Aspettando il restauro dell’Edificio dell’Unione Operai Italiani

Dopo il restauro della Casa Calise, di Virginio Colombo, aspettiamo con ansia quello dell’edificio dell’Unione Operai, gioiello architettonico di Buenos Aires, restaurato nel 1913 dallo stesso architetto, genio dello stile Liberty milanese.

Ma se l’edificio dell’Unione Operai è splendido, altrettanto lo è la storia di quest’associazione.

Fondata il 6 gennaio 1874, da sette soci dell’Unione e Benevolenza, andati via dall’U.B., in un primo momento si è chiamata Associazione dei liberi bevitori,  dopo pochi mesi  il nome un tanto scherzoso è stato cambiato per quello di Unione Operai. Il suo presidente onorifico era lo stesso Giuseppe Garibaldi.

L’Unione Operai riuniva: costruttori edili, artigiani e operai specializzati ed è era un esempio estremamente ben congeniato e mai più raggiunto di aiuto solidale tra soci. Un’organizzazione inimmaginabile. Al momento della fondazione aveva 3.255 soci ma nel 1891 di soci ne aveva già 4.500. Erano altri tempi e i soci più ricchi pensavano alla manutenzione e conservazione dell’edificio , gli altri pagavano una retta che era messa in cassa e usata per aiutare e mantenere i soci, in caso di malattia e come pensione in caso d’invalidità e morte, nel cui caso era data alla vedova.

L’Unione Operai svolgeva un’intensa attività culturale e aveva il merito di servire da ponte tra diverse culture, soprattutto tra quella italiana e quella tedesca. La sera dell’inaugurazione, nel Salone Augusteo, dall’acustica eccellente, Pietro Mellani, che aveva lavorato con Verdi,  vi ha tenuto un concerto con la partecipazione del Coro Tedesco, di cui era direttore. Nel 1876 ha fondato la prima scuola elementare per bambine. Nel 1881 ha promosso la Prima Esposizione Artistica, Industriale e Operaia Italiana, inaugurata dal presidente Julio Argentino Roca, di cui c’è stata un’altra edizione nel 1886. 

Nel 1913, ancora in espansione, previa gara d’appalto, ha dato all’architetto Virgilio Colombo il lavoro di restaurare, abbellire la facciata. L’architetto ha anche avuto il compito di disegnare l’edificio accanto, nelle cui stanze erano accolti i migranti prima della loro sistemazione definitiva. Dalla sua fondazione al 1920 ha ospitato e promosso concerti delle figure più rilevanti in campo musicale del mondo.Con il tempo sempre seguendo l’epoca ha dato la possibilità di riunirsi ad anarchici e socialisti. Nel Salone Augusteo ci sono ancora buchi provocati da pallottole della polizia nei suoi vari blitz per arrestare presunti sovversivi. Entrata a far parte dell’AIMI, nella decade seguente, piano ha perso il suo splendore. Dal 1960 alla metà circa degli anni novanta vi ha funzionato la Scuola Edmondo De Amicis. Nel 2008 è stato dichiarato patrimono culturale della città. Nel 2012 l’edificio è stato comprato da Scientology, che ne ha iniziato il restauro.

Il palazzo è affascinante e ne stiamo aspettando ansiosi la nuova inaugurazione.

Edda Cinarelli