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Generale

Papa Francesco: “collaborare per il bene comune del Libano”

Durante l’Angelus di ieri, 9 agosto, Papa Francesco da Piazza San Pietro ha ricordato tragici momenti del passato, richiamando però anche quelli del presente: “il 6 e il 9 agosto del 1945, 75 anni fa, avvennero i tragici bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Mentre ricordo con commozione e gratitudine la visita che ho compiuto in quei luoghi lo scorso anno, rinnovo l’invito a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari”. Ma in questi giorni “il mio pensiero ritorna spesso al Libano. La catastrofe di martedì scorso chiama tutti, a partire dai Libanesi, a collaborare per il bene comune di questo amato Paese”.

“Il Libano – ha aggiunto il pontefice – ha un’identità peculiare, frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello del vivere insieme. Certo, questa convivenza ora è molto fragile, lo sappiamo, ma prego perché, con l’aiuto di Dio e la leale partecipazione di tutti, essa possa rinascere libera e forte. Invito la Chiesa in Libano ad essere vicina al popolo nel suo Calvario, come sta facendo in questi giorni, con solidarietà e compassione, con il cuore e le mani aperte alla condivisione. Rinnovo inoltre l’appello per un generoso aiuto da parte della comunità internazionale. E, per favore, chiedo ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi del Libano che stiano vicini al popolo e che vivano con uno stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso, perché il vostro popolo soffre, e soffre tanto”. (aise)

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/papa-francesco-collaborare-per-il-bene-comune-del-libano/148998/160

L’Associazione Bellunesi nel Mondo piange la scomparsa di Angelo Roni

È morto Angelo Roni, uno dei fondatori della Famiglia “La Bellunese” di Buenos Aires. Nel 2016 aveva ricevuto il Premio internazionale bellunesi nel mondo. A darne notizia la stessa Associazione Bellunesi nel Mondo.

“Sono momenti difficili per l’associazionismo veneto in emigrazione di Buenos Aires – ha spiegato Abm -. Dopo la scomparsa, poche settimane fa, della giovane Karin Orlandi, dirigente del Cava (Comitato Veneto Argentina), nella giornata di venerdì, 7 agosto, è scomparso Angelo Roni, uno dei fondatori della Famiglia “La Bellunese” della capitale argentina. Un doppio lutto per la famiglia Roni dato che Karin era la moglie di Esteban, figlio del compianto Angelo”.

“Siamo davvero vicini ad Esteban per questo momento di dolore – ha affermato il presidente Abm, Oscar De Bona – questa è una grave perdita per la grande famiglia dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. Grazie a lui e ai suoi collaboratori abbiamo organizzato, quando ero assessore regionale, un’iniziativa di grande spessore al teatro Colòn, con la partecipazione del Coro Monti del sole e di tutta la comunità veneta di Buenos Aires”.

Nato a Buenos Aires nel 1933, da padre bellunese, a 23 anni ottiene la cittadinanza italiana e, dopo gli studi in Ingegneria Civile, fonda un’impresa edile e costruisce numerose opere a Buenos Aires. Partecipa attivamente alla costituzione del circolo bellunese locale dedicandosi a mantenere i legami fra tutti i discendenti e gli emigranti bellunesi. Delegato e Segretario della Confederazione delle Associazioni Italiane in Argentina è stato presidente dell’Associazione Familiare Culturale e Ricreativa Bellunese, che ha sostenuto creando un ambiente per gli incontri sociali. Nel 2013 è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana e ha fatto parte delle dodici personalità italiane, più rappresentative, scelte dal Consolato d’Italia in Argentina.

Non da ultimo nel 2016 ha ricevuto il premio internazionale “Bellunesi che onorano la provincia di Belluno in Italia e all’estero”.

“Ho tanti ricordi personali di Angelo – ha continuato De Bona – era un vero signore e un importante punto di riferimento per tutte le comunità bellunesi”.

Parole di commiato giungono anche dalla vice presidente Abm, Patrizia Burigo: “Con Angelo Roni perdiamo un’altra figura storica della nostra Associazione. Purtroppo se ne sta andando una generazione che è stata l’anima delle Famiglie Bellunesi a cui va il nostro più sentito ringraziamento per quanto fatto per mantenere vivo il legame con la terra d’origine”.

Di certo non manca la volontà di continuare la missione dell’Associazione Bellunesi nel Mondo anche nella città di Buenos Aires. “Nuova linfa è arrivata – ha concluso De Bona – dalla nostra giovane consigliera Ernestina Dalla Corte, che con grande spirito di iniziativa e passione si è messa a disposizione per continuare nella molteplice attività di rendere sempre più forte il legame tra l’Argentina e Belluno. Ciao Angelo, fai buon viaggio”. (aise)

Fonte https://www.aise.it/associazioni/argentina-labm-piange-la-scomparsa-di-angelo-roni/149024/157

Mattarella ricorda la tragedia di Marcinelle

 “Nel giorno che sessantaquattro anni fa a Marcinelle vide scomparire 262 minatori, tra cui 136 italiani, facciamo memoria del sacrificio sul lavoro di tanti nostri connazionali emigrati”. Inizia così il messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto inviare alle famiglie delle vittime e a tutti gli italiani in occasione del 64° anniversario della Tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto del 1956, che quest’anno non ha visto realizzarsi, per la prima volta, la consueta commemorazione in Belgio a causa del Covid-19, ma c’è ne è stata una, questa mattina, in formato ridotto, dove l’Ambasciatrice d’Italia in Belgio ha letto il messaggio di Mattarella.

“La giornata a loro dedicata – spiega ancora il Capo di Stato – acquista un altissimo valore: innumerevoli cittadini italiani, in circostanze spesso eccezionalmente complesse e rischiose, hanno dato prova di abnegazione e di impegno nell’adempimento dei propri compiti professionali, in Patria e all’estero. Se avvertiamo con particolare intensità il ricordo di quanto accadde al Bois du Cazier è anche perché negli ultimi mesi l’emergenza sanitaria ci ha rafforzato la comprensione delle espressioni “sacrificio” e “sicurezza sul lavoro””.

Ma secondo il Presidente della Repubblica, il messaggio che questo avvenimento dà ancora è “la ricerca di un futuro migliore”. “Una ricerca che non può prescindere dalla piena realizzazione del diritto al lavoro in ogni sua sfaccettatura: dalle possibilità di studio e di formazione alle pari opportunità; dalla salvaguardia della salute all’accesso ad ammortizzatori sociali sempre più efficaci, al livello nazionale ed europeo”.

Mattarella ha dunque rinnovato “la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro. Accanto ai minatori scomparsi 64 anni orsono, mi si consenta di dedicare un pensiero particolare ai moltissimi operatori sanitari deceduti negli ultimi mesi mentre prestavano cure mediche e assistenza ai contagiati dal Covid-19”.

“Oggi, come allora – conclude il Presidente della Repubblica -, il sacrificio di questi lavoratori merita il profondo rispetto dell’Italia intera”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/mattarella-ricorda-la-tragedia-di-marcinelle/148989/160

L’ ing. Carmelo Pintabona, un grande dirigente della collettività con la voglia di ritornare

So che sei italiano, che sei nato in Sicilia e che sei venuto a Buenos Aires da bambino. Raccontaci un po’?

All’età di sei anni, sono partito dal porto di Napoli, con mia mamma e mia sorella Rosa, il 6 luglio 1956, con la nave di bandiera Argentina Entre Ríos. Quando sono arrivato al porto di Buenos Aires, il 23 luglio, ho finalmente conosciuto mio padre, che non avevo mai visto prima perché era partito quando mia madre era rimasta incinta di me. A quell’epoca l’emigrazione era l’unica soluzione. Non potrò mai dimenticare la partenza dal mio paese, i diciassette giorni di navigazione e l’arrivo a Buenos Aires.

Hai sofferto a causa dell’emigrazione?

Personalmente no, perché ci ho messo solo tre mesi a parlare la lingua locale e mi sono fatto subito molti amici con cui giocavo tutto il giorno. Chi ha sofferto molto invece è stata mia madre perché non è potuta tornare a vedere i suoi e quando finalmente avrebbe potuto farlo, gliel’ha impedito una brutta malattia.

Quando hai cominciato a interessarti della collettività italiana?

E’ stato l’esito coerente dell’educazione ricevuta. Mio Padre in casa parlava sempre della Sicilia e attraverso i miei, il dolore di mia madre e di molti conoscenti ho vissuto e compreso la sofferenza degli emigrati, che hanno lasciato tutto per intraprendere una nuova strada. Mi è sempre piaciuto lavorare nel sociale e ho iniziato a farlo quando frequentavo la Scuola Superiore, dalla mano del preside Aristides Chierico, di cui non mi dimenticherò mai.

So che negli anni 80 frequentavi i rappresentanti del Partito Socialista italiano a Buenos Aires, ma sei stato socialista? Nel 1982, una delegazione argentina, con a capo Pasquale Ammirati, segretario del Partito Socialista in Argentina, è andata in Italia per chiedere al governo italiano di togliere le sanzioni messe all’Argentina, durante la Guerra delle Isole Malvinas (Falkands). Nel gruppo, tra gli altri, c’erano i fratelli Francesco e Antonio Macri. Erano socialisti?

All’inizio della decade dell’ottanta, un amico veneto, Vittorio Mengotto, allora presidente del Circolo Vicentini di Buenos Aires, mi ha invogliato a partecipare a una riunione realizzata nel corso di una missione della Regione Siciliana in Argentina. Nell’occasione ho conosciuto alcuni dirigenti della collettività, tra cui Sebastiano Coppola, vicesegretario del partito socialista in Argentina, e ne sono diventato amico. Così ho iniziato a frequentare la sede argentina di quel partito senza però farne parte. Non avevo interessi politici mi stimolava solo il desiderio di essere utile comunità dei siciliani in Argentina. Naturalmente ho conosciuto Pasquale Ammirati, segretario di quel partito, e tutti i dirigenti di rilievo della collettività, che in quel momento erano molto operativi. Non so se Franco e Antonio Macri fossero socialisti o no.

Mi sembra che il Partito Socialista, fatto fuori da un gruppo di magistrati giustizialisti, si sia trasformato grossomodo in Forza Italia. Potresti spiegarci meglio il motivo? perché risulta difficile da comprendere.

In Italia nel 1993 ci sono stati cambiamenti politici stravolgenti. Si sono disgregati la Democrazia Cristina, il Partito Socialista e il Partito Comunista, i tre partiti italiani più importanti. Dalle loro ceneri sono nati nuovi partiti e i politici anteriori sono entrati in quelli nuovi. Non avendo un’ideologia politica marcata sono stato amico di politici di tendenza apparentemente opposte. Credo che il fine della politica sia quello d’ottenere il benessere della società e che i partiti rappresentino cammini diversi per ottenere lo stesso obiettivo. Credo che mi s’identifichi con Forza Italia per la mia relazione con Silvio Berlusconi, ma non appartenevo a quel partito. Ho partecipato invece al Popolo della Libertà (PDL), nato nel 2008 dalla fusione di Forza Italia con Alleanza Nazionale, su invito espresso di Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Siciliana (dal 2008 al 2012) e Fondatore del Movimento per le Autonomie (MPA).

Ti sei occupato molto della collettività siciliana e hai ottenuto importanti successi per i giovani di origine siciliana d’Argentina. Potresti spiegare come hai fatto?

Ho fondato con il mio caro amico fraterno Nino Milone, scomparso ai cinquantuno anni, un’Associazione non Profit con una sede in Sicilia e un’altra in Argentina, la PRO.SCA (Progetto Scuola Aziendale). Avevamo capito che la Sicilia e Argentina avevano problemi simili: quello della formazione, l’imprenditoria. Il progetto si chiamava Sicilia incontra Argentina. Avevamo l’idea di dare alla gente giovane la possibilità di formarsi e fare imprenditoria. Seguendo nella stessa linea abbiamo incorporato altre possibilità come il turismo e gli scambi commerciali culturali, ecc, ecc.

Come presidente della Fesisur hai realizzato un’eccellente gestione. Per me sei stato il più bravo sia nell’organizzazione delle manifestazioni culturali sia riguardo il turismo di scambio tra giovani argentini di origine siciliana e giovani siciliani.

Riguardo alla Federazione delle Associazioni Siciliane del Sur (Fesisur,)  mi ha segnato la strada, il Cav. Antonino Casella, un altro eccellente siciliano. Lui mi ha lasciato un’eredità culturale che ho cercato di seguire con l’appoggio di capaci dirigenti della regione Sicilia; presidenti dell’Assemblea Regionale Siciliana come Francesco Cascio; assessori regionali, come Francesco Girolamo Giuliana, Francesco Seminara della Provincia di Catania, dirigenti come Rino Lo Nigro, Pio Guida, Alessandra Russo e tanti altre, che si sono innamorati dell’Argentina e mi hanno permesso di portare a termine vari progetti. Ho realizzato dieci Settimane Siciliane in Argentina e ci sono riuscito con il supporto di altre associazioni siciliane come: ANFE, il Patronato INAS CISL, sede Sicilia; l’Associazione Aurora di Bagheria. Abbiamo fatto moltissimi scambi portando i nostri giovani in Sicilia e i giovani siciliani in Argentina. Volevamo che i giovani siciliani fossero al corrente del lavoro e dei successi dei corregionali emigrati, che constatassero che gli italiani nel mondo sono risorsa per l’ Italia. Ricordandomi che mia madre non era potuta tornare in Sicilia ho cercato di favorire il turismo etnico anche per gli anziani così molti di loro sono potuti ritornare e vedere la terra amata. Abbiamo potuto fare rete con associazioni siciliane di tutto il mondo accordi con Associazioni estere come la CSNA Siciliani nel Nord America; con il mio amico Vincenzo Arcobelli, e  con Vincenzo Nicosia presidente dell’associazioni siciliana di Manchester, Inghilterra. All’epoca in cui ero presidente di Fesisur i siciliani di Argentina abbiamo avuto una forte presenza a livello mondiale e mi sento orgoglioso di averlo fatto in nome soprattutto, dei mie genitori, che non sono mai potuti ritornare nella loro terra.

Da alcuni anni ti sei allontanato dalla collettività. Ora Nello Musumeci di Forza Italia è presidente della Regione Sicilia, stanno per riaprire la Consulta per gli italiani nel mondo, mi pare arrivato quindi il momento giusto per il tuo ritorno. Che programmi hai?

Sono sempre disposto a dare il mio contributo, la mia esperienza e non ho il desiderio di conseguire posti dirigenziali.  Ci deve esistere un cambio generazionale e le persone più grandi dobbiamo favorirlo e aiutare, addestrare i giovani. La Regione Siciliana negli ultimi tempi aveva trascurato l’ emigrazione infatti non ha neanche un capitolo sul bilancio della Regione per i siciliani nel mondo. L’amico Vincenzo Arcobelli ha chiesto all’ Assessore al Lavoro, Formazione ed Emigrazione insieme alle Associazioni storiche il rilancio della Consulta e il disegno di una nuova legge sull’ emigrazione. Speriamo che il Governo del Presidente Musumeci, che ha tutto il mio grande rispetto, non solo come politico ma soprattutto come grande essere umano appoggino queste iniziative e tornino ad avere una comunicazione fluida come l’abbiamo avuta nel passato.

Edda Cinarelli

Di Maio: “diritti e tutele per i lavoratori nel mondo”

“Solo le società che garantiscono il diritto al lavoro e la sicurezza del reddito possono progredire. Perché ci sia vero progresso, il lavoro e i lavoratori devono ricevere le giuste tutele. E questo vale anche per tutti i connazionali che nel corso della nostra storia hanno lasciato l’Italia per emigrare all’estero in cerca di realizzazione. I loro diritti e la loro tutela acquistano ancora più valore, in considerazione delle tante difficoltà che hanno dovuto sostenere”. Così il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in occasione del 64º anniversario del disastro di Marcinelle, che si commemora oggi, 8 agosto, giorno in cui nel 1956 morirono nella miniera del Bois du Cazier 262 persone, tra cui 136 italiani.

Nel messaggio indirizzato ai connazionali e diffuso dalla rete diplomatico-consolare, il ministro ricorda che “dal 2001 l’Italia commemora con la “Giornata del Sacrificio del Lavoro italiano nel Mondo” tutti i lavoratori italiani scomparsi mentre svolgevano la loro professione. Quest’anno, a causa della pandemia da COVID-19, onoriamo il ricordo della tragedia di Marcinelle in una condizione di distanza fisica, ma di grande vicinanza e solidarietà”.
“Anche l’attuale emergenza sanitaria – riflette Di Maio – ha visto il sacrificio di quanti, in Italia e all’estero, hanno perso la vita mentre si dedicavano al loro lavoro, come anche ad attività di volontariato e di sostegno. Penso a medici, infermieri, al personale sanitario e a tutti coloro che hanno lavorato per mesi senza sosta, pagando con il prezzo della loro vita l’aiuto dato agli altri e alla nostra società tutta”.

Nel 1956, ricorda ancora il Ministro, “il sacrificio del Bois du Cazier spinse i Governi dei Paesi partecipanti alla nascente integrazione europea a mettere la sicurezza e la salute dei lavoratori al centro dei progetti che poi avrebbero costituito le fondamenta della casa comune europea. La promozione di un lavoro equo, tutelato e sostenibile – sottolinea Di Maio – deve essere anche oggi al centro della nostra risposta alle gravi conseguenze economiche e sociali della crisi sanitaria. L’Italia – membro fondatore dell’UE e dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro – intende continuare a portare avanti questa istanza anche in ambito europeo e internazionale. Solo le società che garantiscono il diritto al lavoro e la sicurezza del reddito possono progredire. Perché ci sia vero progresso, il lavoro e i lavoratori devono ricevere le giuste tutele. E questo vale anche per tutti i connazionali che nel corso della nostra storia hanno lasciato l’Italia per emigrare all’estero in cerca di realizzazione. I loro diritti e la loro tutela acquistano ancora più valore, in considerazione delle tante difficoltà che hanno dovuto sostenere”.

“L’emigrazione italiana nel mondo – rimarca il titolare della Farnesina – ha sempre mostrato il talento, la dedizione e la professionalità dei nostri connazionali”.

“Ai familiari delle vittime di Marcinelle, ai familiari di tutte le vittime italiane cadute sul lavoro, di coloro che hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione nel corso della pandemia, ai cari di quanti hanno reso onore all’immagine dell’Italia nel mondo con il loro sacrificio, – conclude – va oggi il mio pensiero e la mia vicinanza”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/di-maio-diritti-e-tutele-per-i-lavoratori-nel-mondo/148951/160

“Lontani ma Vicini” come dice il Centro Umbro di Buenos Aires, grazie allo Zoom

Nemmeno la pandemia è riuscita a fermare i giovani delle nostre associazioni. In un primo momento, ha sorpreso tutti e ha paralizzato le attività. Durante i primi quindici giorni di lock down le persone sono rimaste in casa quasi in attesa, probabilmente speravano che il virus sparisse così com’era arrivato. Poi la voglia di vivere ha preso il sopravvento e i giovani delle varie associazioni italiane, nell’impossibilità di realizzare incontri e manifestazioni in presenza, hanno reagito ed hanno organizzato una dopo l’altra riunioni virtuali, usando gli strumenti della moderna tecnologia. L’attività è stata ed è molto intensa, ed è l’espressione di un modo nuovo di incontrarsi e organizzare programmi futuri.

Mariel Pitton Straface che con il fratello Leandro, è uno dei cardini della gioventù calabrese di Buenos Aires, ha affermato: ”Quest’anno abbiamo fatto quattro #tanoffice di cui gli ultimi tre virtuali”. E’ stata lei che li ha presentati e condotti e con la sua grazia e simpatia li ha resi gradevoli e ameni. Tra i molti partecipanti all’incontro Zoom del quattro luglio, c’era anche il console della città di Buenos Aires, Antonio Puggioni, e tra le persone che hanno preso la parola Edda Cinarelli, ha detto “Voi giovani conoscete il linguaggio delle reti e siete un motore fondamentale nella diffusione dell’italianità. Per favore, non dimenticatevi di noi, che vi abbiamo preceduto e abbiamo lavorato per gli italiani in Argentina in modo del tutto vocazionale”.

Di zoom e riunioni virtuali conosce molto Lourdes Arena, esperta in marketing digitale e community manager di Passione Tricolore, convocata dalla stessa Cinarelli per la messa in sesto della piattaforma Italiani a Buenos Aires, che sabato 18 luglio, due settimane dopo, ha realizzato la sua prima riunione virtuale. “E’ stato un successo – racconta Edda – ci hanno partecipato molti esponenti della comunità italiana in Argentina ed è stata l’occasione di ripensare a noi stessi e alla nostra comunità. Grazie a tutti i partecipanti per la loro assistenza e a Lourdes per lo stimolo e l’appoggio che è sempre disposta a offrire.”

Tra gli attivi ci sono oltre ai giovani dell’Associazione Calabrese, a Passione Tricolore, a Italiani a Buenos Aires, i giovani di Feditalia, con a capo Florencia Caretti, e il Centro Umbro di Buenos Aires. Marcelo Lucarini, di quest’ultimo centro, dice: “Abbiamo realizzato la nostra prima esperienza d’incontro virtuale il 2 Giugno scorso per celebrare il Giorno della Repubblica Italiana e quello del migrante italiano. Si sono mostrati video e si è parlato tra noi. Visto il successo, abbiamo continuato a organizzare conferenze attraverso Facebook Live della Pagina Centro Umbro Buenos Aires, usando la piattaforma StreamYard. Abbiamo concretizzato riunioni virtuali tra umbri che vivono a Buenos Aires e umbri che vivono in Umbria, nella cornice del ciclo “Lontani ma Vicini”. Anna Castellani, del Ristorante L´altro mondo di Perugia, ha dato una lezione di cucina umbra e il promotore del territorio umbro Luca D’Amato, nella cornice del ciclo “De paseo por Italia” (In una passeggiata in Italia), ha tenuto una conferenza su Città di Castello e un’altra su Castelluccio di Norcia. Entrambi appartengono al Circolo Virtuale Eburneo di Perugia. Da parte mia ho parlato su l’Associazionismo e il Centro Umbro di Buenos Aires, e con Claudia Rossi, vicepresidente del Centro Umbro e conduttrice del programma radiofonico, “L`Ombelico del Mondo”, ho tenuto una conferenza sui Santi e le Sante famosi dell’Umbria. Il 23 luglio, il Centro Umbro ha realizzato un altro Zoom per festeggiare il giorno dell’amico, 20 luglio. Così Il lock down invece di fermare le attività della nostra collettività è stato spunto di creatività e di sviluppo di riunioni per la promozione della cultura italiana all’estero”.

Paolo Bonanno Cinarelli (pubblicato da Thedailycases.com il 03/08/2020

Fonte https://thedailycases.com/argentina-lontani-ma-vicini-come-dice-il-centro-umbro-di-buenos-aires-grazie-allo-zoom-argentina-far-away-but-close-as-buenos-aires-umbrian-centre-says/?fbclid=IwAR3tOyN6TiAT_gY9MKKgQLkSOM-Dp893AHX4k9hN3B0QPEDF792Ga1Y-9PQ

Julio Croci lascia la presidenza di Feditalia

Lascia l’Argentina Julio Croci e anche la presidenza della Feditalia, la federazione che riunisce le associazioni italiane nel Paese sudamericano. Trasferito per lavoro a Panama – lavora per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – Croci seppur a malincuore ha deciso di lasciare la guida della “gran casa delle associazioni”. In un messaggio su facebook, l’ormai ex presidente ringrazia tutti quelli che lo hanno sostenuto nell’incarico, la comunità italiana di Necochea e la Faca Argentina per l’affetto che gli hanno dimostrato, augurando poi buon lavoro alla Commissione direttiva di Feditalia.

Croci sottolinea, quindi, l’importanza di lavorare con “spirito di solidarietà e uguaglianza”, sempre “in squadra”, facendo “autocritica, se necessario”, perseguendo i “valori e l’amore per le nostre radici”, mettendo al bando “individualismo e autoritarismo”.

Ricordati Luigi Pallaro – a cui indirizza un “omaggio eterno” – e Karin Orlandi, morta improvvisamente qualche giorno fa, Croci ringrazia tutti i presidenti che lo hanno preceduto e indirizza un ringraziamento “speciale” per il loro “continuo sostegno” a Dario Signorini, Leonardo De Simone e Irma Rizzuti.

“Partecipo alle attività della comunità da più di 20 anni; tanto di quello che sono, anche sul lavoro, l’ho imparato dalle persone che ho conosciuto lungo questo cammino”, scrive Croci. “Ho dedicato tempo, passione e lavoro alla comunità e sarò sempre grato per quello che la comunità ha dato me. Per quanto potrò collaborare ancora, contate sempre su di me. Un forte abbraccio!”. (aise)

Fonte https://aise.it/associazioni/julio-croci-lascia-la-presidenza-di-feditalia/148677/1

Il Presidente Mattarella a Bologna: “dolore, ricordo, verità”

“Vi sono poche parole da poter pronunziare, e sono: dolore, ricordo, verità”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che questa mattina, a Bologna, ha commemorato le vittime delle stragi di Ustica e del 2 agosto 1980, nel 40° anniversario delle due stragi.

Il Capo dello Stato ha assistito alla messa in suffragio delle vittime, officiata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, nella cattedrale di San Pietro, per poi deporre una corona di fiori sulla lapide che, nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria, ricorda le vittime della strage di Bologna. Qui, il Presidente ha incontrato Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e alcuni parenti.

“Dopo il gesto di omaggio alla lapide che ricorda le vittime della barbarie degli stragisti, vi sono poche parole da poter pronunziare, e sono: dolore, ricordo, verità”, ha detto il Capo dello Stato. “Il dolore per le vittime, per tante donne, uomini e bambini assassinati dalla violenza del terrore stragista. Ognuna di queste persone aveva una storia, una prospettiva di vita, un futuro che è stato rimosso, sottratto loro e cancellato”.

“È stata sconvolta la vita di molti familiari delle vittime”, ha aggiunto. “Questo ha indebolito il nostro Paese nella sua società, complessivamente, privandolo di storie di futuro dei suoi cittadini e di tante persone che erano qui in quel 2 agosto, come queste foto manifestano e ricordano”.

“Questo dolore – ha sottolineato Mattarella – non è estinguibile; è una ferita che non può rimarginarsi e che per questo motivo chiede ricordo. Il ricordo delle vittime, anzitutto, di quel che è avvenuto, per essere vigili, per evitare che si ripetano, che si ripeta qualunque avvisaglia di strategie del terrore come quella che allora fu messa in campo. Nel ricordo rientra anche rammentare la reazione di Bologna e dei bolognesi. Una reazione immediata di soccorso per i feriti; una reazione civile, determinata, composta, con molta forza, a difesa della vita, della libertà, della democrazia contro lo stragismo e la strategia del terrore. Una reazione che è stata accompagnata da tutta Italia; una reazione che ha rafforzato la nostra democrazia e ha sconfitto lo stragismo e le sue strategie criminali”.

“Questo ricordo, naturalmente, – ha ammonito il Capo dello Stato – sarebbe incompleto e inefficace se non accompagnato, come è stato fatto in questi anni costantemente dai familiari delle vittime e dall’Associazione che li rappresenta, dalla richiesta di verità piena. E questo è il terzo elemento che vorrei sottolineare: l’esigenza di piena verità, l’esigenza di giustizia, di verità completa che è stata perseguita con determinata e meritoria ostinazione dall’azione giudiziaria, dalla sollecitazione dei cittadini, dei familiari delle vittime contro ogni tentativo di depistaggio e di occultamento”.

“Questo richiede, naturalmente, che si faccia di tutto, con impegno completo e senza alcuna riserva, perché la verità venga raggiunta in pieno”, ha sottolineato Mattarella, che ha concluso: “la mia presenza qui ha questo significato: partecipazione al dolore che rimane, per quanto avvenuto; solidarietà della Repubblica per questo dolore; ricordo, dovere del ricordo e della memoria, perché non si smarrisca mai la consapevolezza di quanto avvenuto e della sua gravità, e di quanto va impedito per il futuro; ribadire l’esortazione, la sollecitazione a sviluppare ogni impegno per la verità, con ogni elemento – documentale o non documentale – che possa contribuire a raggiungere pienamente la verità”.

“Dolore, ricordo e verità piena”, ha ribadito: “sono queste le sollecitazioni che raccolgo e che esprimo, e che vorrei rassegnare per solidarietà nei vostri confronti e nei confronti di Bologna, della città ferita, che non dimentica questa ferita e che ha reagito in maniera esemplare a quel che è avvenuto. È questo il significato della corona di fiori davanti alla lapide e del nostro breve incontro in questo luogo che raccoglie la memoria di quanto avvenuto: partecipare al dolore, ripetere il dovere della memoria, ripetere e ribadire l’impegno per la verità”.

Il Presidente ha infine visitato il Museo per la Memoria di Ustica, accompagnato da Daria Bonfietti, Presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, dal Direttore del Museo, Lorenzo Balbi e da alcuni familiari delle 81 vittime della tragedia. (aise) 

Fonte https://aise.it/primo-piano/dolore-ricordo-verit%C3%A0/148592/160

Favorire il reinserimento in Europa degli italo-venezuelani

“Sarebbe ora che ai venezuelani che volessero rientrare in qualsiasi Paese dell’Unione Europea, senza distinzione di nazionalità, venissero offerte possibilità di rinserimento e di studio per costruire o ricostruire un futuro migliore per loro e per le future generazioni”. A sostenerlo è Ugo Di Martino, presidente del Comites di Caracas e coordinatore dell’Intercomites in Venezuela.

“Da molti anni – scrive – i nostri connazionali italo-venezuelani, tra cui professionisti, emigrano spesso non in Italia come sarebbe naturale ma in Spagna, dove riescono a trovare lavoro (anche se la percentuale di disoccupazione è più alta che in Italia). La presenza degli italiani residenti in Spagna nell’ultimo anno è triplicata. Il Paese Iberico – aggiunge Di Martino – oltre ad accogliere i propri connazionali, fa anche una politica di apertura per chi arriva dal Venezuela, inclusi i nostri connazionali, facilitando il loro inserimento, riconoscendo immediatamente i loro titoli di studio, la patente di guida e così via”.

“Abbiamo modo di ascoltare dai media di eventuali piani di rientro e di rinserimento dei nostri connazionali anche in Italia”, aggiunge il presidente del Comites, “ma in questi momenti così drammatici, e qui in Venezuela in modo particolare, non riusciamo a percepire nulla di simile. Anche raggiungere non dico l’Italia, ma l’Europa è diventata un’odissea: ci sono persone che non riescono a ricongiungersi con i propri familiari, che non possono raggiungere le loro residenze”. Dunque, per Di Martino “sarebbe opportuno che l’Unione Europea operasse in modo più incisivo: i cittadini italiani, spagnoli e portoghesi, per sentirsi Europei, devono essere trattati come tali, senza differenze. Si parla tanto dei borghi ormai deserti per mancanza di abitanti, di crescita zero, di mancanza di professionisti e di mano d’opera: bene, sarebbe ora che a chi vuole rientrare in qualsiasi Paese dell’Unione Europea, senza distinzione di nazionalità, vengano offerte possibilità di rinserimento, di studio per costruire o ricostruire un futuro migliore per loro e per le future generazioni”. (aise) 

Fonte https://aise.it/comitescgie/di-martino-comites-caracas-favorire-il-reinserimento-in-europa-degli-italovenezuelani/148541/1

Libertà non significa diritto di fare ammalare gli altri

Non possiamo – e non dobbiamo – dimenticare quel che è avvenuto, le settimane in cui morivano, quotidianamente, centinaia di nostri concittadini. In cui medici e infermieri, presenti negli ospedali, con abnegazione profondevano sforzi immani correndo rischi personali molto alti per curare i malati. In cui nei cimiteri non si trovava spazio per i tanti feretri”. La cerimonia del Ventaglio, oggi al Quirinale, ha dato spunto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ribadire quanto sia importante, ancora oggi, anche in Italia mantenere alta la guardia contro il coronavirus.

Perché, se il pericolo del virus è attuale, “spesso nel corso del tempo affiora la tendenza a dimenticare, a rimuovere esperienze dolorose o anche soltanto sgradevoli. Era prevedibile che questo sarebbe potuto avvenire anche rispetto ai drammatici mesi trascorsi. Forse – ha commentato il Capo dello Stato – non era immaginabile che affiorasse così presto”.

“Mentre, nel nostro Paese, per la pandemia, continuano a morire nostri concittadini; ed è il caso di sottolineare che anche una sola vittima costituisca motivo di dolore e motivo per non abbassare le difese”, ha aggiunto. “Mentre nel mondo muoiono ogni giorno migliaia e migliaia di persone, e ogni giorno si registrano ben oltre duecentomila contagi; e mentre la necessaria riapertura delle comunicazioni espone a nuovi rischi i Paesi che pensavano di aver superato i momenti più duri e più drammatici. Sarebbe bene ogni tanto rileggere i prospetti quotidiani, che davano nei mesi scorsi notizia dei dati dell’epidemia, dei nuovi contagi, delle vittime, dei ricoverati in terapia intensiva”.

Io – ha detto – li conservo a partire dai primi giorni di marzo. Li ho riletti nei giorni scorsi. Non possiamo – e non dobbiamo – dimenticare quel che è avvenuto, le settimane in cui morivano, quotidianamente, centinaia di nostri concittadini. In cui medici e infermieri, presenti negli ospedali, con abnegazione profondevano sforzi immani correndo rischi personali molto alti per curare i malati. In cui nei cimiteri non si trovava spazio per i tanti feretri. Appena quattro mesi fa – il 31 marzo – sono morti in quel solo giorno oltre ottocento nostri concittadini. Non possiamo – non dobbiamo – rimuovere tutto questo. Per rispetto di quei morti. Per rispetto di chi si è prodigato a curarli, conducendone tanti alla guarigione. Per rispetto dei sacrifici affrontati dai nostri concittadini con comportamenti apprezzati in tutto il mondo, che oggi ci permettono di guardare con maggiore fiducia rispetto al pericolo del virus. Altrove il rifiuto o l’impossibilità di quei comportamenti ha provocato e sta provocando drammatiche conseguenze”.

“Talvolta – ha argomentato il Presidente – viene evocato il tema della violazione delle regole di cautela sanitaria come espressione di libertà. Non vi sono valori che si collochino al centro della democrazia come la libertà. Naturalmente occorre tener conto anche del dovere di equilibrio con il valore della vita, evitando di confondere la libertà con il diritto far ammalare altri. Imparare a convivere con il virus finché non vi sarà un vaccino risolutivo non vuol dire comportarsi come se il virus fosse scomparso. Soltanto ricordando quel che è avvenuto – e senza dividerci in contrapposizioni pregiudiziali ma con una comune ricerca di prospettive – possiamo porre basi solide per la necessaria ripresa e per pervenire a una nuova normalità”.

Durante la cerimonia che fa incontrare la stampa parlamentare al Quirinale prima delle vacanze, Mattarella ha osservato come il mondo dell’informazione “sia stato interpellato dal virus” che ha dato “una opportunità, forse inattesa, che rilancia il ruolo del giornalismo, opposto alle fabbriche della cattiva informazione, di quelle che siamo abituati ormai a definire fake news, notizie contraffatte, per esprimersi in italiano. In questa occasione l’informazione professionale, di qualità, è stata, evidentemente, riconosciuta dai nostri concittadini come capace di poter garantire una affidabilità non attribuibile ad altri ambiti”.

“Sul tema delle notizie manipolate può, tuttavia, sorgere un equivoco che è opportuno evitare, giacché potrebbe evocare il rischio della tentazione di un controllo sulle libere espressioni di stampa”, ha aggiunto Mattarella. “Le fake news – notizie contraffatte – sono, normalmente, il prodotto di azioni malevole, abitualmente anonime, concertate allo scopo di ingannare la pubblica opinione, contando sull’effetto moltiplicatore del web e sulla assenza di sanzioni che caratterizza un mondo privo di responsabilità definibili. La pretesa di un “non luogo”, come è stato chiamato, dove ci si può permettere di propalare presunti fatti, falsati o inesistenti, senza alcuna sanzione. Esattamente l’opposto dell’informazione professionale che prevede anche sistemi di sanzioni puntuali sia degli organi preposti alla deontologia professionale, che da parte della magistratura. I due fenomeni non vanno quindi in alcun modo confusi”, ha ammonito.

“Anche sulla base dell’esperienza di questi mesi va ricordato che quella della libertà di stampa come bene pubblico è questione che attiene alla libertà delle persone. Questo tempo inedito e sofferto che abbiamo vissuto – ha detto ancora il Presidente – ci ha indotto a riflettere su molte cose che forse eravamo abituati a dare per scontate. E su altre che rischiavano di apparire persino svuotate di senso, ridotte a semplici luoghi comuni. Per alcuni aspetti credo che si possa dire che il tempo del forzato isolamento, del silenzio, talvolta della solitudine, abbia sollecitato tutti a porre in discussione il nostro rapporto con la realtà. A ridare significato a parole e gesti di cui, improvvisamente, abbiamo sentito l’urgenza. Il rapporto con gli altri, la dimensione comunitaria, il valore dell’ambiente, il legame con la natura. Chiusi nelle nostre case abbiamo pensato spesso che il dopo avrebbe dovuto essere necessariamente diverso. È una consapevolezza del bisogno di un cambiamento che non riguarda soltanto la sfera personale, ma che, su un piano generale, riguarda e si registra anche nel confronto e nei rapporti tra Paesi diversi. Tutti sfidati dallo stesso rischio – il virus che non rispetta le frontiere – e quindi tutti esposti alla medesima fragilità”.

“La risposta – ha sottolineato – si è tradotta in esperienze preziose di reciproca solidarietà. E desidero ringraziare ancora tutti quei Paesi che hanno dimostrato vicinanza e amicizia all’Italia, così come l’Italia ha fatto, in egual misura, nei confronti di tanti Paesi che avevano bisogno di aiuto. Si è così, naturalmente, direi inevitabilmente, affermata la consapevolezza che nessuno avrebbe potuto affrontare e vincere da solo questa sfida. La convinzione – ha rimarcato – che uniti si è più forti. Credo che soprattutto questo sia stato il presupposto fondamentale che ha consentito un radicale, per certi versi inimmaginabile, cambio di paradigma politico e istituzionale dell’Unione europea di fronte alla crisi”.

“Costruire una posizione concorde non è esercizio facile. Eppure noi europei vi siamo riusciti, di fronte alla pandemia”, ha affermato il Capo dello Stato. “L’Italia ha trovato condivisione e solidarietà da popoli e Paesi a cui ci uniscono vincoli di civiltà, esperienze di un passato che ci ammonisce, alleanze solide e sperimentate. Le iniziative, la quantità di risorse ma, soprattutto, la qualità e le formule profondamente innovative messe in campo dalle principali istituzioni comunitarie – dalla Commissione alla Banca centrale, alla Bei – sollecitate dal Parlamento europeo, le scelte del Consiglio europeo – hanno una portata straordinaria e manifestano un’ambizione di significato storico. Tutto questo ha aperto la possibilità di una nuova strada al processo di integrazione europea che è frutto di questa consapevolezza: nessuno si salva da solo. E io credo che la ritrovata solidarietà europea oggi, nel mondo che fa i conti con gli effetti drammatici della crisi, rappresenti concretamente un fattore di protagonismo, anche economico, decisivo nella definizione di nuovi assetti globali. È importante che questa nuova strada che l’Europa ha aperto non si richiuda in una visione miope che consideri soltanto gli effetti più contingenti della crisi che stiamo attraversando, ma che al contrario guardi al futuro e a tutti gli aspetti della vita comunitaria dell’Unione”.

“Vi è una aspettativa ricca di fiducia”, ha osservato Mattarella, che ha invitato a “proseguire coraggiosamente nel rilanciare e costruire il tessuto comunitario dell’Unione, fuori da veti o da grette difese di corto respiro e ambizione. L’ambito europeo, dunque, che la Repubblica italiana ha, orgogliosamente, contribuito a costruire, rappresenta l’orizzonte di cui condividiamo valori e la cornice entro la quale collocare la sapiente difesa degli interessi dei nostri concittadini. E proprio il consenso dei cittadini di tutta Europa- anche il nostro Paese – è il motore delle democrazie: è necessario, quindi, rendere evidenti la profondità e il valore delle grandi alternative in gioco”.

“Adesso, in questo ambito, noi italiani siamo chiamati – istituzioni e società – a fare la nostra parte per utilizzare le grandi opportunità presentate”, ha sottolineato Mattarella. “Nell’ambito di un programma, tempestivo, concreto ed efficace, di rilancio e di innovazione: per fronteggiare e recuperare le conseguenze profondamente negative della pandemia sul piano economico e sociale e per avviare e sviluppare un consistente processo di crescita del nostro Paese. In questo è in gioco il futuro. Un futuro che richiede determinazione nel rafforzare anzitutto il capitale sociale del nostro Paese, a partire da quel formidabile strumento rappresentato da scuola, università e ricerca”.

“I nostri ragazzi hanno patito un anno scolastico che non ha potuto offrire loro appieno la formazione promessa”, ha ricordato il Presidente. “Il virus ha inciso sul regolare svolgimento di lezioni ed esami”, ha aggiunto, rinnovando “il ringraziamento a quanti, docenti, personale, famiglie, imprese, hanno con il loro impegno, alleviato il disagio e la fatica dei nostri studenti. Il sistema Italia non può permettersi, naturalmente, di dissipare altre energie, di rischiare di trascurare i talenti dei nostri ragazzi. Lo sviluppo della nostra società soffrirebbe un danno incalcolabile se permettessimo al virus di prolungare i suoi effetti dannosi in questo ambito. La riapertura regolare delle scuole costituisce obiettivo primario, da perseguire in un clima che auspico di collaborazione e di condivisione”.

“Le misure di salvaguardia sanitaria e di attrezzatura degli spazi destinabili ad attività educative e scolastiche – tenendo necessariamente conto della non uniformità nell’articolazione territoriale del nostro Paese – dovranno vedere l’Italia in condizione di raccogliere la sfida: dovrà essere fatto ogni sforzo in questa direzione – ha sottolineato con forza Mattarella – da parte dei tanti protagonisti che – nelle istituzioni e nella società – hanno un ruolo da svolgere a questo riguardo. Lo esige, vorrei ripeterlo, la possibilità delle giovani generazioni di avere e di contribuire a un avvenire migliore”. (aise) 

Fonte https://aise.it/primo-piano/libert%C3%A0-non-significa-diritto-di-far-ammalare-gli-altri/148637/160

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