Vittorio Emanuele II, “Padre della Patria”: anniversario della sua morte 9 gennaio 1878

Vittorio Emanuele nasce a Torino il 14 marzo del 1820, figlio primogenito di Carlo Alberto, re di Sardegna, e Maria Teresa d’Asburgo. Viene immediatamente avviato alla disciplina militare: all’età di undici anni è capitano dei fucilieri e nel 1846 è promosso luogotenente generale.

Nel 1842 sposa la cugina Maria Adelaide. Dal matrimonio nascono Umberto, Clotilde, Maria Pia, Oddone e Amedeo. Si distingue nella prima guerra di indipendenza degli anni 1848-1849, a Goito, in qualità di comandante, ricevendo l’onorificenza della medaglia d’oro. Si contrappone subito alle politiche paterne di apertura alle istanze liberali; salito al trono, tuttavia – dopo l’abdicazione del padre, avvenuta nel 1849 – ammorbidisce la sua intransigenza e, pur essendo di idee conservatrici, non abolì lo Statuto Albertino e ne rispettò le istituzioni, tanto che venne definito dal patriota ed uomo politico piemontese Massimo d’Azeglio «re galantuomo». Poiché il parlamento, a maggioranza democratica, non voleva ratificare la pace con gli Austriaci, lo sciolse, indisse nuove elezioni e con il proclama di Moncalieri invitò gli elettori a votare per i candidati vicini alla corona. Il proclama ebbe successo ed il nuovo parlamento approvò la pace. Nonostante fosse molto religioso, nel 1850 accettò le leggi Siccardi, che abolivano i privilegi della Chiesa.

Vittorio Emanuele II si adopera per il risanamento dei conti dello Stato, rinnova l’esercito, favorisce l’istruzione pubblica, promuove i commerci soprattutto con la Gran Bretagna conquistandosi un grande consenso popolare.

Nel 1852 diviene primo ministro il conte di Cavour, la cui abilità di statista consentirà al re di attuare i suoi progetti di unificazione: è Cavour, in definitiva, il vero artefice dell’unità d’Italia.

Fra i due si instaura subito un rapporto di reciproca convenienza, non essendovi sentimenti di amicizia: non mancheranno, infatti, momenti di attrito ed il re, in qualche occasione, impedirà a Cavour di attuare alcuni suoi programmi.

Dopo la guerra di Crimea ed il conseguente Congresso di Parigi del 1856, che vede per la prima volta il regno di Sardegna annoverato fra le potenze europee, si allea con la Francia e, come pattuito nel 1858 a Plombieres dal primo ministro, prende parte alla seconda guerra d’indipendenza, fino all’armistizio di Villafranca nel quale gli viene riconosciuta la Lombardia.

Il matrimonio di sua figlia Clotilde con Gerolamo Bonaparte rinsalda i legami con Napoleone III. Subito dopo, in seguito ai moti popolari ed ai conseguenti plebisciti, entrano a far parte del regno Toscana ed Emilia, anche se in compenso è costretto a cedere alla Francia Nizza e Savoia.

Nel 1860 sostenne segretamente la spedizione dei Mille di Garibaldi, che portò alla conquista della Sicilia e dell’Italia meridionale. Le truppe piemontesi scesero quindi nello Stato pontificio, conquistando Marche e Umbria. Il re incontrò a Teano, presso Caserta, Garibaldi che gli consegnò i territori conquistati.

Con una legge del 17 marzo 1861 assume il titolo di re d’Italia, portando a compimento quella grande impresa storica che gli varrà il riconoscimento di “padre della patria“. Quelli che seguono sono anni di consolidamento del regno.

Nel 1865 il re Vittorio Emanuele II trasferisce la capitale da Torino a Firenze ed attua importanti riforme, fra cui la promulgazione del codice civile e l’abolizione della pena capitale. Nel 1866, alleato della Prussia, dà avvio alla terza guerra d’indipendenza, con la quale annette anche il Veneto.

Il 20 settembre 1870, dopo il crollo dell’impero francese ed il ritiro delle truppe da Roma, invocando la “Convenzione di settembre” del 1864, invia il generale Cadorna il quale, attraverso la breccia di porta Pia, entra nella città eterna rendendo così al regno la sua definitiva e storica capitale.

Da quel momento la sua influenza sulla politica italiana va gradualmente decrescendo. Nel 1876, con l’incarico ad Agostino Depretis di formare il nuovo governo, apre una nuova stagione politica sanzionando il primo governo di sinistra in Italia.

Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, si spegne a Roma il 9 gennaio 1878, a soli 58 anni.

A lui è dedicato il monumento nazionale eponimo del Vittoriano, in piazza Venezia, a Roma.

Fabrizia Fioroni