Pesce d’aprile: la tradizione dello scherzo

Prima che finisca il mese di aprile mi piacerebbe raccontarvi la storia di uno scherzo molto conosciuto in Italia, ma anche in altri paesi del mondo. Il Pesce d’Aprile, Poisson d’Avril in francese o April Fool’s Day in inglese si celebra il 1 aprile in Italia, Polonia, Francia, Austria, Germania, Finlandia, Belgio, Inghilterra, Australia e non solo, ed equivale al Giorno dei Santi Innocenti (28 dicembre) festeggiato in Spagna ed in vari paesi di America Latina.

Gli scherzi sono di varia natura ma sostanzialmente lo scopo è quello di burlarsi bonariamente delle “vittime”.

La tradizione ricorda, per le sue caratteristiche, altre festività come l’Hilaria dell’antica Roma, celebrata il 25 marzo, e l’Holi induista, entrambe ricorrenze legate all’equinozio di primavera.

Le origini risalgono al XVI secolo in Francia quando il primo giorno dell’anno era il 25 marzo; i festeggiamenti terminavano il 1 aprile con banchetti e scambio di regali. Nel 1564, con l’Editto di Roussillon, il re Carlo IX stabilì che il Capodanno si spostasse al 1 gennaio, adottando il Calendario Gregoriano del Papa Gregorio XIII. Vari sudditi non accettarono il cambiamento e la leggenda racconta che il 1 aprile si iniziarono a regalare dei pacchi vuoti con il proposito di simboleggiare scherzosamente la festa considerata ormai obsoleta.

Un’altra teoria risale alle prime pesche primaverili del passato.

Succedeva spesso che i pescatori tornassero a mani vuote non trovando pesci nei primi giorni di aprile, questo li rendeva oggetto di burle e scherzi da parte dei compaesani.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l’origine del Pesce d’Aprile possa essere legata all’età classica, associando possibili comunanze tra la tradizione odierna e, il mito di Proserpina e la festa pagana dei Veneralia che si teneva il 1 aprile.

Il nome, invece, sembra prendere spunto dallo zodiaco e poiché, in quel periodo dell’anno, il Sole abbandona la costellazione dei Pesci, le vittime degli scherzi furono chiamate “Pesci d’Aprile”.

Fabrizia Fioroni