Adienne, la fabbrica in Brianza dove si preparerà lo Sputnik: «Patto aiutato dai diplomatici»

La sede ufficiale è a Lugano, ma lo stabilimento, quello dal quale usciranno milioni di fiale con dentro lo Sputnik V, è nel cuore della Brianza, a Caponago, poco a est di Monza. Una grande fabbrica moderna a forma di L, che affaccia quasi sull’autostrada A4. Da tempo all’avanguardia nella realizzazione di prodotti medici e farmaceutici di altissimo livello. Abbiamo chiesto al presidente Antonio Di Naro se era possibile visitare l’interno, i laboratori dove tra qualche mese saranno preparati i contenitori pieni di vaccino. «Purtroppo non se ne parla. Gli ambienti sono sterili e controllatissimi», ha risposto senza celare la soddisfazione per l’accordo raggiunto con il Fondo statale russo.

Adienne, dalle iniziali del suo presidente e fondatore, è un gruppo biofarmaceutico integrato specializzato nella ricerca e realizzazione di prodotti biologici ad alta tecnologia, in buona parte nel campo della lotta ai tumori e alle leucemie. Oltre che a medicinali veri e propri, lavora a dispositivi da lei brevettati ed unici al mondo che sono in grado di garantire l’incolumità degli operatori sanitari durante la ricostituzione di farmaci liofilizzati tossici. Realizza il Phelinum che si usa per mielomi, linfomi e carcinomi e la Tepadina, che si adopera nei trapianti in pazienti con malattie ematologiche. Naturalmente iniziare anche a mettere a punto le dosi dello Sputnik non è cosa che si possa fare da un giorno all’altro, come ha precisato Di Naro al Corriere. «Le medicine non sono caramelle», ha detto con tono ironico per far comprendere la situazione a un profano.

L’intesa con il Fondo russo è stata raggiunta anche con il lavoro della Camera di commercio italo-russa presieduta da Vincenzo Trani, un profondo conoscitore di cose russe. Si tratta di una associazione senza scopo di lucro che è in contatto con il Fondo da settembre dello scorso anno. È possibile che nel prossimo futuro siano coinvolte altre aziende italiane. Secondo quanto ha dichiarato Trani, l’accordo è stato facilitato pure dal lavoro della nostra rappresentanza diplomatica guidata dall’ambasciatore Pasquale Terracciano.

I russi si sono dimostrati finora molto gelosi del loro prodotto, ma è chiaro che per avviare il lavoro nello stabilimento di Caponago i tecnici italiani avranno bisogno di tutte le informazioni necessarie. Produrre lo Sputnik in Brianza non vuol dire automaticamente poter poi vendere il farmaco nel nostro Paese. Si tratta di due cose completamente separate, come ha spiegato Di Maro. Per la commercializzazione, l’Italia attenderà il via libera dell’Ema che sarà poi recepito dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). E questo è un processo che per ora si annuncia piuttosto lungo, visto che i rapporti tra Ema e Fondo russo non sembrano idilliaci. L’organismo europeo che ha sede ad Amsterdam (Milano era candidata quando la sede è stata spostata da Londra ma è stata battuta dalla città olandese), ha avviato un controllo preliminare, ma poi i suoi ispettori dovranno andare in Russia a verificare gli standard di produzione. E questo, secondo alcune indiscrezioni, avverrà solo ai primi di aprile.

Perché la Adienne inizi a lavorare in Lombardia servirà invece solo un’autorizzazione dell’Aifa che riguarderà però unicamente questa fase. In sostanza, se l’Ema non darà poi il nulla osta per l’Europa, lo Sputnik potrà partire da Caponago solo verso Paesi extraeuropei.

Fabrizio Dragosei (pubblicato da Il Corriere della Sera il 09/03/2021)

Fonte: Adienne, la fabbrica in Brianza dove si preparerà lo Sputnik- Corriere.it