Cattedrale di Siviglia, dove l’ammiraglio riposa in un’imponente opera di sepoltura di Arturo Mélida. I promotori del progetto internazionale di ricerca stanno cercando, attraverso il governo spagnolo, di ottenere dalla Repubblicana Dominicana le ossa che ancora conserva per sottoporle alle indagini del Dna. I risultati dell’indagine saranno resi pubblici a ottobre in un documentario diretto da Regis Francisco López, prodotto da Rtve e Story Producciones.

L’ipotesi più accettata dagli storici colloca il luogo di nascita di Colombo a Genova nel 1451, come figlio di Giovanni Colón o Colombo e Giovanna Fontanarrosa, una famiglia di tessitori. Vari documenti storici, come il testamento di suo figlio Hernando Colón, lo accreditano. I dubbi persistono, tuttavia, poiché Cristoforo Colombo non avrebbe mai scritto una riga in italiano e nei suoi testi utilizzò idiomi valenziani, maiorchini, galiziani e portoghesi.

Ci sono numerose teorie che sostengono che l’ammiraglio avrebbe nascosto o falsificato la sua origine di ebreo convertito al cattolicesimo a causa di problemi legali all’eredità di famiglia. Storici rinomati hanno stabilito il luogo di origine di Colombo in paesi diversi come Spagna, Portogallo, Croazia o addirittura Polonia. Secondo gli esperti dell’Università di Granada quella che sta per partire è “l’indagine scientifica più ambiziosa sull’origine di Colombo, che raccoglie il lavoro sviluppato dalle diverse tesi emerse fino ad ora e che metterà a confronto tutte le ipotesi””. (aise) 

Fonte: Punto d’incontro/ Italia, Messico, Spagna e Usa sveleranno la nazionalità di Colombo (aise.it)

Il Comites ricorda il dott. Favaloro e chiede una firma per il suo busto

Nel giorno del Siciliano, il pensiero corre rapido a René Favaloro, e si plaude all’iniziativa del Comites che ha commissionato un busto per ricordarlo. Favaloro è nato in Argentina, a La Plata, da una famiglia emigrata dall’isola di Salina, in provincia di Messina. Il nonno, Geronimo, probabilmente il vero nome era Girolamo, aveva nell’isola un podere che coltivava a vigna. Per il clima e per la terra particolarmente fertile, ne ricavava un’uva squisita da cui estraeva un vino molto apprezzato, che vendeva in terraferma.

Tutto andava bene, la famiglia doveva lavorare duramente ma non era povera, seguiva un ritmo di vita antico e destinato a perdurare fino a quando è arrivata la filossera a sparigliare le carte. Le piante di vite si sono ammalate e la famiglia, preoccupata per la sua economia, ha dovuto prendere un’inaspettata decisione: quella d’emigrare alla ricerca di un futuro più stabile. Ha deciso così di venire in Argentina.

Il figlio di Geronimo era ebanista, il nipote fin da piccolo ha dimostrato il desiderio di fare il dottore, spinto probabilmente dal desiderio d’essere utile agli altri. La sua è un esempio della tipica famiglia di emigranti, che con sforzo, dedizione, onestà è riuscita ad ascendere socialmente. René ha studiato molto, nei momenti liberi aiutava il padre in bottega, è arrivato all’Università, dove si è laureato in medicina.

Nel 1949, appena laureato, è entrato nel Policlinico de La Plata come aiuto-medico. Ha iniziato come medico praticante, nel giro di pochi mesi, è stato confermato. Gli hanno chiesto allora di compilare una scheda con i suoi dati personali ma, nell’ultima pagina, doveva firmare che accettava la dottrina del governo. Si è rifiutato di farlo motivato dal fatto di avere meriti più che sufficienti per il posto e di non voler tradire i suoi ideali di libertà d’opinione.

In seguito ha lavorato alcuni anni come medico di campagna poi si è trasferito negli USA, in Ohio, dove nella Cleveland Clinic si è specializzato in cardiologia e nel 1967, ha realizzato il primo intervento di bypass. Nel 1971 è tornato in Argentina per ricongiungersi con i suoi familiari e ripagare con il suo lavoro il paese d’accoglienza delle enormi possibilità che gli aveva offerto, e il sogno nel cassetto di sviluppare in Argentina un centro di eccellenza simile a quello della Clinica di Cleveland, combinando cure mediche a ricerca scientifica.

Nel 1975 è riuscito a coronare il suo sogno ed ha istituto la Fondazione Favaloro, un’istituzione scientifica dedicata all’educazione medica e alla ricerca in cardiologia. Il medico aveva ottenuto prestigio, fama, ed era diventato una delle eccellenze dell’Argentina, nonostante questo, con il passare del tempo la situazione economica della Fondazione ha cominciato a fare acqua. Già a cavallo del 2000 aveva un marcato deficit economico multi cause, così il 29 luglio 2000, il medico, dopo aver chiesto ripetutamente aiuto al Presidente della Repubblica Argentina, Fernando De la Rua e ad altri numerosi dirigenti, criticando il sistema sanitario e la corruzione imperante tra i politici, si è suicidato con uno sparo al cuore.

Sono passati molti anni, il ricordo di questo dottore continua a essere forte tra la popolazione come emblema di persona onesta, intelligente, studiosa, che ha ottenuto il successo grazie allo sforzo e allo studio.

Il Comites di Buenos Aires, presieduto dall’avvocato Dario Signorini, ha commissionato allo scultore Juan Di Stefano un busto del medico, per farlo istallare in Plaza Houssay, di fronte alla facoltà di Medicina, dove potrebbe vederlo un’infinità di giovani. Con questo fine ha presentato un disegno di legge nel Parlamento (Legislatura) della città di Buenos Aires ma per ottenere che il ddl si trasformi in legge ha bisogno della firma dei cittadini che possono aderire attraverso la piattaforma Si change.org

Si prega di firmare la petizione

Edda Cinarelli

Il Saluto di Fabio Porta a Franco Battiato (1945-2021)

Un gigante, un maestro, un grande cantante e cantautore della musica italiana. Per me la colonna sonora di una vita e un riferimento permanente, come il suo “centro di gravità: difficile elencare o indicare quale o quali canzoni hanno segnato maggiormente la mia, la nostra vita.

Battiato era unico, inconfondibile e inimitabile; riusciva a unire la musica popolare con quella colta ed erudita, in una contaminazione continua tra lingue e culture.  Ha cantato in dialetto siciliano, la sua Sicilia, ma anche in tedesco, francese, arabo…

Ho avuto la fortuna di partecipare a diversi suoi concerti e sono stati per me tra i ricordi più belli della mia esistenza.

Ciao, Franco! Grazie per quanto ci hai dato, un tesoro inestimabile RIP.

Fabio Porta

Doppia vincita milionaria (in pochi giorni) al Gratta e Vinci, la procura archivia le indagini: “E’ stata solo fortuna”

Solo questione di fortuna. E così i 2,4 milioni di euro vinti per due volte in 20 giorni al Gratta e Vinci e sequestrati per accertamenti dalla magistratura veronese torneranno al legittimo vincitore, dopo che il fascicolo di inchiesta a suo carico è stato archiviato, come ha fatto sapere il sostituto procuratore della repubblica Alberto Sergi al Corriere del Veneto.

Nessun riscontro, dalle verifiche svolte dalla Guardia di Finanza, su irregolarità o misteriose “soffiate” da parte di tabaccherie compiacenti, ma solo fortuna per il cittadino brasiliano che vive in provincia di Mantova. Lo scorso 4 febbraio aveva vinto un milione di euro con un biglietto preso in una tabaccheria nel modenese, poi il 24 dello stesso mese altri due milioni con un biglietto acquistato a Garda (Verona) assieme ad un amico, un veronese di 47 anni.

L’uomo, da 3 anni in Italia, lavora come piastrellista. L’inchiesta era stata aperta in seguito alla segnalazione scattata dall’Uif, l’Unità di informazione bancaria della Banca d’Italia, che ha allertato la Guardia di Finanza dopo che l’uomo aveva disposto un bonifico di 800mila euro sul suo conto corrente in un istituto di credito brasiliano.

Fonte: Doppia vincita milionaria (in pochi giorni) al Gratta e Vinci, la procura archivia le indagini: “E’ stata solo fortuna” – Il Fatto Quotidiano

A 54 anni dal primo bypass di Favaloro un nuovo busto per ricordarlo

Il 9 maggio si compiranno cinquantaquattro anni da quando il dott. René Geronimo Favaloro (La Plata, 12 luglio 1923 – Buenos Aires, 29 luglio 2000), nella Cleveland Clinic, Ohio, USA, ha realizzato, per la prima volta un’operazione di bypass, era il 1967. Di anni ne erano passati soltanto cinque da quando aveva lasciato la sua Argentina, il paese cui teneva tanto, per trasferirsi negli USA e perfezionarsi in cardio chirurgia.

Era nato a La Plata, da una famiglia di origine siciliana, di Salina, Eolie, nella provincia di Messina e dai genitori aveva imparato a lavorare molto, sforzarsi ed essere umile. A La Plata si è laureato in medicina, ha poi lavorato come medico di campagna, infine ha deciso che per avere un’ottima formazione sarebbe stato bene andare alla Cleveland Clinic, 1962.

Con il desiderio di fondare nel suo paese, un centro ospedaliero simile, nel 1971 è tornato, per un tempo ha lavorato nel “Sanatorio” Güemes e nel 1975 con altri colleghi e ricercatori ha creato la Fondazione Favaloro, un istituto scientifico dedicato all’educazione medica e alla ricerca, cui dedicava quasi ogni secondo della sua vita. Sono state molte le persone che ha salvato con l’operazione di bypass. Erano di tutti i livelli sociali ricchi e poveri, poiché nella Fondazione un numero determinato di letti era riservato ai poveri, come lui stesso ha scritto nella lettera che ha lasciato alla sua morte. La maggior parte dei pazienti proveniva dalle imprese di assistenza sociale che toccano agli impiegati secondo il lavoro svolto.

Era un chirurgo onesto, operava per vocazione, senza interesse per la contabilità era inevitabile quindi che con l’alto livello ottenuto in campo chirurgico si scontrasse con la realtà della politica. La Fondazione svolgeva un lavoro di eccellenza ma le imprese di assistenza sociale non pagavano in tempo. L’ “Instituto Nacional de Servicios Sociales para Jubilados y Pensionados – PAMI – gli doveva molto denaro. Nel 2000 l’Istituzione era in crisi ed erano urgenti un’operazione di riduzione delle spese e il licenziamento di alcuni collaboratori e impiegati che si sarebbero potuti evitare se i debitori avessero fatto onore ai loro obblighi, cioè se avessero pagato i loro debiti, ma non l’hanno fatto. Favaloro ha anche scritto una lettera per chiedergli aiuto all’allora Presidente della Repubblica Argentina, Fernando De La Rua, che l’ha letta quando era già troppo tardi. Il chirurgo quindi di fronte a una razionalizzazione dei collaboratori e dipendenti, probabilmente vinto dalla corruzione e dagli interessi politici, lasciato solo, si è ucciso.

Era il 23 luglio 2000, prima di morire ha scritto una lettera per spiegare il suo gesto, ha scritto: “Abbiamo dovuto lottare continuamente contro la corruzione imperante nella medicina (quella stessa corruzione che ha contaminato il nostro paese in molti livelli) ”. Poi parlando dei sindacalisti li ha definiti corrotti, e ha chiamato nello stesso modo le persone che avevano in mano il PAMI.

Negli anni anteriori, Favaloro aveva ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana, di cui andava fiero. Amava le sue origini e ci teneva a dire che era siciliano argentino, d’altra parte il governo italiano l’ha insignito di varie onorificenze, fra cui, nel 1991, quella di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, firmata dall’allora Presidente Francesco Cossiga.

Post mortem gli sono stati resi molti omaggi, di cui alcuni si devono all’opera dell’imprenditore Alberto Materia, anche lui di origine siciliana, di Salina, e dell’ing. Carmelo Pintabona. Grazie ad un’idea del prof. Marcello Saija, siciliano, abitante di Salina, fondatore del Museo dell’Emigrazione di Leni, a Salina, è stato istallato in questo museo un busto bronzeo del chirurgo, realizzato dall’artista argentina di origine siciliana Anna Zulema Soldano, donato da Alberto Materia (socio della federazione “Siciliani in Argentina”, membro del CITIM), e da Carmelo Pintabona, con la collaborazione di Antonino Casella, Silvestre Gravagna, Filadelfio Oddo e Salvatore Giannone della comunità siciliana in Argentina.

Nel 2009, nel corso della VI Settimana della Regione Siciliana, svolta nel Teatro Coliseo e organizzata da Pintabona, presidente della Federazione delle associazioni siciliane del Sud, dai suoi collaboratori; dalla Regione Siciliana e da altre istituzioni, la Federazione Siciliani in Argentina ha assegnato alla Fondazione Favaloro il Premio Luigi Pirandello, una targa opera dell’artista plastico siciliano Biagio Gurrieri. Nel corso della stessa cerimonia l’Omnia Academy di Favara ha assegnato un altro premio alla Fondazione, entrambi i premi sono stati ritirati dalla dott.ssa Liliana Favaloro, nipote del medico e presidente della fondazione.

A Mar del Plata il 26 settembre 2010, sempre per iniziativa di Alberto Materia e di Carmelo Pintabona è stato istallato un altro busto nel rione La Perla, in un luogo di fronte all’Oceano, dove Favaloro amava andare per riflettere. A Balcarce, il Comune e la Fondazione Fangio ne hanno inaugurato un altro nel 2019. Il comune de La Plata, città dove Favaloro è nato ed ha studiato medicina, nell’anniversario della sua morte, nel 2020, gli ha dedicato un Memoriale nel Paseo del Bosque. La città di Buenos Aires invece spicca per la sua assenza. A colmare questa lacuna ci hanno pensato il Comites e FEDIBA, entrambi presieduti dall’avv. Dario Signorini, che hanno commissionato un nuovo busto dedicato al dottore, con il desiderio di istallarlo in Plaza Houssay, di fronte alla facoltà di Medicina. Con questo fine è stato presentato un disegno di legge nel Parlamento (Legislatura) della città di Buenos Aires e per ottenere che il ddl si trasformi in legge c’è bisogno della firma dei cittadini che possono aderire attraverso la piattaforma change.org

Sarebbe bene che gli abitanti della città firmassero la richiesta, prima di tutto per rendere omaggio all’idealista medico, poi per mostrare ai giovani il modello di un uomo che era riuscito a sfondare con lo studio, il lavoro e lo sforzo.

Edda Cinarelli

Verso le riaperture: il piano del Governo

L’Italia prova a riaprire: i dati sull’Rt – questa settimana allo 0,85 – e l’accelerazione della campagna vaccinale sono alla base del piano di riaperture presentato oggi pomeriggio dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal Ministro della Salute Roberto Speranza.

“Proviamo a guardare al futuro con prudente ottimismo e fiducia”, esordisce Draghi prima di presentare le decisioni prese dalla cabina di regia di questa mattina. Il rischio “ragionato” del Governo si fonda su “dati in miglioramento” che non devono fare abbassare la guardia sui comportamenti – distanziamenti, mascherine – dei cittadini; e sullo sviluppo della campagna vaccinale, “con le sue sorprese, positive e negative”.

Si comincia il 26 aprile, con il ritorno della zona gialla (e gli spostamenti consentiti tra regioni gialle) e la ripresa delle attività di ristorazione anche alla sera, ma solo all’aperto. Resta comunque il coprifuoco.

Servono “cautela e giudizio” dice Speranza, nella gestione di un “percorso positivo” che vuole essere un “segnale di ripresa”, un messaggio di “ragionata fiducia al Paese” che il Governo monitorerà “con attenzione”.

La road map dell’Esecutivo prevede che da maggio fino alla fine delle lezioni, nelle zone gialle e arancioni tutti torneranno a scuola in presenza; dal 15 maggio apriranno le piscine all’aperto; dal 1° giugno lo saranno le attività connesse alle palestre: dal 1° luglio riprende anche l’attività fieristica.

Queste alcune delle date citate da Speranza per questa “fase di transizione”, caratterizzata da una riapertura “graduale” delle attività economiche e sociali sulla base dell’evidenza scientifica sulla scarsa probabilità di contagiarsi all’aperto. Sempre che, ripetono più volte Draghi e Speranza, si continuino a rispettare le norme di igiene e distanziamento.

La road map include anche musei, teatri e cinema, ricorda Draghi che anticipa anche un prossimo “pass” necessario per spostarsi tra regioni di colore diverso.

Si tratta, sottolinea il premier, di decisioni che intendono “incoraggiare l’attività economica” insieme ad altri due “pilastri” della politica di governo. Il primo, spiega, è rappresentato dal Def, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.

“Il Ministro Franco ha presentato Def e l’autorizzazione allo scostamento di 40 miliardi”, le parole del Premier. “Come avrete visto dal deficit, che si attesta a poco meno del 12%, si prevede di rientrare solo nel 2025 quando si attesterà al 3%: è una scommessa sulla crescita” basata su “riforme, investimenti e Pnrr”, cioè il recovery plan.

Si chiama “uscita dal debito attraverso la crescita” che sarà “sostenibile e rispettosa dell’ambiente”.

Il Governo, dunque, “sommette sul debito buono: gli investimenti che verranno finanziati sono stati ben individuati; ora dovranno essere ben disegnati e, soprattutto, ben attuati. Perché lo siano le norme che li disciplinino devono essere semplificate” anche per il fondo di accompagnamento.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ricorda Draghi, prevede un totale di 192 miliardi, di cui 69 a fondo perduto, e 122 in prestiti a condizioni particolarmente vantaggiose; a questi si aggiungono 30 miliardi del cosiddetto “fondo di accompagnamento” al Pnrr, cioè un fondo che finanzierà investimenti su progetti che, per i requisiti dell’Ue, non possono essere inseriti nel Pnrr.

Questi 30 mliardi, assicura Draghi, “saranno spesi con la stessa velocità” degli altri; il fondo, insomma, “non è canale di serie b”. per questo, per tutti serviranno “norme semplificate”, affinchè tutti gli investimenti siano sviluppati “nei tempi naturali senza ritardi”.

Il secondo pilastro è rappresentato dalle opere: proprio oggi Draghi e Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, hanno nominato 57 commissari per altrettante opere: 16 Infrastrutture ferroviarie; 14 stradali; 12 Presidi di pubblica sicurezza; 11 Infrastrutture idriche; 3 infrastrutture portuali; 1 Infrastruttura per trasporto rapido di massa. Per un totale di 82,7 miliardi di investimenti di cui circa il 44% al Sud.

Nell’elenco, spiega Draghi, ci sono “opere già finanziate che aspettavano di essere attuate”. Insieme alle nomine, il Mims ha presentato anche il cronoprogramma di apertura dei cantieri.

Questi i tre pilastri – Def, Pnrr e opere – indicati da Draghi che ha voluto tornare anche sul Decreto sostegni approvato la settimana scorsa, per evidenziare due punti: “la rapidità dei pagamenti”, 3 miliardi in tre settimane; e lo studio sul cambiamento dei criteri di allocamento dei fondi: “nel primo decreto – spiega il Premier – il criterio usato è stato quello del fatturato; ora il Ministero delle finanze sta pensando di aggiungere quello dell’utile, dell’imponibile fiscale, per capire chi è stato più colpito dalla pandemia. Questo significherà che i tempi per i pagamenti si allungheranno, di poco – di 3/4 settimane – ma si allungheranno”.

Durante tutto il percorso, ripetono più volte Draghi e Speranza, il Governo continuerà a monitorare la situazione, anche perché rimane attivo il “sistema a fasce”, che continuerà ad essere attivato in presenza di focolai.

Nello stilare questo cronoprogramma il Governo ha preso “un rischio ragionato”, dice Draghi: “se saranno osservati i comportamenti giusti, perché sul vaccino sono certo che andrà meglio, la probabilità che si torni indietro sarà molto bassa”. A chi gli chiedeva se questi provvedimenti allenteranno le tensioni nella maggioranza e contro Speranza – ministro sotto attacco sia da Salvini che da Meloni – Draghi ha ribadito che “le critiche a Speranza non sono né fondate né giustificate”.

Questi provvedimenti “vengono incontro al disagio delle categorie, degli operatori economici, dei ragazzi e delle loro famiglie e in questo senso portano più serenità nel Paese”, concede Draghi. Dalla ripartenza economica “mi aspetto un rimbalzo molto forte, per attestarci su un sentiero di crescita che ci permetta di uscire dall’alto rapporto debito/pil”. Il rimbalzo “è certo, non è sicuro quanto forte sarà”. Il Governo, conclude, “lavora per assicurare che dopo la ripresa il Paese continuerà a crescere”. (m.c.\aise) 

Fonte: Verso le riaperture: il piano del Governo (aise.it)

Argentina: l’Ambasciata celebra la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo

Il 15 aprile si celebra la “Giornata della ricerca italiana nel mondo”. La data è l’anniversario della nascita di Leonardo Da Vinci, senza dubbi il padre della scienza italiana. E anche l’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Argentina parteciperà alle celebrazioni tramite un webinar organizzato per l’occasione, alle ore 18.00 (ora argentina), aperto al pubblico, trasmesso dal proprio canale Youtube, il cui asse tematico sarà la Cooperazione nelle tecnologie spaziali tra Italia e Argentina.

La cooperazione scientifica tra Italia e Argentina ha radici remote e si è sviluppata in tutti i settori, ma probabilmente è nel settore spaziale dove entrambi i paesi hanno investito maggiori sforzi bilaterali in termini di risorse umane e finanziarie. Per questo motivo l’evento è dedicato alla cooperazione nelle tecnologie spaziali, e in particolare sul Progetto SIASGE (Sistema satellitare italiano per la gestione delle emergenze) istituito tra le agenzie spaziali di entrambi i paesi, ASI e CONAE, che dal punto di vista dell’implementazione dell’infrastruttura, la messa in orbita dei 4 satelliti italiani COSMO-SKYMED e dei due satelliti argentini SAOCOM 1A e 1B, prevista nel progetto originario, è considerato un progetto di grande successo.

All’evento parteciperanno l’Ambasciatore d’Italia in Argentina, Giuseppe Manzo; il Ministro della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione della Repubblica Argentina, Roberto Salvarezza; il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia; il Direttore della CONAE, Raúl Kulichevsky, ed esperti del settore spaziale, argentini e italiani, che hanno reso possibile la collaborazione scientifica e tecnologica tra l’Italia e l’Argentina in un settore di alta tecnologia con applicazioni fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico.

Verso la fine dell’evento, saranno illustrate le applicazioni delle immagini satellitari che fanno parte del recente accordo tra la società italiana eGEOS e l’Argentina Veng per lo sfruttamento commerciale congiunto delle immagini. (aise) 

Fonte: Argentina: l’Ambasciata celebra la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo (aise.it)

Mar del Plata: la comunità italiana celebra i 116 anni dei “genovesi” del Boca Junior

Lo scorso sabato 3 aprile il Club Atletico Boca Juniors, una delle due squadre più seguite dell’America-Latina, ha festeggiato il suo 116 anniversario. Per questo motivo, anche a Mar del Plata si è svolta una riunione per ricordare la ricorrenza assieme alla comunità italiana. Una riunione svoltasi presso la filiale del Boca “Peña Boquense “Roberto Mouzo” di Mar del Plata” in onore al difensore con più partite in maglia “Azul y Oro”. Presenti all’incontro il presidente della Peña Mouzo, Fernando Castro, e il Presidente della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata e zona, Marcelo Carrara. Oltre a loro, ha presenziato anche Juan Camezzana (rappresentante della comunità ligure di Mar del Plata).

Promotori dell’incontro i due attivi componenti della collettività locale, Jorge Natoli e Felix Di Lucente. Nella riunione si sono ricordate le origini italiane della squadra, nello specifico di Genova, la sua crescita in un quartiere dove la popolazione italiana era quasi all’80%, e tutte le iniziative che hanno portato “los xeneizes” (i genovesi) ad essere uno dei più seguiti club del mondo. Si è potuto parlare anche di alcune iniziative riguardo il futuro del peña Mouzo e della Federazione Italiana, anche assieme alla Regione Liguria e alla Basilicata (uno dei fondatori era nato a Muro Lucano).

Il 3 aprile 1905 un gruppo di giovani italiani si incontrarono per fondare un club. La casa dove si svolse l’incontro era quella di Esteban Baglietto e vi parteciparono altre quattro persone, Alfredo Scarpatti, Santiago Sana e i fratelli Juan e Teodoro Farenga (originari di Muro Lucano). Due anni dopo, in seguito alla “distruzione” della prima divisa bianco-nera, i cinque ragazzi, il cui patrimonio era soltanto un pallone regalato da un marinaio inglese, dovettero scegliere dei nuovi colori sociali, per cui non mancarono le discussioni. Nell’incertezza fu uno di loro, un certo Giovanni Juan Brichetto, che di mestiere azionava il faro d’ingresso delle navi nel porto di Buenos Aires, a fare una proposta: “Andiamo al molo e vediamo la prima nave che passa”. Appena arrivati sul posto, giunse nel molo la nave Drottning Sophia (“regina Sophia”). A poppa sventolava un vessillo giallo e blu, la bandiera svedese. La discussione si placò: il giallo e il blu sarebbero stati i colori del Boca Juniors. Importanti membri fondatori del club furono anche Arturo Penney, Marcelino Vergara, Luis Cerezo, Adolfo Taggio, Giovanelli, Donato Abbatángelo e Bertolini.

Nel 1913 il Boca ottenne la promozione in Primera División. Questo fu possibile grazie all’aumento da parte della federazione calcistica argentina del numero delle partecipanti al campionato da 6 a 15.

Nel 1925, poi, il Boca tenne la prima tournée in Europa, per giocare in Spagna, Germania e Francia. La squadra disputò in totale 19 partite, vincendone 15. Per tale motivo fu dichiarato Campeón de Honor (“campione onorario”) per la stagione 1925 dalla federazione calcistica argentina.

Altri soprannomi sono Boquenses (quelli della Boca), Boquita (piccola Boca), la Mitad Más Uno (riferito alla grande diffusione del tifo boquense nel paese) e la azul y oro (riferito alla maglietta). I tifosi del Boca chiamano loro stessi Jugador Nº12 (Giocatore Nº12) seguendo l’idea che i tifosi siano il giocatore in più della squadra.

È, assieme all’Independiente, una delle due squadre sudamericane che hanno vinto più titoli internazionali. Con 18 trofei riconosciuti dalla CONMEBOL si colloca al terzo posto, alla pari con il Milan e l’Independiente e dietro all’Al-Ahly del Cairo (21) e al Real Madrid (27) per trofei confederali ed interconfederali vinti. È riconosciuto dalla FIFA come uno degli 11 club classici dell’Argentina e dei 54 dell’America meridionale.

È tra le nove squadre al mondo che sono riuscite a centrare, in due occasioni (nel 2000 e nel 2004), il triplete, composto dai titoli di campione nazionale, del continente e del mondo con la particolarità che si giocavano due campionati argentini nello stesso anno. Il club è stato inoltre nominato miglior club sudamericano del decennio 2001-2010 dall’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio. È inoltre l’unica squadra argentina che può vantare la doppietta nazionale, avendo vinto nel 2018 il campionato argentino di massima serie e la Copa Argentina, risultato già ottenuto nel 1969 e nel 2015. (aise) 

Fonte: Mar del Plata: la comunità italiana celebra i 116 anni dei “genovesi” del Boca Junior (aise.it)

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