Adriano Mori e Fiorella Acri: un’esplosione di vitalità

Adriano Mori e Fiorella Acri, sono un’esplosione di vitalità, trasmettono allegria, voglia di cantare e di ballare, ora durante la pesante pandemia coi loro spettacoli generano una brezza di vitalità e infondono speranza. Adriano Mori, cantante, showman è uno dei simboli stessi dell’italianità in Argentina, un’espressione brillante della nostra collettività, anche se c’è da rilevare che se la sua carriera non è circoscritta a Buenos Aires ma trascende i limiti geografici dell’Argentina poiché si è svolta anche Uruguay e in Italia. Canta in italiano, spagnolo e inglese i successi italiani più famosi degli anni settanta, ottanta fino ad oggi, come: Volare, Un uomo in frak, O sole mio, Un’estate italiana, Sono un italiano di Toto Cotugno e molti altri. La vita del cantante, apparentemente gioiosa, è, di fatto, frutto della tenacità e del sacrificio, anche se realizzati con entusiasmo e molto piacere. La costanza di lunghe ed estenuanti prove e il sacrificio di tenere sempre pronta la valigia per volare lontano adattarsi a mentalità e palcoscenici diversi. Adriano, in effetti, gira tra l’Italia, l’Uruguay e l’Argentina da trentacinque anni.

Fa la stagione estiva nei luoghi di villeggiatura italiani, poi si sposta in Argentina quindi a Punta del Este, dove anima il periodo delle vacanze. Durante la sua lunga carriera ha inciso molti dischi e si è conquistato un gran numero di fan che lo seguono da decadi.

Mori è un cognome d’arte, Acri è il suo vero cognome, infatti, lui è oriundo di Acri Bisignano vicino a Crotone. Fiorella ha preferito per la sua carriera prendere il suo vero cognome.

Da anni padre e figlia si esibiscono insieme e succedeva spesso, quando non c’era la pandemia, negli anni d’oro dell’ultima collettività italiana, a cavallo del duemila, incontrarli insieme nell’atrio del Teatro Coliseo. Lui adulto e bell’uomo, lei ancora bambina. Succedeva in occasione degli spettacoli organizzati dal Consolato Generale di Buenos Aires per celebrare il Giorno della Repubblica, 2 Giugno,  e dopo anche nello spettacolo di Natale. Accadeva anche di vedere Adriano, seduto in platea, con Cacho Castaña, Gian Franco Pagliaro, Piero, il maestro Luigi Carniglia, tutti big della musica argentina, ma tutti italiani. C’è da pensare quindi che anche a livello musicale e dello spettacolo noi italiani abbiamo dato una marca decisiva all’arte argentina dai suoi inizi fino ad ora.

Comunque vedendo padre e figlia mentre fanno uno spettacolo, molto affiatati, complici e contenti, oltre a pensare: “quanto sono bravi!”, è inevitabile costatare che Adriano Mori come padre è un esempio di genitore che ha saputo trasmettere alla figlia, la sua arte, i suoi valori, la sua capacità. Adriano ha uno stupendo controllo dello spazio scenico e lo stesso vale per la figlia che, oltre a essere bella, si muove con tutta naturalità, sa cantare ma anche districarsi e tenere sotto controllo le situazioni più svariate. Ascoltandoli e guardandoli ci si meraviglia e sorge spontaneo rendersi conto che in questo caso si è conservata la memoria generazionale. Fiorella, ormai uscita dal guscio, continua a cantare con il padre ma ha anche iniziato una sua carriera personale, si esibisce in teatri, caffè concert, bar, ristoranti, feste private. In conclusione Adriano è riuscito a realizzare un trapasso generazionale esemplare.

Edda Cinarelli